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26 ottobre 2011

Un piccolo passo verso la ripresa

Quante volte abbiamo sentito oppure detto questa frase: “Prima mi laureo e prima me ne vado da questo paese”. Quante volte ci lamentiamo che noi giovani, anzi noi italiani non abbiamo posto di lavoro? Quante volte sentiamo parlare del problema disoccupazione che in Italia è critica? Se ci pensiamo su, queste frasi, questi pensieri, non sono del tutto sbagliati.

L’Italia è il paese dove il distacco tra Centro-Nord e Sud è il maggiore in Europa, infatti, l’occupazione al sud è calata del 2% -quasi il doppio rispetto all’Italia-, provocando la cosiddetta “fuga dei cervelli”. Questo divario, molto probabilmente, è ampio anche perché nel Mezzogiorno è molto diffuso il lavoro atipico, che non permette una vera e propria svolta verso un tasso occupazionale maggiore.

Oltre a quella tra Nord e Sud, ce n’è anche un’altra di differenza, ma tra sessi. L’Italia è il paese più arretrato sul fronte dell’occupazione femminile, con il suo 46 % circa di donne lavoratrici a dispetto del 58% europeo. E negli ultimi anni la diminuzione occupazionale è stata dell’1 % a fronte dello 0,3% maschile, anche se paradossalmente le donne risultato più istruite degli uomini, poiché circa il 27% possiede una laurea e il 46 % un diploma.

A fronte di questa crisi, cresce il numero dei giovani, che dopo una laurea triennale, non si butta nel mondo del lavoro, ma si iscrive a una specialistica, e uno dei motivi principali è proprio ritardare questa entrata. Lo dimostra il fatto che le lauree magistrali hanno subito un aumento del 14%.

Con questi dati, il pensiero di lasciare quanto prima il nostro Bel Paese, non è del tutto sbagliato. Nonostante ciò, c’è sempre chi sta peggio: è la Francia, protagonista nell’ultimo periodo di parecchie ironie contro l’Italia.

Nulla da negare, dal punto di vista economico è molto più forte di noi, però dobbiamo anche ricordare che in questo periodo l’Italia ha subito un calo di occupazione dello 0,9% contro il suo 2,7% Ovviamente, anche se è di qualche decimo, la Francia ha un tasso di disoccupazione al di sotto del nostro, però questi dati ci lasciano ben sperare.

Ovviamente questa piccola differenza non è niente, anzi è solo l’inizio. L’Italia deve continuare su questa strada non solo per uscire dalla crisi, ma anche per ritornare al rispetto che merita a livello mondiale. Perché solo se la politica riesce ad avere la sua credibilità, possiamo diminuire il 9,6% di disoccupazione maschile e il 17% di quella femminile. Arrivando magari un giorno ai livelli del Lussemburgo, dove la disoccupazione maschile arriva all’1,5% e quella femminile al 3,6%.

Fabio Gioia

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