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11 dicembre 2011

Aspiranti Azzeccagarbugli è giunto il vostro momento!


«All’avvocato bisogna raccontar le cose chiare: a noi tocca poi a imbrogliarle» si sentì dire il manzoniano Renzo dal suo avvocato Azzeccagarbugli, eppure l’appendistato per diventare capziosi dialetticamente e rimescolare sofisticamente le carte del mazzo dura anni ed è una lenta ed estenuante formazione che comincia all’università, per chi sceglie la facoltà di giurisprudenza, e prosegue tortuosamente dopo la laurea, almeno per un triennio senza alcuna certezza di riuscita, tanto meno, quel che è peggio, di remunerazione. Chi ha applicato scrupolosamente gli ingredienti della ricetta che esporremo di seguito, da martedì 13 dicembre a giovedì 15 affronterà le prove scritte per l’abilitazione alla professione d’Avvocato 2011/2012. Sono già state pubblicate le commissioni e gli abbinamenti per le correzioni incrociate, tabella rigorosamente sottoscritta dalla ministra della giustizia Paola Severino (lista ufficiale).

PIANO DI STUDI e POST LAUREA: un giurista in erba, dopo aver conseguito la laurea quinquennale, come riformata nel 2005 (“riforma della riforma” è stata definita, dopo il fallimento della formula 3+2), deve svolgere la pratica forense per due anni, magari nello studio di un avvocato che all’università è professore (stra)ordinario – perché il sistema non solo è saturo, ma anche casta oligarchica. Decorso il primo anno, l’avvocato deve riconoscere al praticante un rimborso forfettario e congruo per l’attività svolta per conto dello studio. E’ quanto prevede il Disegno di Legge sulla ”Nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense” approvato lo scorso 23 novembre 2010. In particolare, la norma emendata stabilisce che sia previsto un compenso commisurato all’apporto professionale fornito dal praticante allo studio al netto dell’utilizzo da parte del praticante stesso dei servizi e delle strutture dello studio. Il tirocinio professionale non determina comunque alcun rapporto di lavoro subordinato e al praticante è sempre dovuto il rimborso per le spese sostenute per conto dello studio.

Eppure, si tratta di una norma che i professionisti della legalità disattendono, trasgredendo con inaudita disinvoltura, salvo casi fortunati. Ed è un vero peccato, perché le spese di uno studente-praticante, magari fuori sede, sono tante: dopo le tasse universitarie e le spese vive quotidiane, arrivano oneri accessori: eventuali master, il pagamento dell’iscrizione all’albo come praticanti, la corresponsione alla Corte d’Appello dell’imposta di bollo sulla domanda d’esame di Stato. Ma non finisce qui, i rapporti di forza non tutelati che si instaurano tra dominus e praticante, l’aleatorietà degli esiti e dei criteri di valutazione, inducono molti ad iscriversi a corsi preparatori che pretendono di spiegare trucchi e strumenti che in anni di scolarizzazione superiore e accademica non sarebbero mai stati forniti, come grammatica, logica e metodo… scandalo? No, a quanto pare fenomeno di costume che sfrutta la precarietà giovanile, promette la diminuzione del rischio, il controllo della paura, gloria e soprattutto prezzi stratosferici:

Quello dei corsi propedeutici all’esame è un business che da qualche anno sta portando nelle casse degli organizzatori migliaia di euro. Quelli più inflazionati arrivano a costare oltre 4mila euro: simulano le prove d’esame, offrono suggerimenti per evitare gli errori più comuni e propongono pacchetti a prezzi scontati per i ripetenti. Chi li ha frequentati garantisce il risultato e di anno in anno i praticanti avvocati si passano il testimone sui banchi delle lezioni. In realtà nessun corso è in grado di assicurare la riuscita dell’esame e nemmeno di prevedere i temi delle tracce degli scritti, ma ci sono dei suggerimenti per ridurre al minimo i rischi di bocciatura” (Marisa Marraffino, Il Sole 24 Ore on line, 7 dicembre 2011).

STRUTTURA dell’ESAME SCRITTO: tre giornate di 7 ore ciascuna per tre prove. Un parere di diritto civile, un parere di diritto penale e un atto giudiziario a scelta tra civile, penale, amministrativo (quest’ultimo poco inflazionato, le stime degli ultimi anni, contano un rapporto di 60 amministrativisti su 1900 candidati). Traducendo dal giuridichese: un parere è la trattazione sintetica ed esauriente di una questione giuridica sottoforma di consulenza commissionata da un cliente immaginario coinvolto in una particolare pendenza da inquadrare prevedendone le conseguenze. Un atto giudiziario è, invece, uno scritto destinato ad un organo giudiziario per difendere il proprio cliente, mediante la confutazione delle tesi avversarie. Attenzione all’oratoria convincente, molti compiti sono bocciati per scarsa attitudine difensiva! Astuzia del mestiere: la vecchia storia per cui il fine giustifica i mezzi, insomma!

KIT SALVAVITA: arnesi del mestiere sono i 4 codici annotati, ossia contenenti solo la giurisprudenza e nessun commento della dottrina. Inoltre, non è ammesso alcun dispostitivo digitale. Per facilitare i severi controlli da parte della commissione non sono ammessi trolley per trasportare bibbie giuridiche e viveri, quindi dotazione imprescindibile: la shopper da supermercato!

RIPASSO e PRONOSTICI: qual è l’ansia maggiore per un candidato? Non passare le prove scritte e dunque non accedere all’orale. Per sapere chi ha superato la prima selezione naturale si devono contare 6-7 mesi di attesa per le correzioni, qualora l’esito sia positivo, temibile diventa il sorteggio della lettera del cognome che darà il via alle prove finali orali. Nei casi peggiori si dovrà aspettare fino ad un anno e per sicurezza i più prudenti decidono di iscriversi nuovamente allo scritto della sessione successiva così da tutelarsi rispetto un’eventuale bocciatura. Magari un altro corso preparatorio … sicuramente altre spese!

Ma, arrivando al cuore dell’esame, in questi giorni i candidati si stanno arrovellando per prevedere le tracce papabili. Le statistiche più probabili puntano, normalmente, sui casi particolarmente controversi ed attuali, risolti o ancora contrastanti presso le Corti più autorevoli dell’ordinanamento. È vero che la leggitimazione del nostro sistema giuridico di civil law si fonda su legalità, certezza del diritto e sul principio di uguaglianza – in altri termini, solo una legge generale ed astratta emanata dal Parlamento e codificata può applicarsi senza distinzioni a tutti equamente ed in modo imparziale -, però è altrettanto vero, che l’ordinamento è in realtà lacunoso, a gruviera lo definì il giurista Santi Romano, e questi “spazi vuoti” sono colmati dall’interpretazione case by case della giurisprudenza, così i dispositivi delle sentenze diventano precedenti persuasivi che integrano le disposizioni fissate dal legislatore. Questa funzione nomofilattica è svolta eminentemente dalla Suprema Corte di Cassazione a sezioni unite.

Allora quali saranno le sentenze più interessanti ed attuali su cui scommettere? Un fil rouge potrebbe essere la cronaca di questi giorni. Sì, perché il diritto, uno degli strumenti di lettura della realtà, spesso non è al passo coi tempi, purtuttavia essendo innegabilmente uno degli schermi principali dello scenario sociale, economico, internazionale del presente.

Un percorso dalle suggestioni penalistiche potrebbe essere proposto a partire dall’arresto di pochi giorni fa di Michele Zagaria. Dopo i tre gradi di giudizio del processo Spartacus, il boss è stato condannato all’ergastolo per il 416 bis, ossia per associazione a delinquere a stampo camorristico (inoltre, nell’ottobre 2010 la Corte d’Assise di Latina ha condannato Zagaria all’ergastolo per l’omicidio di Pasquale Piccolo). La struttura imprenditoriale della famiglia Zagaria è a raggiera: dal clan dipendono non solo aziende affidate nelle mani di prestanomi ma anche imprese che dai loro voleri vivono e dipendono. Il raggio di azione non conosce limiti: dal traffico dei rifiuti nord-sud, con il quale sono diventati milionari, all’usura, passando attraverso il commercio, l’edilizia, il trasporto su gomma e il gioco d’azzardo (Rosaria Capacchione, L’Oro della Camorra, ed. Bur, 2008). Per questi motivi, in questi giorni, gli inquirenti stanno facendo perquisizioni a tappeto in tutta Italia, nutrendo forti sospetti di riciclaggio su una società sanremese. Al proposito è da considerare la recentissima evoluzione giurisprudenziale in materia di rapporti tra associazione a delinquere a stampo mafioso e riciclaggio.

La sentenza 17694/2010 (Cass. penale sez. V) chiarisce che la norma sul riciclaggio è svincolata dalla pregeressa tassativa indicazione dei reati presupposti, pertanto anche il delitto di associazione mafiosa può rientrarvi. In tal caso perchè possa ritenersi integrato il delitto di riciclaggio, è sufficiente che il giudice chiamato a conoscere di tale reato accerti l’esistenza del reato presupposto, ma non è affatto richiesto che la persona imputata del delitto di riciclaggio sia imputata del delitto di partecipazione all’associazione mafiosa. Nel caso di specie, tra l’altro, gli imputati erano un imprenditore di bombole a gas ed il suo commercialista, accusati di aver compiuto atti diretti ad occultare la provenienza da delitto di ingenti capitali tutti riferibili proprio a famiglie appartenenti al clan dei casalesi.

All’ordine del giorno sono anche le controversie sul mobbing, fenomeno che dall’anno scorso è ritenuto penalmente rilevante, essendo precedentemente risarcibile solo in sede civile. Dapprima il reato è stato ricondotto alla fattispecie dei maltrattamenti in famiglia la cui offensività è stata estesa sino a ricomprendere quelle relazioni sui generis che comportano l’abuso del rapporto di autorità. Successivamente, il mobbing è stato assimilato alla violenza privata. I due filoni esegetici si sono fronteggiati, finché, quest’anno, è stata avanzata l’ipotesi di farlo rientrare nei casi di stalking, illecito che prevede la condotta di cc.dd. atti persecutori (minaccia e violenza) a causazione di generico turbamento emotivo di ansia e di timore (Cass. Sez. V, 19 maggio 2011, n. 29872).

Per quanto riguarda diritto civile, merita di essere segnalata una sentenza apparentemente tragi-comica, in realtà molto seria, attinente al danno da attività agonistica. Naso rotto per colpa del nuotatore “contromano”: risponde del danno anche il gestore della piscina, così ha deciso la Cassazione civile con sentenza 6695/2011. Durante un corso di nuoto presso una piscina di Alessandria, una signora è stata colpita al naso da un altro nuotatatore, il quale era nella medesima corsia e andava in senso contrario al suo..

Dalle minute alle gravi vicende quotidiane, il diritto regola la convivenza e ne detta i confini a volte con pretese universalistiche ed eticizzanti. C’è chi lo studia e lo pratica, con prospettive sempre più incerte, allora perché tanta fatica senza ribellarsi? Per vocazione?

Perché la legge bambino mio, ci dà accesso a tutto quanto. È il supremo biglietto omaggio. È il nuovo sacerdozio, bambino” perora l’Avvocato del Diavolo, ma Antigone, Cassandra, e la vita ci insegnano ben altra lezione, cioè che non deve per l’uomo e per la donna far tutto la legge, non quel che essi posson far da sé medesimi.

Laura Testoni

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