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26 dicembre 2011

I giovani che non mollano: due ventenni politicamente corretti

Italia 2011, fra giovani che emigrano e anziani che non mollano le poltrone ci sono anche loro, a dividerli c’è una nazione, uno è di Bergamo e l’altro di Bari; l’università, iscritto ad Architettura al Politecnico di Milano il primo, iscritto a Scienze politiche all’Università di Roma Sapienza l’altro; e la politica, uno è iscritto al Pdl e l’altro al Pd.

Ad unirli c’è la passione per la politica, quella che va cambiata dall’interno, che nasce dai piccoli gesti e dalle piccole attenzioni, e il nome, Nicola.

Nicola di Bergamo ha 25 anni ed è consigliere comunale per il PDL, di un paese di 8000 abitanti nell’hinterland bergamasco già da quando ne aveva 22; è coordinatore politico della sua sezione locale e per due anni è stato consigliere di facoltà del Polimi.
Nicola di Bari di anni ne ha 21, è iscritto al suo partito già da quando di anni ne aveva 18 e fra le fila del PD organizza eventi che avvicinino giovani, politica e territorio.

Gli abbiamo posto alcune domande per capire cos’è per loro la politica italiana e cosa hanno visto nei loro partiti, tanto da andare oltre il semplice voto elettivo, decidendo di tesserarsi e iniziare così a fare della politica attiva, lontana dai luoghi comuni e dai qualunquismi. Queste sono le loro risposte.

Quando e perché ti sei avvicinato alla politica?

NicolaPDL: Quando avevo circa 15 anni, mi interessava capire in che maniera si poteva “decidere” per gli altri e essere rappresentativi di un ideale.

NicolaPD: Mi iscrissi al Partito Democratico nel luglio 2009, pochi giorni dopo la conclusione degli esami di maturità. Lo feci in una fase cruciale della vita del circolo comunale di Gravina in Puglia : mi sono iscritto perché era stata intrapreso un coraggioso processo di ricambio generazionale ai vertici del PD Gravina. Non solo erano state avviate nuove attività con più condivisione degli iscritti alle decisioni (anche le più importanti) all’interno degli organi collegiali del Partito; la motivazione principale è quella di aiutare la mia città, di non rimanere solo a guardare ma agire concretamente per la mia bella ma disgraziata città : Gravina.

Come mai hai scelto il tuo partito?

NicolaPDL: Perché oltre ovviamente a rappresentare i miei ideali di liberalismo nazionalismo ecc si configura come un partito nuovo e molto più proiettato verso i giovani rispetto ad altri partiti che pur cambiando nome si mostrano come antichi, impolverati e assolutamente distanti dalla realtà, una sorta di museo della politica. Io personalmente derivo dalla vecchia Forza Italia, partito giovanissimo che poi con AN ha creato PDL.

NicolaPD: Quando nel 2007 nacque il Partito Democratico, andai a votare per la prima volta alle Primarie. Le primarie erano tre anni fa una novità importante sul palcoscenico della politica italiana : il vero ritorno della politica tra la gente, vera caratteristica dei partiti di centro-sinistra. Inoltre è il progetto del PD che mi ha convinto : a mio avviso di portata rivoluzionaria che supera le divisioni tipica della Repubblica pre-tangentopoli. Partito Democratico come progetto veramente progressista nelle idee e nei modi di fare.

Come lo vedi fra 10 anni?

NicolaPDL: Dovrei vederlo sicuramente meglio di oggi in quanto è partito un entusiasmante processo di riforma interna per concretizzare la nostra presenza sul territorio, processo confermato dal nuovo segretario nazionale.

NicolaPD:Tra pochi anni vedo un grosso spartiacque (prossime elezioni politiche?) che potrebbe essere l’inizio della “Terza Repubblica” o il vero inizio della seconda c’è ne da discutere. Certo, la gente è stanca e se si va avanti così c’è da aspettarsi una grossa spirale di malcontento che speriamo non sfoci in qualche atto violento. L’Italia ha bisogno di una primavera simile a quella araba che invece stenta ad arrivare.
Se gli Italiani vorranno dare fiducia al centro-sinistra e al PD soprattutto e il PD saprà cogliere ottimamente un eventuale mandato a governare (possibilmente sicuro senza maggioranze risicate simil 2006), l’Italia conoscerà una grande stagione di Riforme : una vera riforma universitaria che sappia rilanciare i giovani italiani e il mondo della Ricerca; una riforma fiscale soprattutto attraverso disincentivi per il lavoro precario a favore di quello a tempo indeterminato; l’emanazione di un grande testo unico per i diritti civili necessaria affinchè ogni cittadino italiano si senta tutelato e veda garantita i propri diritti (esempi : INTRODUZIONE DELLA REGOLAMENTAZIONE DELLE COPPIE DI FATTO ; TESTAMENTO BIOLOGICO, FECONDAZIONE ASSISTITA, LEGGE GIOVANI…..)

Sei ministro della Pubblica Istruzione. Che riforma universitaria?

NicolaPDL:Diminuisco la durata dei corsi di laurea sostituendo l’ultimo anno con un tirocinio (pagato); elimino le 3 + 2 che per molte facoltà hanno solo rappresentato un degrado della qualità delle professioni. Aggiornerei i corsi eliminando e sostituendo insegnamenti discutibili; accorperei le facoltà creando CAMPUS dove i ragazzi possono imparare a vivere anche da soli a prezzi ragionevoli e non come gli affitti a Milano… Farei corsi a numero chiuso perché non ha senso “sfornare” 20000 avvocati l’anno + 20000 insegnanti +….tutti gli anni; l’università deve essere un diritto e non un dovere, non deve trasformarsi in un post superiori per chi non sa che fare.

NicolaPD: Come già detto prima, innanzitutto le riforme si fanno con degli investimenti ( e non riforme a costo zero!) che sappia rilanciare il diritto allo Studio (sancito dall’articolo 33 della Costituzione) attraverso l’aumento degli incentivi e delle Borse di Studio ; inizio di politiche del Diritto di Mobilità studentesca non solo all’estero ma anche all’interno della Penisola Italiana, sfruttando la diversità delle diverse regioni italiane, visto più volte come un ostacolo che non come una risorsa. Per puntare su quest’ultima, bisogna (al contrario di quanto fatto dalla Riforma Gelmini) cercare di avvicinare più possibile la qualità delle università italiane (soprattutto meridionali) affinchè si possa veramente incentivare lo scambio studentesco tra le università italiane.
Tutto cio comunque controllato da organi e autorità predisposte al controllo dell’effettiva efficienza delle politiche universitarie, attraverso nomine fidate e competenti e non parentali e clientelari

segue nella seconda parte

Irene Cassaniti

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