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2 dicembre 2011

Università di Padova: lezione sui mutamenti sociali della Padova degli anni ’70

Lunedì 5 dicembre alle ore 16.30 in Aula L – Cortile Nuovo di Palazzo del Bo, nell’ambito del corso di Scienza della Politica del docente Marco Almagisti, si terrà la presentazione del libro di Silvia Giralucci “L’inferno sono gli altri” Mondadori, Strade Blu 2011. Padova negli anni Settanta spiegata ai ragazzi che frequentano la Facoltà di Scienze Politiche oggi: è questo il tema dell’incontro, aperto a tutti, con la presentazione del libro della giornalista padovana Silvia Giralucci.

“Il libro di Silvia Giralucci – spiega il professor Almagisti – parla della Padova degli anni Settanta e ricostruisce quale complesso snodo del mutamento politico e sociale fosse divenuta in quegli anni, rivisita l’affiorare delle passioni e dell’impegno, ma anche lo spesso e doloroso cono d’ombra della violenza politica che ha rischiato di cancellare tutto il resto.

È un libro che parla a noi, oltre che della nostra città, del nostro passato e, pertanto, anche della nostra storia presente e futura”. Partendo da un punto di vista umanamente molto interessato alle vicende di quegli anni, l’autrice – figlia della prima vittima delle Br, Graziano Giralucci ucciso assieme a Giuseppe Mazzola nella sede del Msi di Padova il 17 giugno del 1974 – è andata alla ricerca delle ragioni di un decennio, dello spirito del tempo in cui per la politica valeva la pena morire o rischiare di rovinarsi la vita. In quel decennio una piccola città colta, borghese, apparentemente tranquilla come Padova, è stata il crocevia delle trame eversive nere e rosse che insanguinarono il Paese e un laboratorio unico in Italia di violenza diffusa e di illegalità di massa.

Sulle tracce degli ideali e delle tempeste che hanno attraversato quegli anni, Silvia Giralucci ha incontrato alcune persone che, da una parte e dall’altra, hanno vissuto in prima persona gli anni caldi dell’Autonomia padovana e le cui storie, antitetiche e inconciliabili, formano un mosaico di memorie «divise». Cecilia, la sfrontata «ragazza dello yoga», che di quel tempo rimpiange l’ironia e la voglia di cambiare il mondo. Il suo nemico giurato, Guido Petter, insigne docente ed ex partigiano scomparso pochi mesi fa, che dopo aver vissuto il ’68 accanto agli studenti diviene bersaglio dei ragazzi dei Collettivi che teorizzano e praticano l’illegalità diffusa e la violenza di massa. Pietro Calogero, il magistrato che condusse l’inchiesta «7 aprile» e fece arrestare i vertici dell’Autonomia operaia organizzata, sospettati di collusione con le Br. L’«infame» Antonio Romito, il sindacalista che, dopo l’assassinio di Guido Rossa, passò da Potere operaio al Pci e collaborò con la giustizia. Pino Nicotri, il giornalista accusato di essere uno dei «telefonisti» nei giorni del sequestro Moro.

E poi, in colloqui più sofferti e difficili, ex autonomi che hanno conosciuto la durezza del carcere ma non si sono «pentiti». Nella ricerca delle ragioni dei «sovversivi» che volevano fare la rivoluzione e nel racconto delle prove di coraggio di chi, per contrastarli, ha messo a repentaglio la proprio vita, è riconoscibile il tentativo di ricucire i lembi di una ferita privata, che però può essere un modo per curare anche le tante aperte da allora sul corpo della società italiana.
Ingresso libero.

B.M.

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