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27 gennaio 2012

2012: Odissea nel Kali Yuga

La crisi del terzo millennio è un costante e redivivo fenomeno che incide profondamente sull’uomo e sulla natura.

Gli induisti, la chiamano età del ferro. Kali Yuga, per l’esattezza. E’ la fine di un ciclo che per definizione tende a ripetersi costantemente nei secoli. Una clessidra vuota che simboleggia la fine dei tempi.

Per gli occidentali, invece, la crisi attuale coincide con una fatidica data: 21 Dicembre 2012. Secondo la mitologia Yuga, la nostra è un’epoca catartica. L’ultima di un ciclo destinato a tracimare nell’allineamento galattico del solstizio d’inverno. Quindi non è corretto discorrere di fine del mondo, semmai dell’inizio di una nuova fase storica.

Gli appassionati di storia, ricorderanno che le prime decadi dei nuovi millenni apparvero quasi sempre altamente ostili. Si pensi al Medioevo, meglio noto come età del buio, ed ai tanti e dimenticati anni zero della storia.

La domanda che tutti noi ci poniamo è che cosa accadrà realmente dopo quel giorno?

In realtà, dovremmo interrogarci sui mutamenti che sono già in atto e da tempo. Probabilmente, quel giorno avrà soltanto un significato astronomico. Almeno questa è l’opinione della scienza ufficiale. Però, bisogna anche ammettere l’esistenza di un problema climatico.

Secondo l’opinione prevalente, il nostro pianeta si sta riscaldando rapidamente a causa di alcuni fenomeni solari. Al riguardo esiste una cospicua letteratura di dati e statistiche tutt’altro che confortanti. Tuttavia, occorre stabilire una linea di confine tra il cambiamento climatico nel breve e nel lungo periodo.

Infatti, la principale corrente di pensiero emersa dai vari network scientifici contemporanei, è portatrice di un’ideologia ortodossa e confortante. Nel breve periodo non vi saranno fenomeni di caratura deleteria e catastrofica né per l’uomo né per la natura. Di allarmi veri e propri, invece, se ne potrà discorrere soltanto, e per fortuna, negli anni a venire.

Tuttavia, qualche problema esiste.

Uno studio condotto da ricercatori dell’Università di Wageningen ha rilevato che diverse specie di uccelli e farfalle non riescono ad adattarsi ai cambiamenti della temperatura terrestre.

Secondo gli scienziati, negli ultimi tempi, le variazioni climatiche hanno superato ogni aspettativa rendendo problematica la migrazione dei volatili.

I ricercatori hanno scandagliato i mutamenti registrati nelle popolazioni di circa 9600 comunità di uccelli e di 2140 farfalle distribuite in tutta Europa, tentando di dimostrare il modo attraverso cui queste deviano verso nord alla ricerca dell’habitat perduto.

I risultati sono a dir poco sconcertanti. Stando ai dati resi noti dagli scienziati olandesi, le farfalle sono indietro di 135 chilometri, mentre gli uccelli di 213. In altre parole, esiste un debito climatico, dovuto al riscaldamento globale, di non poco conto.

Tuttavia, se le cause, ahinoi, sono note, appaiono, invece, ignote le conseguenze :” Non sappiamo quali possono essere le conseguenze a lungo termine di tale scompenso – dichiarano gli scienziati – di sicuro è a rischio l’interdipendenza fra le specie. A patire di più il riscaldamento globale, saranno, ad esempio, gli uccelli che si nutrono prevalentemente di larve di farfalla come la Balia Nera”.

Antonio Migliorino

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