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La BUB ci fa riscoprire Pietro Ellero

Redazione Controcampus 24 Gennaio 2012
R. C.
23/05/2022

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.. “Io tuttavia persisto nella mia opinione che dopo la mia morte non si parlerà più di me”, così il giurista friulano Pietro Ellero (Pordenone 1833 – Roma 1933) aveva intuito il destino che sarebbe stato riservato al suo impegno politico e sociale, precursore di quella che oggi definiamo la coscienza e la tutela dei diritti umani. In epoca risorgimentale, egli lottò per l’unificazione del Regno d’Italia come fervente patriota:

può darsi che l’alba italica del Quarantotto, spuntata durante la mia adolescenza, e che la precoce lettura di qualche tragedia di Alfieri, di qualche vita di Plutarco e del Principe di Macchiavelli abbiano, allora, immensamente aggravato e reso incurabile il mio male.”

Un’elaborazione di pensiero e una partecipazione civile che non comportarono solo onorificenze accademiche (fu professore di filosofia del diritto e di diritto penale sia a Milano che a Bologna) ed istituzionali (divenne magistrato di Cassazione, e poi del Consiglio di Stato, infine Senatore dell’Italia unificata), ma che gli valsero, appena venticinquenne, anche una condanna per “perturbazione della pubblica tranquillità”, quando ancora la penisola era sotto la dominazione asburgica: questo perché egli si batté per l’abolizione della pena capitale sin da studente, dedicandovi la tesi di laurea in giurisprudenza discussa all’Università di Padova. Incriminato fu il passaggio in cui asserì che “la ragione ci appalesa la pena di morte inutile, amorale, ingiusta”. Ne rispose, ma non si fece impressionare e continuò la sua professione di fede fondando il “Giornale per l’abolizione della pena di morte”.

Studioso engagé di primo piano, egli corse molti rischi, eppure, quando festeggiamo la Rinascenza ricordiamo simbolicamente l’epopea di Mazzini, la spedizione di Garibaldi, la tessitura strategica di Cavour, il codice penale liberale di Zanardelli, i romanzi e l’esilio di Victor Hugo; mentre Pietro Ellero rimane figura, ancora oggi, per i più, sconosciuta.

La ragione di questo oblio dipende forse dalla sua decisione di rimanere distante dalle logiche del potere omologante? Fu perché desiderò rimanere ai margini, preferendo al clamore della cronaca un’azione delicata e “di frontiera” come quella dell’insegnamento, della formazione dei giovani studenti in quell’Università che ancora, a dispetto di ogni detrattore, egli riteneva fucina di trasformazione e di idee all’avanguardia?

Voi scordate la cospirazione perpetua delle nostre università contro la tirannide; voi scordate, che ivi dentro maturammo col pensiero per i giorni, che poi ci arrisero; voi scordate, che lo squillo di rivolta primo si partiva dalla torre universitaria, e come di colà uscivano pur testé le legioni di studenti capitanate da’ loro maestri.”

Ipotesi, ma resta il fatto che “Ellero stesso era cosciente dell’oblio che lo aveva già avvolto negli ultimi anni della sua vita”, così leggiamo nel catalogo della mostra aperta in questi giorni (fino al 11 febbraio 2012, negli orari di apertura della Biblioteca) alla Biblioteca Universitaria di Bologna, curata dalla studiosa di manoscritti, Rita De Tata. Sempre nel catalogo, si legge che uno dei motivi che ha spinto questa ricercatrice a inventariare e valorizzare il Fondo Ellero, donato alla Biblioteca nel 1935 dal giurista bolognese Giuseppe Brini (allievo di Ellero), è stata proprio la volontà di riportare all’attenzione generale l’opera di quest’uomo di legge che “si contraddistinse sempre per il ‘far parte a sé’ e per la sua indipendenza di opinioni, caratteristiche che gli rendevano difficile aderire completamente ad una fazione”.

Questa mostra, esempio mirabile del valore dell’interdisciplinarità, permette a tutti, anche a studenti e studentesse di giurisprudenza, di colmare un’imperdonabile lacuna, scoprendo pagine della storia del diritto che non si incontrano durante il corso di studi. Sarà interessante apprendere come Pietro Ellero fu figura chiave in relazione ai grandi protagonisti del secolo attraverso la testimonianza di preziosissimi carteggi autografi ed altri documenti personali.

Statura ordinaria, viso tondo, capelli e occhi ‘castagni’, bocca e naso regolari”, così è descritto nel suo passaporto austriaco, Pietro Ellero molto probabilmente incontrò negli anni dell’università padovana Ippolito Nievodi due anni più grande di lui, iscritto ai suoi stessi corsi giuridici”. Differente fu la loro carriera, ma in comune ebbero anche i guai con la giustizia: Ippolito Nievo, infatti, fu chiamato in giudizio per villipendio della Imperial Regia Gendarmeria a causa della sua novella “L’Avvocatino” (1856), ritratto di una società in declino dove la vocazione a “ciarlare” superava di gran lunga l’ambizione di “lavorare”. Immediati appaiono gli echi degli aforismi di Ellero raccolti nell’operetta moral-sarcastica “La tirannide borghese” (1879), dove si legge “Una sola qualità personale è mestieri pregiare alquanto, la furberia”. Entrambi crebbero che la “rivoluzione nazionale” non consistesse solo nell’unificazione delle regioni italiane, quanto piuttosto nell’integrazione delle varie classi sociali nell’organismo della nazione secondo rapporti di giustizia.

Questo era l’ideale risorgimentale che li animò e che poi li deluse, quando si resero conto che i primi decenni della politica italiana furono segnati dai compromessi e dalle ambiguità della dialettica parlamentare. Non a caso, nel 1886, Angelo Umiltà scriverà una lunga letter ad Ellero tracciando un’amara analisi della situazione politica italiana, diagnosticando “un sempre più diffuso scollamento tra la politica ed i bisogni reali delle masse, di fatto escluse dall’esercizio della democrazia”.

L’amore per la giustizia e l’odio per la tirannide sono stati condivisi insieme a Carducci e Mazzini, Garibaldi, tutti da lui trassero ispirazione e gli rivolsero parole incoraggiamento. Garibaldi, in una lettera, aggiunse: “pare incredibile che in questa terra eletta dove nacque e scrisse Beccaria, l’opinione del popolo non abbia ancora imposto a chi governa questo passo così necessario nella via del progresso e della umanità”. Grande ammirazione e parole di ringraziamento gli pervennero anche da Victor Hugo, che si era esiliato nell’isola britannica di Guernsey. Il romanziere francese, che anche lontano dalla patria continuava la sua lotta contro la pena di morte, ringraziò Ellero, come un alleato, per i suoi “nobili sforzi”.

La questione della nazionalità; le fondamenta giuridiche della sovranità popolare; il valore della democrazia; il vagheggiamento di un’Unione PanEuropea; la necessità di uno Stato di diritto sono la vita di Pietro Ellero e sono le stesse sfide di oggi, tra conflitti e disincanti, rimane il desiderio che possa anche “l’Italia nostra essere grande e felice!

Con questo augurio la Biblioteca Universitaria di Bologna invita tutti a visitare una mostra misurata e semplice, nella sua “discrezione”, necessaria ed eccezionale (per informazioni).

Laura Testoni

© Riproduzione Riservata
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Dalle origini al 2004 Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero. Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore. Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi: Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e Filosofia Il giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno. Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure. Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10. Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze. Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50. Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta. Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali. Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp. È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia. Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze. La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009 A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono: Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitaria Cominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo. Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggi Nel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale. Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali. Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università. Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza. Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria. Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto