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21 febbraio 2012

The Boats: acquerelli elettronici di fine inverno


Il ghiaccio rende azzurri i sentieri mentre un fiocco, vagabondo e indeciso, fluttua nel vuoto di un cielo denso di nuvole gonfie di neve. Sono paesaggi imbiancati e infiniti quelli descritti nel nuovo, splendido, album dei poliedrici musicisti Craig Tattersall e Andrew Hargreaves, che, sotto lo pseudonimo di The Boats, muovono i loro passi ovattati su un mondo reso irriconoscibile dal vento, che batte e percuote valli e montagne rendendo tutto lontano, distante.

Ballads of the Research Department (12k, 2012) è un disco che si snoda lungo quattro suite ambientali composte di una musica che non viene costruita per l’ascolto bensì per l’arredamento sonoro degli spazi – in questo caso un laboratorio di ricerca – , riprendendo con stile raffinato la lezione che fu in principio di Erik Satie e poi di Brian Eno, vero teorizzatore dell’ambient music. Un disco che discende quindi direttamente da quel capolavoro seminariale che fu Music for Airport, avvalendosi tra l’altro di notevoli collaborazioni come Danny Norbury al violoncello e i vocalist Chris Stewart e Cuushe, tutti reduci da esperienze simili.

Tessiture di droni, simulando batterie fantasma, aprono le danze immobili di The Ballad for Achievement, dove violoncelli che sembrano appesi a nuvole gonfie di neve oscillano sospesi su un gelido mare di morbide onde elettroniche. La successiva The Ballad of Failure si apre con soffici accordi di chitarra, sciolti in un canto sospeso che rimbalza tra i muri vuoti del laboratorio di ricerca sonora. La mente è ora distolta dai caotici movimenti della realtà contemporanea, trascinata altrove dalle note centellinate di un pianoforte che viene dissolto in una splendida ninna nanna per violoncello e tastiere digitali nel finale di The Ballad for the Girl on the Moon.

Quelli proposti in questo disco sono quadri astratti, acquerelli che vivono di sfumature più che di colori netti. Sfumature che danzano tra tonalità a volte più oscure, a volte più vivaci, descrivendo un mondo dove tutto sembra sospeso. Un mondo fermo accompagnato da una musica che si muove più nello spazio che nel tempo, in attesa di un qualcosa che non arriverà mai. Ed è proprio il sentimento dell’attesa che caratterizza questa musica elettronica da camera: come Canova immortala l’attimo sublime che precede il bacio di Amore e Psiche, il fluire sonoro di forme plastiche, che si rincorrono sinuose e levigate mescolando sonorità elettroniche e acustiche, restituisce l’idea di un equilibrio nell’attesa.

La conclusione è riservata agli archi di The Ballad of Indecision, che si adagiano docili su un tappeto di bassi e arpeggi pianistici, in attesa che l’inverno passi portando via la sua malinconica pace dei sensi, preludio del risveglio primaverile della natura. Un disco che descrive le attese e i passaggi della vita disegnando leggero il movimento che si cela dietro un’apparente staticità. Splendido, in attesa della fine dell’inverno.

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