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26 marzo 2012

Attenti al fluoro…

Negli studi scientifici degli ultimi venti anni, il fluoro, che sin da bambini siamo stati abituati a pensare come un alleato per la salute dei nostri denti, pare aver rivelato ben altri effetti sull’organismo.Il prof. Giorgio Petrucci, docente di chimica e autore di un saggio intitolato I pericoli del fluoro (edito da Macro Remainders nel 2004), spiega chiaramente come l’uso del fluoro, elemento imprescindibile dell’igiene quotidiana, sia uno dei risultati del capitalismo, un materiale di scarto su cui per anni si è fatto profitto, pubblicizzandolo e vendendolo all’interno di dentifrici, cosmetici, farmaci.Il fluoro è l’elemento più reattivo ed elettronegativo che esista in natura, e proprio per questa sua elevata capacità reattiva, si trova allo stato libero solo in piccole quantità, nei materiali radioattivi. (Fonte Wikipedia).

Insomma, anche la persona più ignorante in chimica, da poche righe battute su Wikipedia saprebbe intuire che il fluoro non è proprio l’elemento più “felice” della Terra. E, in effetti, sono molti i danni che provoca sull’organismo, la maggior parte dei quali riguardano il sistema nervoso centrale e le ossa: fluorosi dentale, fragilità ossea, depressione del sistema enzimatico, sindrome di Down, tumori, morbo di Alzheimer. Inoltre, precisa Petrucci in un’intervista, altri effetti nocivi del fluoro sono riscontrabili <<nei confronti di numerosi enzimi, del sistema immunitario e del sistema neuroendocrino con conseguenti alterazioni comportamentali, deficit cognitivi, riduzione della fertilità, indurimento ed aumento della fragilità delle ossa, sclerosi ossea, effetti inibitori nei confronti dell’attività tiroidea, inibizione dell’ormone testosterone nei maschi, osteosarcoma, mutazioni genetiche, diminuzione del quoziente d’intelligenza>>.

A riprova dei suoi effetti particolari sul sistema nervoso esiste il dato non poco rilevante che il fluoro è contenuto in numerosi farmaci antidepressivi, analgesici, anestetici e tranquillanti. E pensare che il fluoro viene rifilato dalle aziende multinazionali in moltissimi prodotti: chewing-gum, fertilizzanti, bevande gassate, thè in bottiglia o lattina, bastoncini di pesce o di pollo (meccanicamente disossati), alcuni vini, cibi cucinati in contenitori col fondo in teflon, alcuni sali da cucina fluorati, sigarette, pesticidi! Negli USA, addirittura, le acque “pubbliche” sono fluorizzate a scopo di prevenzione della carie!

Ora, noi non vogliamo spingerci a pensare che potrebbe esser in atto un vero e proprio complotto ai danni dell’umanità da parte dei potenti, come in un avvincente romanzo “fantapolitico”; ma non è assolutamente impossibile immaginarselo, visto che intere popolazioni nel mondo sono sempre più spesso vittime delle ingiustizie più insapute.

Ricercando sul web, poi, affiorano storie simili, che farebbero pensare alla faccenda come obiettivamente meno surreale di quanto s’immagini:

<<Molti sono gli studi e le argomentazioni che attestano la pericolosità del fluoro e grazie a Joel Griffiths e Chris Bryson, un medico scrittore e un giornalista indipendente, si sta facendo luce su questa sconcertante situazione. Diversi studi mostrano come ripetute dosi di quantità infinitesimali di fluoro possono ridurre nel tempo ogni forza individuale di resistere alla dominazione, con l’avvelenamento e la narcosi di una certa area del cervello, rendendo così l’individuo sottomesso alla volontà di quelli che desiderano governarlo.

Sono molte le evidenze storiche che mostrano accordi tra il governo americano e il regime di Hitler per il finanziamento del progetto della fluorizzazione delle acque dei paesi conquistati per renderli docili al controllo e alla dittatura. I fluoruri sono dei materiali di scarto di molte industrie chimiche e la loro sicura distruzione ha dei costi così elevati che hanno costretto i “poveri industriali ad industriarsi per trovare una soluzione alternativa e più economica!”>>.

Queste cose, forse, non costituiranno una novità per molti, perché sono davvero numerose le pagine web che diffondono questa triste realtà industriale, ma credo che chiunque informi sull’esistenza (presunta o reale) di determinati pericoli non commetta mai un atto di pedanteria o una banale ripetizione.

 

 

 

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