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17 marzo 2012

Il sesso debole dell’istruzione italiana: maestri e professori in via di estinzione

In una Italia dove le battaglie e le rivendicazioni femminili in campo sociale e lavorativo sono all’ordine del giorno, dove ancora una volta fa cattivo esempio la politica che si è dovuta auto-imporre le quote rosa per poter permettere alle donne una carriera politica, fa specie parlare di zone d’ombra dove i “discriminati” sono  rappresentati dall’altro lato della mela.

Il girl-power fa scuola (nel senso letterale della parola), l’istruzione è donna e i maestri e i professori sono qui, pura specie in via di estinzione.

Questo in sintesi è il quadro che viene fuori da una analisi effettuata tra i banchi di scuola e i dati forniti da Almalaurea che hanno testimoniato come negli ultimi dieci anni, ci sia stato un calo vertiginoso dei laureati maschi in Scienze della Formazione, attestatosi nel 2009 al 12%.

Un bambino delle scuole elementari ha oggi il 4,6% di possibilità di avere un maestro di sesso maschile e il maestro unico non ha di certo agevolato queste percentuali così misere, portando ad un certificato impoverimento dell’istruzione.

L’ Università Bicocca di Milano ha fatto scattare l’allarme sulla questione, organizzando con Stefania Ulivieri Stiozzi, docente di Teorie e modelli della consulenza pedagogica, una giornata di studio volta a capire il fenomeno, le motivazioni e le conseguenze possibili.

Sono stati coinvolti professori, sociologi, pedagogisti e operatori sociali per cercare di definire quello che è sicuramente un campanello d’allarme per l’istruzione italiana e per generazioni di studenti che, potrebbero dover aspettare l’Università per incontrare un docente uomo e un punto di vista al maschile.

Infatti, tralasciando il mondo accademico-universitario, nella scuola materna e in quella primaria, l’estinzione del maestro maschio, si è quasi completata;  nelle scuole medie e in alcune materie nelle scuole superiori,  sta avanzando in modo costante e preoccupante.

Ora si sta cercando di capire se questa “mancanza”,  nasce da una sorta di auto-esclusione volontaria del sesso maschile verso un settore, quello dell’istruzione primaria e secondaria, che gode di poco appeal e pochi soldi o se alla base del fenomeno sono riscontrabili anche motivazioni socio-culturali.

Di sicuro la presenza di maestri e professori di ambo i sessi,  è ancora oggi necessaria per poter offrire agli studenti di qualsiasi età essi siano, la possibilità di godere di punti di vista diversi per poter crescere culturalmente, in maniera magnificamente diversa senza discriminazione o limitazione alcuna.

 

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