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28 marzo 2012

La Furia dei Titani in 3D

 

La qualità della tela è notevole, la forza dei colori sbalorditiva, i giochi di luce sono d’impatto e il dipinto ha una tale forza che riesce nell’impresa della tridimensionalità con successo. Ciò nonostante, a quadro finito, usciti dall’ accattivante finzione pseudo-mitologica non si può fare altro che fermarsi, guardare il dipinto con sospetto e interrogarsi sul perché, con possibilità iniziali così maestose sia stato proprio il soggetto, ovvero l’unico elemento che andava solo recuperato e non ricreato, a risentirne.

Infatti non mancavano sicuramente le premesse offerte dalla trama. La mitologia greca di per sé è sicuramente uno straordinario repertorio, peraltro praticamente infinito, di possibili storie già perfette. Eppure è più forte la tentazione di rimescolare, o meglio di distruggere e ricomporre le fondamenta del mito che porta a far cozzare il dardo infuocato del contemporaneo contro lo scudo della sfiorata onnipotenza narrativa dei classici.

Raccogliere un esercito di validi attori (tra gli altri ricordiamo Sam Worthington, Ralph Fiennes, Liam Neeson, Danny Huston), un buon regista (Jonathan Liebesman), un lavoro straordinario legato agli effetti speciali e alla grafica non basta quando il mito viene trasformato in una favoletta desemanticizzata, un’esplosione di effetti senza cause. Nella mitologia greca è molto più che l’affetto per il figlio a spingere Zeus o Perseo, ed è molto più che la furia ceca a spingere Ares. Non solo in un singolo mito ma nella totalità dei miti. Basta leggere la trama per notare la totale inadeguatezza della storia alla potenza del mito.

Questa la trama: Un decennio dopo l’eroica battaglia di Perseo, il semidio figlio di Zeus, contro il mostruoso Kraken, sta cercando di vivere una vita tranquilla in un villaggio di pescatori come padre single del figlio di dieci anni, Elio. Nel frattempo comincia una battaglia per la supremazia tra gli dei e i Titani. Pericolosamente indeboliti dalla mancanza di devozione degli esseri umani, gli dei stanno perdendo il controllo sui Titani imprigionati e sul loro feroce capo Kronos, padre di Zeus, Ade e Poseidone (Danny Huston). Il triumvirato aveva rovesciato il padre molto tempo prima, lasciando a marcire negli abissi del Tartaro, un dungeon che si trova nelle più profonde caverne dell’oltretomba. Perseo non può ignorare la sua chiamata quando Ade, con Ares (Edgar Ramirez) figlio di Zeus che ha cambiato la sua alleanza, fa un accordo con Kronos per catturare Zeus. La forza dei Titani cresce mentre i poteri di Zeus diminuiscono, e l’inferno viene liberato sulla terra. Con l’aiuto della regina Andromeda, il figlio semidio di Poseidone, Agenore (Toby Kebell), e il dio caduto Efesto (Bill Nighy), Perseo parte per questo viaggio nel Tartaro per salvare Zeus, rovesciare i Titani e salvare l’umanità.

È emozionante vedere sullo schermo prendere vita Kronos, Zeus, Ares, Perseo, Ade, Andromeda, Agestore, è affascinante volare sulle ali di Pegaso in 3D tra le nuvole dell’Antica Grecia. Un potenziale straordinario sfruttato bene tecnicamente ma non contenutisticamente. Un potenziale capolavoro che diventa film d’intrattenimento.

Innalzo dunque una preghiera,  destinata non ai potenti dei ma alle orecchie delle forse ancor più potenti major holliwoodiane: lasciate ai miti la loro potenza originaria, sfruttate quella atavica meravigliosa potenza che muove le azioni dei personaggi e non farete più semplici film ma darete nuova vita al concetto di fenomeno mediatico portando Dei ed eroi a rivivere, dopo millenni, sullo schermo e nello spettatore contemporaneo.

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