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20 marzo 2012

Marc Jacobs, lodato a Paris, incriminato a New York.

 A poche settimane di distanza dalla conclusione del Paris Fashion week  autunno/inverno 2012/2013, dove, Louis Vuitton, apre il suo  “spettacolo” su un Orient Express, da dove scendono passeggere d’ispirazione ottocentesca e di classe sociale abbiente, imbellettate di tutto punto, cappotti gioiello con ricami intarsiati in lurex, e preziosissimi bottoni; graziose cloche con profili in pelliccia, scortate da fattorini carichi di valige e bauli, dal sapore retrò, ovviamente marchiati in ogni centimetro dal logo del brand francese.

Favolose le critiche per questo show/defilé, acclamato e lodato anche l’art director della maison Marc Jacob, tutto questo in Francia.

Ma oltre oceano lo stilista non ha avuto gli stessi giudizi e le stesse lodi per quanto riguarda la gestione del suo brand: Marc Jacobs. Ad incriminarlo è stata proprio un sua “dipendente” la modella statunitense e minorenne Hailey Hasbrook, lamentandosi sul suo blog, degli orari massacranti, fino alle 4 p.m., a cui erano sottoposte a lavorare in attesa della settimana della moda newyorchese, senza aver ricevuto nessuna retribuzione in denaro come da contratto, ma un pagamento in abiti ed accessori firmati dallo stilista.

La risposta di Marc Jacob arriva su twitter sulla sua pagina: ” se loro (le modelle) non vogliono lavorare con noi, non lo facciano“. Che sia un indiretta confessione? Sicuramente moltissime ragazze lavorerebbero con lui accettando una retribuzione in abiti ed accessori di pret à porter, così inaccessibili e desiderati, ma caro Marc, il lavoro da modella come ogni altro lavoro deve essere retribuito in denaro, non possono pagare l’affitto con delle scarpe (anche se probabilmente il prezzo sia lo stesso), e non possono mangiare gonne di velluto checked o di pesanti damascati (sempre con la speranza che mangino).

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