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19 marzo 2012

Mona Eltahawy, rabbia e speranza in un tweet

 

Mercoledì 21 incontrerà gli universitari bolognesi per spiegare la primavera araba

#freemona. Per introdurre Mona Eltahawy si potrebbe cominciare da qui, da un tweet lanciato nel novembre 2011. Al Cairo, a Piazza Tahrir, c’è una manifestazione. Lei, cittadina araba e insieme americana, sta cercando di dare il suo contributo. Per la polizia, è una motivazione sufficiente per aggredirla, molestarla ed arrestarla.

Un tweet veloce, di nascosto, fa il giro del mondo: beaten arrested in interior ministry. La mano fratturata non ferma quella che la sociologa dei newmedia Zeynep Tufekci definirà tempesta perfetta: una mobilitazione globale per la sua liberazione, che vede far quadrato giornalisti e accademici, gente comune e diplomazia americana.

Ora Mona Eltahawy è una libera editorialista per testate prestigiose come The Washington Post o International Herald Tribune o analista della CNN preziosa nella sua intensa lettura della primavera araba, che ha offerto nuovi approfondimenti e sviluppi. Ma è soprattutto la testimonianza di una speranza, possibile grazie alla potenza dei social network, di poter cambiare la storia dal basso, di poter informare senza filtri ideologici o politici.

Di questo e di molto altro la stessa Mona parlerà Mercoledì 21 marzo, alle 17, al Dipartimento di Discipline della Comunicazione di Bologna, con il coordinamento di Roberto Grandi e l’introduzione di Augusto Valeriani. L’evento si svolgerà grazie alla collaborazione dell’Ambasciata degli Stati Uniti in Italia.

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