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16 aprile 2012

Anomalia del Karakorum: il clima si surriscalda ma i ghiacciai aumentano

Di surriscaldamento globale si parla ormai dovunque, dentro e fuori dagli ambienti scientifici. Ci sono le correnti degli scettici che sostengono che non si tratta di un evento così catastrofico come si pensa e che sia una variazione ciclica delle temperature terrestri, ma c’è anche chi grida alla catastrofe sostenendo che ormai siamo ad un punto di non ritorno e che il nostro pianeta ha iniziato una fase di declino e cambiamenti inevitabili causati dall’azione umana.

All’interno di studi scientifici si intrecciano statistiche sociali e analisi politiche che rivelano come il problema sia talmente ampio da ricoprire ambiti di ricerca tanto eterogenei tra di loro. Le ricerche sul surriscaldamento globale, che si sono effettuate negli ultimi decenni, sembrano confermare un veloce innalzamento della temperatura dovuto a varie cause, prima fra tutte l’inquinamento atmosferico e la continua crescita delle emissioni di CO2.

Secondo una recente ricerca dell’Australian National University le temperature globali dovrebbero salire di 6 gradi Celsius entro il 2100. Ovviamente tutto ciò si ripercuote in maniera severa sull’ambiente: ghiacciai che si sciolgono, innalzamento dei livelli delle acque, specie viventi che si estinguono, foreste che si restringono e inaridiscono.

La sorpresa nel dibattito arriva da una controtendenza: i ghiacciai delle alture himalayane stanno aumentando. Gli scienziati l’hanno soprannominata “l’anomalia del Karokorum”, dal nome di un gruppo montuoso appartenente alla catena dell’Himalaya, al confine tra il Kashmir e la Cina. In una situazione in cui l’innalzamento delle temperature, qualunque ne sia la causa, coinvolge l’intero pianeta, la scoperta di una zona che presenta la tendenza opposta non può che scatenare accesi dibattiti sull’argomento.

La scoperta è stata fatta da studiosi francesi dell’Università di Tolosa e di Grenoble, anche se il team di scienziati è cauto nell’annunciala. La zona d’interesse è infatti una delle meno esplorate del pianeta, sia per le sue caratteristiche climatiche (dopo le calotte polari è la parte del mondo più ricoperta da ghiacciai), sia per la situazione politica che la vede contesa tra Pakistan, India e Cina. I risultati dei tre glaciologi che hanno condotto le ricerche – Julie Gardelle, Etienne Berthier ed Yves Arnaud – sono stati pubblicati sulla rivista Nature Geoscience.

Attraverso i dati derivati da misure satellitari, gli scienziati hanno studiato un quarto dell’area del Karakorum, rilavando che il bilancio finale tra la perdita e l’aumento dei ghiacci è positivo. Le differenze altimetriche dei ghiacciai, tra il 2000 e il 2008, sono state studiate attraverso delle mappe tridimensionali del terreno, ottenute tramite dei sensori installati su appositi satelliti artificiali. Tale anomalia potrebbe contribuire, anche se in maniera minima, a sottrarre un prezioso contributo alla risalita del livello marino; secondo il team, infatti, si tratta di 0,001 millimetri annui di acqua sottratta agli oceani.

Dai risultati di questa ricerca si aprono nuove domande: come mai i ghiacciai del Karakorum si discostino dal comportamento globale? Ma soprattutto: le stime sul surriscaldamento globale effettuate negli anni sono così attendibili, dal momento in cui cresce il ruolo politico, economico e sociale negli studi sul clima?

Il motivo dell’anomalia rimane comunque un mistero, nonostante le varie ipotesi formulate. Alcuni scienziati ritengono che sia dovuta all’azione congiunta di maggiori precipitazioni nevose, rispetto alle altre parti del globo, e di una temperatura bassissima che permette di intrappolare così le acque piovane nei ghiacciai.

La speranza che il fenomeno contagi le altre aree non è però condiviso da tutti. Molti ricercatori sono scettici sul ruolo antropico nel fenomeno del surriscaldamento e il loro numero è in continuo aumento, tra di essi anche autorevoli fisici e premi nobel come Kary Mullis e Fred Singer. Questi scienziati sostengono che l’azione umana ha un ruolo poco determinante nell’aumento delle temperature, e che gli attuali modelli attuali non sono affidabili nella ricostruzione delle variazioni climatiche nel passato. Di contro essi ritengono ugualmente necessario trovare dei sistemi di contenimento delle emissioni.

 

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