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29 aprile 2012

Apprendistato contro il precariato: le direttive della Regione Puglia

Che la Regione Puglia abbia veicolato una grande quantità dei suoi sforzi alla limitazione del fenomeno della precarietà, è un fatto noto già da tempo, come testimoniano le varie politiche giovanili attuate da programmi come Bollenti Spiriti e Ritorno al Futuro, o ancora dal più recente Piano del Lavoro.

A rafforzare ulteriormente tale orientamento interviene, in questi giorni, il disegno di legge presentato ai giornalisti lo scorso 26 aprile da Elena Gentile ed Alba Sasso, ricoprenti rispettivamente le carica di assessori regionali al Welfare e al Diritto allo Studio.

L’oggetto in questione è l’Apprendistato, definito dal Decreto Legislativo 167/2011 (Testo Unico sull’Apprendistato) come “un contratto di lavoro a tempo indeterminato finalizzato alla formazione e all’occupazione dei giovani” (art.1).

Proprio con lo scopo di recepire la norma nazionale e conferirle un taglio specificamente pugliese, l’Amministrazione Regionale ha definito i tratti somatici dei tre profili previsti dal Testo Unico – apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale, professionalizzante o contratto di mestiere, di alta formazione e di ricerca – definendo anche il sistema della certificazione delle competenze ed il ruolo del tutor aziendale.

Ma a impreziosire questo documento sono alcune novità tutte pugliesi, tra cui spicca, per la sua importanza, quella introdotta dall’articolo 2 del disegno di legge, un vero e proprio passo controcorrente rispetto alle politiche nazionali sempre più rivolte a forme di lavoro che fanno rima con “precariato”.

La Regione Puglia si impegna, infatti, a garantire incentivi ai datori di lavoro che “rinuncino contrattualmente ad avvalersi della facoltà loro riconosciuta dall’articolo 2, comma 1, lettera m, del decreto legislativo 14 settembre 2011, n. 167”.

In sostanza, sostegno economico a coloro che, allo scadere del contratto di apprendistato, eviteranno di concludere il rapporto di lavoro con l’interessato, assumendolo, invece, a tempo indeterminato.

L’altra importante novità concerne, invece, la valorizzazione dell’artigianato artistico attraverso l’istituzione della “Bottega-Scuola”, destinata a lavoratori con contratto di apprendistato professionalizzante o di mestiere presso imprese artigiane operanti nel settore delle lavorazioni artistiche.

Le “Botteghe-Scuola” dovranno essere dirette da un “Maestro-Artigiano”, ossia un esperto del settore con attitudini all’insegnamento, che sia iscritto da almeno quindici anni all’Albo provinciale delle imprese artigiane e le cui capacità siano attestate da titoli di studio o riconoscimenti.

Degna di nota, in tal senso, è l’attenzione rivolta alla conservazione della tradizione delle maestranze. “Ove necessario e al fine di non disperdere un patrimonio culturale e artistico”, si legge nell’articolo 8 comma 2 del disegno di legge, il “Maestro-Artigiano” sarà coadiuvato da un esperto in pensione.

 

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