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6 aprile 2012

Corsi di specializzazione fantasma, la maxi truffa colpisce anche Viterbo

È stata battezzata, con un pizzico di ironia, “Magna magna cum laude” l’inchiesta aperta dal GAT del Nucleo Speciale Frodi Telematiche della Guardia di Finanza, che sotto la direzione del procuratore aggiunto Alberto Caperna ha indagato sulla maxi truffa delle lauree inesistenti ai danni degli studenti laziali.

Lauree fantasma offerte da atenei fantasma: ad organizzare la truffa (in grande stile, non c’è che dire) è stato un professore universitario che in passato ha insegnato all’Università della Tuscia, che da parte sua si è affrettata a dichiarare che l’indagato «non è stato mai dipendente dell’ateneo della Tuscia.

Il docente, di origine greca, ha avuto a Viterbo solo un incarico a tempo alcuni anni fa. Alla scadenza il contratto non è stato più rinnovato».

Probabilmente l’uomo si è servito della sua posizioine durante quell’anno per farsi conoscere tra gli studenti, ma ha ottenuto una grande visibilità soprattutto grazie ai tre siti internet che aveva creato appositamente per reggere il gioco, ora oscurati e posti sotto sequestro: logosegiustizia.com, un portale in cui le opportunità offerte vengono definite irripetibili per un’adeguata formazione ad alto livello, unilusi.it, ovvero il website dell’Università Giovanni Paolo II o Università Karol Wojtila, il primo dei due atenei inesistenti, e unisuis.com, il sito della Sophia University of International Studies; queste università tuttavia non hanno né sede né aule.

Tramite questi siti internet, il docente millantava la professionalità degli atenei nell’ampia offerta di corsi di specializzazione post-universitaria, tra cui un master in Diritto di famiglia civile e penale, uno in in Diritto comunitario del lavoro e processuale e uno in Diritto del lavoro e processuale amministrativo. È stato facile per il professore attirare l’attenzione degli studenti-lavoratori, interessati in particolar modo ai corsi che possono offrire delle prospettive per i concorsi pubblici.

Il passo successivo da parte del truffatore era richiedere una quota d’iscrizione ai corsi di specializzazione di mille euro, che venivano versati sui conti correnti ora posti sotto sequestro dalle fiamme gialle.

Il giornale online Viterbo News24 riporta la notizia che, tra gli studenti truffati, «ci sono almeno cinque studenti viterbesi, due dei quali fuori sede».

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