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6 aprile 2012

Genova, l’università che si fa in cinque

Per gli studenti di Genova è giunto il momento di dire addio alle vecchie facoltà.

L’ateneo subirà ben presto una profonda trasformazione, che prevede un’ulteriore scrematura del numero di dipartimenti e la suddivisione in cinque scuole distinte: Matematica e Scienze naturali, Umanistica, Medicina, Politecnica, Scienze sociali.

Una svolta che da tempo si paventava. Il processo è stato lungo e non privo di ostacoli, se solo si parte dal presupposto che l’Unige, fino ad un paio di anni fa, era composta addirittura da oltre una cinquantina di dipartimenti.

Il tutto rientra nel (peraltro discusso) piano di svecchiamento degli statuti relativi ai vari campus, inaugurato dalla riforma Gelmini.

Il Senato accademico dell’ateneo si accinge a riunirsi entro pochi giorni per prendere la decisione conclusiva. Visto l’andazzo, dovrebbe trattarsi di una mera formalità.

Il “restyling” prenderà il via dal mese di maggio in poi: i dipartimenti saranno ridotti a 22 e faranno riferimento, a seconda dei casi, ad una delle 5 nuove scuole. Inoltre, per ogni specifico settore sarà consentito il reclutamento di docenti in un unico dipartimento.

Un approccio che mira principalmente ad ammortizzare le spese e all’ottimizzazione delle attività didattiche, cui gli accorpamenti dovrebbero giovare per via della minore dispersività rispetto alle vecchie facoltà.

Il Rettore Giacomo Deferrari ha rimarcato con particolare enfasi l’anticipo con cui l’UniGe ha saputo muoversi rispetto alle altre università. “Già con il vecchio statuto eravamo arrivati a 33 dipartimenti dai 54 iniziali, alcuni addirittura con dodici docenti, una cosa davvero impossibile da sostenere.

Un percorso che, malgrado stia giungendo a termine, non è stato tutto rose e fiori. Lo stesso Rettore ammette che l’iter è andato incontro ad alcune resistenze: “Sulla riduzione del numero dei dipartimenti c’è stato dibattito, ma la dialettica ha fatto sì che si arrivasse all’armonia di vedute.

Ciò che conta, dal suo punto di vista, è che si sia infine giunti ad “una condivisione sostanzialmente unanime, come dimostra anche il voto del Senato accademico.

Ora è il momento di guardare avanti, ma Deferrari non nutre alcun dubbio sulla buona riuscita del piano: “aAtraverso una dialettica a volte anche marcata, ma facendo sempre prevalere il dialogo, siamo arrivati fino in fondo. È un risultato importante i cui benefici si avvertiranno da subito.

Un taglio così drastico, ovviamente, comporterà alcune novità nei dipartimenti “sopravvissuti”: i consigli e le giunte saranno rinnovati, così come verranno rinominati i direttori.

Il Rettore, al contrario, resterà al suo posto fino alla naturale scadenza del mandato. “Non c’entra con questo, io scado il primo novembre 2014 e quel giorno saluterò tutti. Alcuni hanno parlato di proroghe, visto che la legge consente ai rettori di allungare di un anno il proprio mandato per l’applicazione dello statuto oppure di portare da quattro a sei anni il proprio incarico, come stabilisce la legge Gelmini. Sono comunque cose che non mi riguardano.

Genova si propone di indicare la rotta per quello che a tutti gli effetti sarà un nuovo corso. Ma non si tratta di un caso isolato.

Una riorganizzazione pressoché identica è in atto all’Alma Mater di Bologna, dove il Senato accademico ed il CDA hanno a loro volta dato il nulla osta per revisionare la struttura dei dipartimenti: ne resteranno in questo caso 13, suddivisi in 11 maxi-scuole simili a quelle genovesi.

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