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28 aprile 2012

Giovani padri a rischio di depressione

La nascita di un figlio è certamente un evento che sconvolge la psiche di un genitore. Fino a oggi si è creduto che le madri fossero le più coinvolte dal punto di vista emotivo e quindi più soggette a subire lo stress psicofisico dopo il parto. Erroneamente si tende a pensare che la depressione post-partum possa colpire solo le donne, ma uno studio condotto condotto in Australia rivela il contrario.

I padri sono vulnerabili quanto le mamme: è la conclusione a cui giungono i ricercatori che hanno studiato il rischio di sviluppare angoscia psicologica nei neo-genitori durante il primo anno di vita del bambino. Il professor Jan Nicholson, ricercatore del Parenting Research Centre di Melbourne, ha pubblicato il suo studio sulla rivista Social Psychiatry and Psychiatric Epidemiology, puntando così il dito verso un problema fin’ora sottovalutato.

Nello studio australiano il dato sorprendente riguarda la percentuale di padri che soffre di depressione post-partum, ben il 9.7%. Se confrontato con la percentuale di madri affette dalla stessa diagnosi, 9.3%, si intuisce facilmente che il problema è più esteso di quanto si sia immaginato fino ad adesso. Rispetto al resto della popolazione maschile, i neo papà hanno un rischio di 1,38 volte maggiore di sviluppare delle patologie psicologiche.

Per la ricerca è stato utilizzato il Longitudinal Study of Australian Children, in cui gli scienziati sono andati a ripescare i dati riguardanti la salute mentale dei padri. Studiando tre periodi dell’età dei figli – da 3 a 12 mesi, da 2 a 3 anni e da 4 a 5 anni – hanno rilevato che nel quasi un padre su dieci soffre di depressione post-partum, mentre si evidenzia che vi sono delle notevoli differenze a seconda della fascia di età dei padri.

Jan Nicholson spiega che la fascia di età più a rischio è quella sotto i trenta anni, e che il rischio è il 40% superiore rispetto agli over trenta. Il 30% degli uomini che ha sofferto d depressione post-partum durante il primo anno di vita del figlio sono inoltre più soggetti a trascinare questo problema per periodi di tempo più lunghi, uno su tre infatti continua a soffrire di depressione anche dopo.

Negli ultimi tempi si è indagato molto su questo fenomeno, accanto alla ricerca australiana, tante altre hanno messo in luce ulteriori aspetti del problema. Da un recente studio coordinato da Michael Weitzman, docente di Pediatria e Medicina Ambientale presso la New York University School of Medicine, i dati raccolti sulla depressione post-partum dei genitori sono stati messi in relazione alla salute mentale dei figli.

Lavorando su un campione di circa 22 mila bambini, con età tra i 5 e i 17 anni, si è scoperto che il 15% di quelli che avevano problemi comportamentali ed emotivi erano figli di genitori con una pregressa storia di depressione post-partum. La percentuale sale addirittura al 25% se ad esserne affetti sono entrambi i genitori.

I fattori che possono incidere su questo disturbo sono molteplici: dalla precarietà del lavoro, alle crisi coniugali. Situazioni che incidono molto risultano essere un eventuale convivenza con un partner affetto di depressione e la possibilità che il proprio bambino nasca in condizioni di salute particolari. Per tale motivo le istituzioni sanitarie stanno prendendo in esame la possibilità di offrire alle famiglie un maggiore supporto psicologico che ponga attenzione a questo genere di problemi fin’ora sottovalutato.

 

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