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Accoglienza bambini Ucraini a scuola: inclusione, quanto è importante

Flavia de Durante 23 Aprile 2022
F. d. D.
20/05/2022

Ul punti della psicologa su accoglienza bambini Ucraini a scuola e in fuga dalla guerra: quanto è importante l'inclusione in Italia, come fare e quali attività didattiche usare.



La drammatica vicenda bellica tra Russia e Ucraina e l’invasione di quest’ultima, ancora tristemente in atto, sta provocando una fuga di massa. Sono sconvolgenti i numeri che crescono quotidianamente, monitorando l’esodo dei profughi in fuga dalla guerra.

Con ogni mezzo, intere famiglie ucraine si spostano, tentando la sorte e aggrappandosi alla speranza di trovare, altrove, una vita ancora possibile.

Attualmente sono circa 67mila i profughi ucraini arrivati in Italia, di cui il 90% tra minori e donne. Per la precisione, dai dati ufficiali emerge che sono sono 65.439 profughi dall’Ucraina. Tra questi, 33.591 donne, 5.910 uomini e 25.938 minori.

Il dato più preoccupante riguarda proprio loro, i bambini. Quelle vittime inconsapevoli e senza colpa alcuna che si ritrovano improvvisamente a fare i conti con la guerra, la fuga, l’adattamento ad un nuovo paese. 

La Ministra dell’Interno Lamorgese, in merito, ha affermato che: “Attualmente lo Stato garantisce che i minori arrivati in Italia ancora in età scolare abbiano accesso a tutte le attività scolastiche. Sono infatti 5000 quelli che già sono riusciti ad entrare in contatto con le nostre istituzioni scolastiche.”

Come aiutare i bambini dell’Ucraina? E’ necessaria, ovunque, un’accoglienza delicata e inclusiva, specialmente nelle scuole, ma come fare? Come evitare che il passaggio in un mondo nuovo diventi estremamente traumatico? A darci tutte le risposte, la dott.ssa Antonella Antonucci, psicologa clinica specializzata in psicologia dello sviluppo e dell’educazione.

Accoglienza bambini Ucraini a scuola, come fare: l’importanza dell’inclusione per i piccoli

Come accogliere i bambini profughi ucraini arrivati nella scuola italiana a seguito della fuga dalla guerra che impazza nel loro paese? La domanda è nella mente di molti, attualmente. Specialmente di presidi e docenti che devono interfacciarsi con questi minori traumatizzati.

I bambini, infatti, ancora del tutto incapaci di comprendere con “oggettività” e “razionalità” l’orrore del conflitto e le motivazioni, si trovano in un momento davvero difficile. Sono costretti a fuggir via dalle loro case, confusi e forzati ad interagire con ambienti e persone nuove.

Cosa significa l’accoglienza in una scuola per i bambini ucraini arrivati in Italia? Innanzitutto, bisogna tener conto della particolare condizione di fragilità dei ragazzi esuli accolti, conseguenza dell’allontanamento forzato dalle proprie comunità, dalle proprie abitazioni e dai propri famigliari.”- Principia la dott.ssa Antonucci.-

“Ed è per questo molto importante costruire una rete con altri ragazzi esuli ucraini presenti sul territorio. Laddove possibile, meglio inserirli in contesti scolastici non distanti; in modo da avere riferimenti con la propria terra d’origine.”

“La difficoltà più grande, nella fase di accoglienza, è rappresentata dalla barriera linguistica. L’ostacolo all’azione educativa della scuola necessita la presenza di mediatori linguistici e culturali. Alcuni ragazzi, poi, si concentrano sulla temporaneità della permanenza in Italia, che finirà con la fine del conflitto, e si chiudono. Non disposti al cambiamento, impediscono qualsiasi forma di integrazione.”- Ci spiega la dottoressa.-

“Bisogna quindi considerare che non esiste un unico modo giusto, ma tante possibilità diverse di “accogliere”. L’ elemento comune è il partire dall’ascolto, creando un approccio che possa attivare qualsiasi risorsa relazionale.”- Chiarisce Antonella Antonucci, ricordando che l’importanza dell’inclusione durante l’accoglienza dei bambini ucraini a scuola.-

“Io credo molto nell’aiuto dei ragazzi per i ragazzi, in qualsiasi situazione di disagio. Ma di fronte alla paura, ai conflitti, ricordo che risulta necessario un supporto anche per i ragazzi accoglienti; non solo per chi cerca accoglienza. Perché non è facile parlare della ‘guerra’ a chiunque. Soprattutto a chi ha percorso chilometri di strada per sfuggire alle bombe di fronte a scenari di morte e devastazione.”

Come accogliere i bambini ucraini a scuola, consigli

Come dare accoglienza ai bambini profughi dell’Ucraina a scuola, quali attività prediligere e come rapportarsi con loro?

“La guerra, le bombe, la violenza, la morte e le perdite generano disturbi post traumatici che si manifestano con flashback che nei bambini e negli adolescenti diventano destabilizzanti.  Possiamo evidenziare comportamenti di chiusura, mutismo selettivo, insonnia; disturbi nella alimentazione, disagio relazionale, aggressività; disturbi di ansia e fobie.”- Continua la dott.ssa.-

“Soprattutto non riescono a parlare della loro sofferenza, a descrivere gli orrori ai quali hanno assistito. E’ per questo necessario comprendere che occorre un sostegno psicologico per questi bambini e ragazzi. Per aiutarli ad elaborare le loro emozioni e a non sopprimerle nel profondo dei loro vissuti, per poi vederle riaffiorare in modo incontrollabile durante la propria esistenza.”

“Il 4 marzo, è uscita la nota n. 381 del ministro Bianchi per l’Accoglienza dei bambini ucraini esuli. Gli obiettivi? Intervenire con supporti psicologici nelle scuole creando una rete tra docenti, studenti, famiglie; o dare completezza agli interventi a sostegno del disagio.”

“Questo provvedimento evidenzia in modo rilevante la difficoltà dei docenti, formatori ed assistenti scolastici nel parlare dell’argomento guerra, della paura, della normalità. Il sostegno psicologico diventa necessario. E deve essere integrato a qualunque risposta alla emergenza che stiamo vivendo.”– Puntualizza la psicologa, spiegando come fare accoglienza e supportare i bambini esuli ucraini arrivati nella scuola italiana.-

“Innanzitutto, in ambito scolastico si deve creare una progettualità mirata: fare leva sulla solidarietà tra bambini e ragazzi con i bambini e ragazzi ucraini; o, ad esempio, inserirli in attività di condivisione del materiale scolastico, dei giocattoli e di indumenti.”

Come includere i bambini ucraini nella scuola: attività didattiche

In tutta la penisola italiana numerosi docenti e studenti si mobilitano quotidianamente per dare un’ottima esperienza di accoglienza ai bambini ucraini arrivati nelle nostre scuole. Quali sono i consigli della psicologa per farlo al meglio?

“Nella accoglienza a scuola è necessario parlare della guerra. Non solo di quella facente parte del passato, quella chiusa nei libri, ma delle guerre del nostro momento; bisogna farlo tranquillizzando i nostri ragazzi. Facendo comprendere che, a contrastare gli orrori della guerra, esiste la pace. Bisogna creare un clima di responsabilità e fiducia. La scuola deve rappresentare il luogo dove esiste una lettura adeguata di ogni forma di disagio, nella piena comprensione.”- Spiega con chiarezza la psicologa.-

“I ragazzi devono essere guidati alla comprensione e alla conoscenza di quanto sta accadendo, creando in loro la disponibilità verso l’altro e la collaborazione per una crescita comune. Bisogna evitare qualsiasi forma di isolamento dei bambini e dei ragazzi ucraini durante l’accoglienza a scuola.”- Sottolinea.-

“Gli insegnanti potrebbero creare momenti volti alla socializzazione, liberatori; far emergere le paure, angosce; proporre piani di intervento collaborativo volti a progettualità future.”

“Ogni età ovviamente ha i suoi limiti e i suoi interventi. Ma per tutti è indispensabile creare momenti di riflessione in cui poter ascoltare le domande dei bambini e dei ragazzi. E, ovviamente, poter dare loro delle risposte!”

“Questo spazio, nei bambini più piccoli può diventare ludico attraverso disegni, libri ma anche giochi, utili a spiegare la guerra. Oppure mettere in scena una storia in cui i protagonisti usati come i pupazzi, per esempio possano lottare e fare la pace.”

“Per quelli più grandi si può procedere facendo riferimento a quanto loro ricordano dei loro vissuti e quali sono i loro pensieri.”- Chiarisce la dottoressa, spiegando come dare accoglienza ai bambini ucraini nella scuola italiana.

Accoglienza serena e consapevole: Peer Education e Peer Tutoring

La dottoressa Antonucci rilascia alcuni consigli precisi su attività didattiche da prediligere durante l’accoglienza a scuola dei bambini ucraini arrivati in Italia in fuga dalla guerra.

“Si potrà fare riferimento alle esperienze di Peer education e Peer tutoring.

“La Peer Education prevede un cambio di prospettiva nel processo di apprendimento: sono gli studenti e non i docenti al centro del sistema educativo. Attraverso il gruppo dei pari, si potrà costruire un laboratorio sociale attraverso cui progettare insieme e condividere materiali didattici. Una vera e propria forma di insegnamento che non crea differenze tra i ragazzi che aiutano ad apprendere gli altri ragazzi! Una vera forma di apertura alla accoglienza e alla integrazione.”- Spiega la professionista.-

“Il Peer tutoring indica, invece, il tutoraggio tra pari. Aiuta a far emergere negli alunni le potenzialità relazionali, sviluppa una cultura della solidarietà. Il ragazzo con funzione di tutor si trova a dover rielaborare il concetto di responsabilità in quanto soggetto attivo. Importante e da non trascurare è la pianificazione di attività di socializzazione, ricreative o sportive.”

“Necessita, inoltre, creare laboratori per l’utilizzo di materiale didattico bilingue o nella lingua madre. Anche in questo caso la presenza del mediatore linguistico, indispensabile dalla fase di accoglienza a scuola dei bambini ucraini. Questi potrebbe coinvolgere il gruppo classe nella acquisizione di un apprendimento della lingua italiana.”

© Riproduzione Riservata
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Flavia de Durante Laureata in Lettere Moderne con il massimo dei voti all'Università degli studi di Salerno. Da sempre amante della lettura, mi diletto a scrivere sin dalla prima adolescenza. Mi interessa esplorare il mondo circostante in tutte le sue sfumature ed in particolare l'animo umano e i rapporti interpersonali. I temi che maggiormente mi interessano sono quelli legati alla cultura, alla storia, al costume, all'ambiente, all'attualità. Vedo nel settore del giornalismo non solo la possibilità di trasmettere dati ed informazioni, ma anche una grande opportunità di acquisire nuove e varie conoscenze. La curiosità e la voglia di sapere sono i motori principali che mi hanno spinto a intraprendere questo percorso. Leggi tutto