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23 aprile 2012

Guccini: “Offesa e tradita la mia locomotiva”

Francesco Guccini
Francesco Guccini

Francesco Guccini

Guccini: “Offesa e tradita la mia locomotiva” per il 25 Aprile per ricordare la lotta dei Partigiani per liberare la nazione dall’occupazione nazifascista.

Nella Capitale sono stati affissi dei manifesti da alcuni militanti dei partiti dell’estrema destra che riprendono una frase de La Locomitiva di Francesco Guccini, la canzone del cantautore modenese, una delle tracce dell’album Radici (1972) che racconta un fatto veramente accaduto.

Sui manifesti vi è una parte del testo di Guccini “gli eroi son tutti giovani e belli”, con dedica ai ragazzi di Salò, la repubblica sociale fondata da Benito Mussolini nel nord Italia nel 1943, quando per combatterla nel Mezzogiorno fu istituito il Governo Badoglio con gli Americani e gli inglesi.

In un’intervista telefonica il cantautore ha epresso la sua amarezza per l’associazione del suo testo alla militanza di estrema destra (fatto tra l’altro non nuovo): <<Mi sento tirato verso una direzione che mai avrei voluto. Non solo la mia canzone La locomotiva non è stata compresa, direi che è stata davvero maltrattata. La canzone è chiarissima, e quella frase aveva un’intenzione abbastanza ironica, da non prendersi in maniera letterale, un’intenzione che evidentemente non è stata compresa o che non s’è voluta comprendere: avrei infatti anche potuto scrivere “gli eroi son sempre giovani e forti”, per dare un tono più distaccato alla materia. Non è comunque la prima volta che personaggi di destra prendono mie canzoni come materia loro, e d’altra parte non ci si può fare niente: le canzoni sono là e la gente le prende a suo uso e consumo. Questa volta, però, davvero non mi piace>>.

Sulla liberazione dell’Italia dal regime nazifascista, Francesco Guccini ha dichiarato che << è una data altamente simbolica perché indica l’inizio della nostra Repubblica, la libertà conquistata dopo 20 anni di fascismo e di violenze. E’ anche una festa piena di significati concreti, che ricorda le lotte partigiane, le sofferenze di tanta gente e anche il ricordo di quanti hanno dato la vita per raggiungere la libertà. Per questo è giusto ancora chiamarla Festa della liberazione. Vede, io sono contrario a certi recenti revisionismi, a chi boicotta il 25 aprile anche tra chi si è trovato a rappresentare le istituzioni repubblicane nel nostro recente passato. La Resistenza è una cosa importante e va rispettata come tale. Tra l’altro una delle ultime canzoni che ho scritto parla della lotta partigiana, si intitola Su in collina, ci sono personaggi con i loro nomi di battaglia, Pedro, Cassio, il Brutto. Ho sentito la necessità di scriverla anche per reazione a questo periodo di revisionismo in cui qualcuno cerca di equiparare i combattenti della Repubblica di Salò ai partigiani. Lasciamo stare, lasciatemi stare la Resistenza >>.

Come non ricordare allora l’ultimo film del letterato e regista Pierpaolo Pasolini, Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975), tratto dal romanzo del Marchese De Sade Le centoventi giornate di Sodoma, che racconta di alcuni ragazzi, figli di partigiani e combattenti, rapiti dalle loro abitazioni e portati in una villa, ai servigi di quattro figure che rappresentano quattro poteri: quello nobiliare, quello ecclesiastico, quello giudiziario ed economico. I giovani, una volta seviziati, entrano in quello che il regista ha descritto cinematograficamente come una bolgia dantesca, da cui era impossibile uscire. Nel 1975 Pasolini scrisse sul Corriere della Sera: << Le mie Centoventi giornate di Sodoma si svolgono a Salò nel 1944 e a Marzabotto. Ho preso a simbolo di quel potere che trasforma gli individui in oggetti, il potere fascista e nella fattispecie il potere repubblichino. Ma, appunto, si tratta di un simbolo. Nel potere, in qualsiasi potere, c’è qualcosa di belluino. Nel suo codice e nella sua prassi, infatti, altro non si fa che sancire e rendere attualizzabile la più primordiale e cieca violenza dei forti contro i deboli: cioè, diciamolo ancora una volta, degli sfruttatori contro gli sfruttati”.

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