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20 aprile 2012

Il Botox per fronteggiare la depressione

Vari studi confermano che il botulino non ha solo una funzione estetica ma anche una valenza medica più generale. Ma la ricerca pubblicata sul Journal of Psychiatric Research” sembra aprire uno scenario interessante in un ambito molto complesso: la cura della depressione.

Lo studio dal titolo Facing depression with botulinum toxin: A randomized controlled trial” al quale hanno collaborato vari ricercatori svizzeri e tedeschi mostra che il trattamento della regione glabellare, cioè la porzione di spazio compresa tra le arcate sopracigliari e la radice del naso, con la tossina di botulino (onabotulinumtoxinA) ha effetti positivi nella cura di pazienti affetti da disturbi depressivi. Tali risultati inoltre supportano l’ idea che la muscolatura facciale non solo esprima ma regoli gli stati d’ umore.

Emozioni negative come tristezza, rabbia, paura caratterizzanti gli stati depressivi sono associate con il corrugamento di alcuni muscoli facciali. Tale fenomeno non costituisce secondo i  ricercatori un aspetto secondario ma una componente importante della patologia.

L’ ipotesi del “facial feedback” implica una interazione fra emozioni ed attività dei muscoli facciali. Il trattamento con la tossina di botulino riduce l’ attivazione di alcune aree della regione limbica del cervello durante le contrazioni volontarie dei muscoli indicando che il feedback modula il processo delle emozioni.

Anche in ambito di medicina estetica i pazienti riferiscono di benefici a livello emotivo oltre che cosmetico. E’ possibile che espressioni facciali positive conducano ad un miglioramento dell’ umore a livello di interazioni sociali e nel processo del rispecchiamento.

Siamo di fronte ad una malattia debilitante in molti casi cronica che affligge circa 121 milioni di persone. E’ comunque difficile credere che il botulino possa costiture una soluzione ad un problema complesso in cui interagiscono differenti fattori anche sociali. Questi risultati, però, non solo possono alleviare la sofferenza di molte persone ma porre anche basi innovative per la comprensione e cura di questa grave patologia.

 

Per consultare la ricerca visitare il sito:

http://www.elsevier.com/

 

 

 

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