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7 aprile 2012

Intervista a prof. Michele Perniola

Oggi abbiamo il privilegio di conoscere più da vicino il ricercatore e preside della Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi della Basilicata prof. Michele Perniola. Pugliese di nascita ma lucano di adozione, si laurea in Scienze agrarie presso la Facoltà di Agraria nel 1984 prima di lasciare la sua terra e diventare ricercatore presso il Dipartimento di Produzioni Vegetali dell’Università della Basilicata due anni dopo.

Quando è nata la sua passione per l’ambiente?”

“Nonostante abbia sempre vissuto in città, sin da piccolo ho trascorso molto tempo presso l’azienda agricola di famiglia. L’attività agricola mi ha sempre appassionato e il contatto con la natura e la sua complessità ha acceso in me la curiosità e la voglia di capire il funzionamento degli ecosistemi e degli agroecosistemi. Per questi motivi, al momento dell’iscrizione all’università la mia scelta è caduta senza esitazioni sulla Facoltà di Agraria, che ho frequentato con interesse e soddisfazione.”

La sua terra nativa, la Puglia, ha contribuito allo sviluppo di questo interesse?”

“Certamente si. Il paesaggio rurale pugliese, mai monotono e caratterizzato da grande variabilità e biodiversità permette di mantenere attivi numerosi interessi e il suo clima tipicamente temperato rende piacevole il contatto con la natura in ogni periodo dell’anno.”

Da quanti anni è docente universitario?

“Ho avuto la grande fortuna di vincere il concorso da Ricercatore presso la Facoltà di Agraria dell’Università della Basilicata subito dopo la laurea, dopo aver assolto agli obblighi militari, prendendo servizio all’età di 26 anni. Sono docente da 26 anni.”

E in questi anni non ha mai perso l’entusiasmo verso il mondo dell’insegnamento?

“Assolutamente no. Il contatto con gli studenti è un grande stimolo per continuare l’attività di ricerca e per aggiornare gli argomenti del corso. Il loro coinvolgimento nell’attività di ricerca sia per la preparazione della tesi che per il tutorato ai dottori di ricerca, mantiene vivo in me l’interesse sia per la ricerca che per la didattica.”

Tra le sue tre cariche, professore ordinario, preside della Facoltà di Agraria e ricercatore, quale le da più soddisfazioni?”

Le maggiori soddisfazioni intellettuali le raccolgo ancora nel ruolo del ricercatore. Cercare la soluzione a problemi, allargare il quadro delle conoscenze, approfondire gli studi, mettere ogni volta un nuovo tassello alla difficile comprensione dell’agroecosistema, con in più la possibilità di divulgare le novità immediatamente attraverso l’attività didattica, procura grande soddisfazione e ti fa sentire realizzato ed utile alla società.”

“E qual è quella con il maggior carico di responsabilità da fronteggiare?”

Qui la risposta è facile. Preside di Facoltà. Con la Riforma Gelmini e la fusione dei ruoli di Preside e Direttore di Dipartimento, le responsabilità saranno davvero troppe e ne riconosciute ne ricompensate. Nel mio Ateneo, le suddette cariche non ricevono alcuna indennità.”

“Ci può parlare della sua esperienza come editore dell’ Italian Journal of Agronomy?”

E’ stata per me una grande sfida. Come certamente lei saprà la valutazione dell’attività di ricerca del ricercatore viene effettuata sulla base della qualità delle sue pubblicazioni scientifiche. La
qualità dell’articolo dipende anche dalla testata su cui viene pubblicato. Esistono diverse agenzie che accreditano le riviste scientifiche, le più rinomate sono Scopus e Web of Science. Circa sei anni fa la mia società scientifica, la Società Italiana di Agronomia, era proprietaria di una rivista, la Rivista di Agronomia, non accreditata che pubblicava solo in lingua italiana. L’assemblea
dei Soci ha deciso quindi di tentare la strada dell’accreditamento, rendendo la rivista internazionale e pubblicando in lingua inglese. È stata affidata a me e ad altri due colleghi la direzione della Rivista. Sono stati sei anni di grande impegno, ma che mi hanno permesso di avere sotto osservazione l’andamento della ricerca nel settore agronomico a livello internazionale. Per me è stata un’occasione di aggiornamento e di crescita straordinaria, anche se di notevole impegno.
Ora siamo già accreditati su Scopus e sotto osservazione sino a fine 2012 su Web of Science. Un ottimo risultato visto che siamo partiti praticamente da zero. Il successo su scala internazionale della nostra rivista significa che, nonostante le difficoltà economiche in cui versa la ricerca in Italia, siamo ancora fortemente competitivi ed innovativi.”

“Sta lavorando alla pubblicazione di qualche nuovo articolo?”

“Gli impegni di Presidenza e la direzione della rivista non mi lasciano più il tempo di una volta. Tuttavia da anni abbiamo costituito un piccolo gruppo di ricerca con alcuni colleghi (è impensabile lavorare da soli), per cui l’attività di ricerca continua e al momento stiamo lavorando su due articoli conclusivi di un progetto di ricerca.”

“Ha in cantiere nuovi progetti di ricerca?”

Al momento stiamo studiando l’effetto dei cambiamenti climatici sui sistemi colturali e stiamo facendo domanda di finanziamento per due nuovi progetti, uno sulla fitodepurazione di acque e suoli inquinati e un altro sulle filiere bio-energetiche di possibile attuazione nella nostra regione.”

“L’attuale crisi economico finanziaria potrebbe influenzare il suo lavoro? In quale misura?”

E’ già da diversi anni che la crisi economica influenza negativamente l’attività di ricerca. I finanziamenti del nostro ministero sono esigui e assolutamente insufficienti per fare della buona ricerca. I finanziamenti europei non sono facilmente raggiungibili e, in ogni caso, ci costringono ad un carico di lavoro sia nella fase di progettazione che di rendicontazione che sottrae troppo tempo
all’attività di ricerca. All’estero ci sono uffici dedicati solo all’attività di progettazione e rendicontazione, il ricercatore si dedica solo alla ricerca. Qui in Italia dobbiamo fare tutto noi.

“Ritiene perciò che i fondi statali destinati al settore della ricerca non siano adeguati?”

Assolutamente no. Se si riesce ad ottenere un PRIN (Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale finanziati dal nostro Ministero), l’importo del finanziamento raramente supera i 70-80.000 euro per
biennio per l’intera unità operativa costituita generalmente da almeno tre-quattro ricercatori. Lei Pensa che si possa fare ricerca seria con questa cifra?”

Penso proprio di no. La ringrazio vivamente per la sua disponibilità professore.”

 

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