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Modello autoritario di famiglia: profilo sociale e psicologia

Redazione Controcampus 26 Aprile 2012
R. C.
20/09/2021

Eccoci giunti alla descrizione dell’ultimo modello di famiglia, sempre secondo la proposta di Giorgio Nardone, e cioè il modello autoritario di famiglia.



Si tratta di un modello ancora in voga in alcune situazioni sociali e gruppi, in cui un genitore, oppure entrambi, cercano di esercitare il loro potere sui figli. È uno stile famigliare presente nella nostra nazione prima e dopo la Seconda guerra mondiale, nella quale nazione emerge una chiara divisione dei ruoli e dei compiti fra il padre e la madre.

Nella società italiana di degli anni ’50, questo modello autoritario di famiglia era la soluzione più facile perché si potessero portare avanti quella serie di valori fondanti e mantenenti lo status quo, ossia l’onestà, l’onore, l’impegno, la forza di volontà condivisa fra tutti, grazie anche alla forte adesione ad ideali politici e religiosi. “L’adulto era il detentore di regole, imponeva la disciplina, e si presentava come modello esemplare da imitare” (Nardone G., Giannotti E., Rocchi R., 2010, Modelli di famiglia, TEA Edizioni, Milano, pg. 115).

Modello autoritario di famiglia: disciplina, il comportamento e la condotta

I questo modello autoritario di famiglia, peraltro ancora in voga, nonostante si presenti ai nostri occhi come decisamente anacronistico, la disciplina, il comportamento e la condotta sono punti di riferimento ineludibili, perpetuati sia dal padre che dalla madre. Quest’ultima può essere in posizione di sudditanza rispetto al marito, come può invece trovarsi ad esercitare un potere altrettanto rigido.

I figli vengono scoraggiati dal seguire le mode esterne, perché la maggior parte di quello che è esterno alla famiglia è negativo, mentre vengono incentivati ad accettare i dettami imposti dai genitori, con uno stile di vitadecisamente improntato sul dovere e poco, o nulla affatto, sul piacere.

Sono fortemente condannati gli sprechi e il superfluo, a meno che quest’ultimo non sia un’utile dimostrazione di superiorità sociale, proprio perché funzionale all’esibizione di un certo tipo di potere. Ed è per questo motivo sostanziale che in un tale modello gli investimenti maggiori sono indirizzati al figli maschi, mentre le femmine sono penalizzate.

Stile comunicativo deprimente

Lo stile comunicativo presente in questo tipo di famiglie è deprimente, compromettendo gli sviluppi della sfera relazionale dei figli. Di fronte ad un padre che è l’unico detentore del potere e della verità, l’atmosfera famigliare non può che essere tesa e tutti devono prestare la massima attenzione a quello che dicono, come lo dicono e quando.

Anche se tra madre e figli si po’ stabilire un rapporto più genuino, i dolori fisici e malesseri generali la fanno da padroni fra le reazioni dei figli, che proprio in questo modo cercano di sfuggire alla tensione quotidiana che respirano. In questa situazione, i codici comunicativi più utilizzati sono quelli del corpo: i gesti, i movimenti degli occhi, gli interminabili silenzi.

Quando il padre parla, e le sue parole sono essenziali e definitive, i suoi sono sempre dei monologhi, nei quali appunto non si prevede una contro-opinione, ma solo l’accettazione della sua visione delle cose e se i figli tenteranno la strada della contestazione nella maggior parte dei casi sarà un insuccesso.

Perché nel modello autoritario di famiglia si parla poco

“In queste famiglie si tende a parlare poco e nelle occasioni ufficiali (pranzo, cena e visite ai parenti) gli argomenti vertono su riprovazioni del lassismo imperante nella società e nell’educazione, previsioni di un futuro infausto, divieti e proibizioni sulle moderne strade della perdizione (discoteche, uso di sostanze, vacanze” (Nardone G., Giannotti E., Rocchi R., 2010, Modelli di famiglia, TEA Edizioni, Milano, pg. 117).

La madre ha poche possibilità di scelte comportamentali, perché diventa un’abile diplomatica, per rendere più accettabili, perché spiegate, le ragioni del padre, oppure cade lei stessa vittima del marito, chiedendo apertamente l’aiuto dei figli.

Durante il periodo adolescenziale, quando i figli tentano di contrastare queste norme e il conseguente stile di vita, nascono delle vere e proprie guerre iniziali che lasciano poi il posto al silenzio, perché quasi mai la contestazione filiale ha successo. Allora i figli abbandoneranno la lotta per alzare fra loro e i genitori delle vere e proprie barriere comunicative, con l’ulteriore scopo di arrangiarsi meglio da soli nel vivere esperienze clandestine. E il risultato finale di questa educazione è di avere figli che obbediranno, stando male, al genitore prevalente e alla madre, “poverina”.

Siamo così in presenza di relazioni intrafamigliari il cui perno è i padre e a senso unico: da lui verso i figli e poco, o quasi niente, viceversa. In questa dinamica la posizione assunta dalla madre è determinante, perché può essere di due tipi: a), quando il figlio assume i valori e le norme dei genitori si può assistere ad un primigenia forma di relazione, anche intima, all’interno della quale, cautelativamente, è possibile recuperare un rapporto paterno grazie alla madre; b), se il figlio si ribella e la madre si schiera con il figlio, le cose peggiorano perché il marito esperimenta simbolicamente una sorta di abbandono ed attacca la madre, facendo aumentare lo spazio inespressivo che lo separa dal figlio.

Le regole di vitapresenti in questo modello sono: “a), esistono valori assoluti, immutabili ed eterni da cui discendono le regole che sono indiscutibili; b), ognuno deve rendere conto delle proprie azioni e far fronte alle conseguenze che ne derivano; c), la soddisfazione dei bisogni e desideri si ottiene con l’impegno e producendo risultato concreti; d), ordine e disciplina sono i fondamenti della convivenza” (Nardone G., Giannotti E., Rocchi R., 2010, Modelli di famiglia, TEA Edizioni, Milano, pg. 118).

Sulla base di tali regole, il padre cercherà di essere l’esempio vivente di quello che traccia in teoria, nei pochi discorsi che farà a casa, mentre tutti gli altri dovranno ubbidire senza ovviamente discutere. La vita sarà scandita da appuntamenti orari precisi, inderogabili, con la distribuzione di compiti specifici per ciascun membro della famiglia. Il maschio dovrà eccellere in tutte le sue attività, portando con onore il nome della famiglia, mentre la femmina dovrà sviluppare le doti della dolcezza e della remissività.

A volte gli adolescenti riescono ad aderire a tali regole, ma il più delle volte rimane difficile sviluppando dunque una maggiore tensione all’interno della famiglia, iniziando a fare molte esperienze al di fuori della famiglia e all’insaputa dei genitori, con l’eventualità che il braccio di ferro tra i due arrivi a livelli anche drammatici.

“Quando il rifiuto del modello famigliare da parte del figlio viene esasperato, questi il più delle volte finisce per assumere posizioni radicali opposte che in realtà sono solo il rovescio della stessa medaglia” (Nardone G., Giannotti E., Rocchi R., 2010, Modelli di famiglia, TEA Edizioni, Milano, pg. 120). Ed il risultato finale, una volta che i figli diventeranno a loro volta genitori, è quello di ripercorrere, senza saperlo, esattamente il modello paterno.

Alessandro Bertirotti

© Riproduzione Riservata
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Dalle origini al 2004 Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero. Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore. Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi: Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e Filosofia Il giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno. Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure. Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10. Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze. Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50. Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta. Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali. Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp. È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia. Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze. La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009 A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono: Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitaria Cominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo. Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggi Nel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale. Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali. Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università. Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza. Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria. Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto