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6 aprile 2012

L’Aquila, tre anni dopo: come l’Università ricorda i suoi studenti

Una ferita che non si è mai rimarginata, quella del terremoto abruzzese; una ferita che non si può rimarginare, perché non sono solamente gli edifici ad essere stati distrutti. Per quanto la parola “terremoto” ci riporti quasi automaticamente alla mente immagini di macerie, degli scheletri delle case: si tratta di un futuro lacerato e abbandonato a se stesso, si tratta del futuro degli studenti aquilani.

Sono le 3:32 della notte del 6 aprile 2009, quando la terra trema. È questione di attimi, e l’ala nord della Casa dello Studente si accartoccia su se stessa, franando sul sonno indifeso dei ragazzi. Sono 8 i morti che vengono estratti dalle macerie della Casa, ma sono molti di più gli studenti che rimangono vittime del sisma: 47 nomi compaiono sulla pagina  che l’Università degli Studi de L’Aquila, con poche parole e la delicatezza necessarie in queste occasioni, ha deciso di dedicare al ricordo di questi giovani.

In coda al messaggio del Rettore Ferdinando di Orio, compare anche un breve e intenso invito (si parla infatti degli scomparsi come dei «nostri studenti», e allora anche chi, come me, non ha mai conosciuto questi ragazzi, non ha mai studiato a L’Aquila, prova compassione – cum patire – e sente che questi ragazzi sì, sono davvero nostri, sono anche miei e tuoi) affinché coloro che hanno conosciuto le vittime inviino i propri pensieri, ricordi e fotografie all’indirizzo mail ricordiamoli@univaq.it, perché tutto, anche la più piccola impressione, sia raccolta e conservata.

I giovani universitari verranno commemorati con l’assegnazione di una laurea ad memoriam, e il giorno 6 aprile anche con un concerto offerto dall’Associazione Musicale “Corale Novantanove”, che si terrà alle ore 12.00 presso l’Auditorium del Rettorato, in via Giovanni Falcone 25, Coppito.

Ma il lutto avvolgerà l’intera città – o meglio, quello che ne rimane: il sindaco Massimo Cialente ha infatti emanato un’ordinanza che prevede l’esposizione delle bandiere listate a lutto in tutti gli edifici pubblici e la chiusura per due ore, dalle 9.30 alle 11.30, degli uffici, con esclusione di quelli che offrono servizi essenziali.

La commemorazione sarà ancora più sentita, in quanto, a tre anni dal sisma, ancora non si hanno i nomi dei responsabili dei danni materiali e morali che la regione Abruzzo (e per regione qui intendo quell’organismo composto da elementi paesaggistici e umani, artistici e industriali) ha riportato a seguito dello sciame sismico di quei primi mesi del 2009.

Perché i responsabili sono umani, in particolar modo per la tragedia della Casa dello Studente, e su questo i periti della procura della Repubblica non lasciano adito al dubbio: Maria Gabriella Mulas, che ha prodotto una relazione di 1.300 pagine sul crollo, scrive infatti che «l’ala nord collassata non aveva un pilastro, presente invece in altri punti corrispondenti dell’edificio, che invece hanno retto», e ancora «il progettista [il progetto risale al 1965] non ha previsto in alcuna parte dell’edificio un sistema resistente adatto a sopportare azioni orizzontali provenienti da tutte le direzioni», mettendo in chiaro quanto l’edificio sia stato realizzato basandosi su di «una progettazione carente nei contenuti e caratterizzata da errori e omissioni».

L’autore di questo mortale progetto è Claudio Botta, 91 anni, che figura tra gli imputati; tuttavia il suo legale, Cesare Carosi, ha presentato presso il tribunale un’istanza in cui afferma e sostiene l’incapacità mentale dovuta all’età del proprio assistito, a causa della quale non potrà assistere al processo, né difendersi né pertanto essere considerato imputabile.

Le parti civili invece continuano ad affollare le aule del tribunale, e sono più di 50, tra i parenti delle vittime, i sopravvissuti, numerose associazioni e istituzioni, tra cui, però, non figura l’Università.

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