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25 aprile 2012

Milano e gli alloggi fantasma: è la volta buona?

Il comune di Milano è al lavoro per definire l’assetto dei nuovi alloggi studenteschi.

Tutto molto bello, per citare uno slogan di “pizzuliana” memoria. Ma la notizia dov’è?

Di bufale introdotte da un incipit simile, gli studenti hanno dovuto sorbirsene tante. Nel corso degli anni è venuto fuori un progetto dietro l’altro; proposte su proposte, divenute poi puntualmente chimere.

Mentre gli universitari attendevano speranzosi, si sono susseguiti addirittura 26 diversi piani per la costruzione di nuovi alloggi. E 4 di essi sono anche stati portati a termine con successo. Cosa ne sia stato degli altri 22 non è dato saperlo.

In tutto, era prevista l’edificazione di 5.200 alloggi; peccato che non ne sia stato tuttora realizzato neppure il 20%, e gli 800 posti letto aggiunti complessivamente sono da considerarsi una miseria.

Difficile scovare delle ragioni valide, specie in considerazione del fatto che alcuni di questi progetti avrebbero beneficiato di finanziamenti pubblici utili ad agevolarne la messa in atto.

E allora perché tante iniziative sono finite mestamente nel cestino? E perché tante altre recano ancora il cartello dei lavori in corso?

Si sono ipotizzati vari problemi: dalla logistica al tracollo finanziario di alcune aziende coinvolte, fino ad arrivare alle incursioni di clan malavitosi.

Prendiamo il caso dello studentato da 110 posti di via Malipiero: tutto andava per il meglio, con la Regione in procinto di sborsare 1.200.000 euro di tasca propria. Invece niente, tutto lasciato a metà.

Uno degli imprenditori interessati, Stefano Raccagni, venne sospettato di collusione mafiosa e se la diede a gambe (destinazione Thailandia); i suoi beni furono confiscati dai carabinieri, insieme alle quote nella Malipiero srl, e tanti saluti allo studentato; al suo posto rimangono al momento gli ingombranti ruderi di un ecomostro.

Ancor più emblematico il caso della struttura da 151 posti di via Oglio (anch’essa costata oltre un milione): lavori terminati con successo da un pezzo, peccato che ancora si attenda l’inaugurazione.

Si può immaginare quanto sia scomoda la posizione dell’assessore comunale all’Urbanistica, Ada Lucia De Cesaris; la quale, nel frattempo, ha esaminato un “censimento” sui piani incompiuti di edilizia universitaria.

L’assessore non bada a nascondere la polvere sotto il tappeto: “Ho trovato una situazione complessa, priva di un disegno complessivo che facesse i conti con le reali esigenze, carente di controlli negli affidamenti e nella realizzazione. È un percorso non facile perché alcuni soggetti hanno già ricevuto soldi pubblici e perché alcune società si trovano in liquidazione, se non con procedure di fallimento avviate.

Ora però è il momento di invertire rotta. Il nuovo piano è già pronto, anche se è il caso di tenersi sulla difensiva: “Le case per universitari saranno confermate dove ci sarà effettivamente un incontro tra domanda e offerta. Per altre situazioni stiamo valutando l’ipotesi di convertirle in edilizia sociale; in alcuni casi recupereremo le aree per uso popolare.

In linea del tutto teorica (e qui il condizionale è quantomeno d’obbligo), sarebbero in allestimento dei cantieri in via Bligny, viale Isonzo e piazzale Ferrara; progetti che valgono un totale di 771 posti letto (rispettivamente 331, 213 e 227), a fronte di un costo di circa 6 milioni.

I primi due cantieri dovrebbero mettersi in moto al massimo entro il 2013. Intanto si cercano aziende in grado di completare gli edifici tuttora “in sospeso”.

Il motto, insomma, è rimboccarsi le maniche e guardare avanti con fiducia. Ma a giudicare dai precedenti, è ancora un po’ presto per dormire sonni tranquilli.

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