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29 aprile 2012

Qunando i media assolvono al loro compito intrinseco: informare!

Essere in grado di comprendere la rete del potere ed essere informati rimangono aspirazioni non facilmente raggiungibili per buona parte dell’umanità.

Viviamo in una realtà in cui il nostro Paese ha perso la sovranità statale ed economica, ci vengono richiesti sacrifici economici e, in qualche piccola dose, si sta attizzando il fuoco alla lotta di classe, che in un paese dove le operazioni economiche che determinano “la vita o la morte” vengono fatte in maniera poco democratica e poco chiara, o quantomeno poco chiara alla massa, non guasta mai.

Una massa che si dibatte sul dare la colpa a questo o quel politico, e l’ imposizione di un nuovo presidente del governo non scelto democraticamente non viene analizzata chiaramente, o non è alla portata di tutti i cittadidi. Un paese che necessita di media che informino, chiariscano dubbi ed esplichino nozioni base per poter approdare ad un dibattito pubblico che centri i reali problemi contemporanei che affliggono il “Bel Paese”. Insomma è davvero necessario che i media facciano chiarezza sui problemi economici che attanagliano la Nazione e ne determinino cause e possibili soluzioni analizzando punti di vista interni ed esterni alla comunità.

Questo, il compito dei media al quale sta cercando di adempiere la rivista italiana di geopolitica Limes con il progetto UniLimes, “La geopolitica tra gli studenti” , http://www.controcampus.it/2012/04/informazione-condizione-essenziale-per-lo-sviluppo-sociale/ .

L’ evento, l’ ultimo di una serie di incontri di dibattito aperto con gli studenti delle maggiori Università romane: Sapienza e Roma Tre, incentrato sul Quaderno speciale Media come armi, avrà luogo giovedì 3 maggio alle ore 11.15 nell’ aula “A” dell’ edificio di Scienze politiche sito in piazzale Aldo Moro, 5.

Gli studenti rappresentano, appunto, il futuro dell’ economia, futuro che viene determinato dai media e dal loro potenziale informativo, esplicativo e soprattutto dalla funzine intrinseca che essi dovrebbero avere, ossia quella di “watch dog” (cane da guardia) del potere e della democrazia.

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