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12 Maggio 2012

A Unife un meeting internazionale di scienziati della fisica

Lunedì 14 maggio, nell’Aula Magna del Rettorato, (via Savonarola, 9), si apriranno i lavori del 75° BaBar Meeting, progetto internazionale che ha realizzato l’esperimento per lo studio della asimmetria materia-antimateria grazie a una collaborazione internazionale costituita da circa 500 scienziati ed ingegneri di 74 Università e Laboratori americani ed europei, organizzato dal Dipartimento di Fisica di Unife in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, (I.N.F.N.), sezione di Ferrara.

Fino al 17 maggio Unife ospiterà fisici sperimentali provenienti da Europa, Stati Uniti e Canada per discutere i più recenti risultati della loro attività di ricerca.

Il progetto internazionale ha permesso di realizzare un acceleratore e un rivelatore di particelle che hanno consentito l’individuazione di importanti informazioni per la comprensione dell’asimmetria materia-antimateria e la determinazione dei parametri teorici relativi e la scoperta di nuove particelle.

Il successo della materia rispetto all’antimateria è testimoniato dalla nostra stessa esistenza: ma perché la materia ha prevalso? Che cosa è accaduto all’antimateria? Qual è il meccanismo attraverso cui ha avuto origine tale asimmetria? Sono queste alcune delle domande alle quali i fisici tenteranno di rispondere nel corso del meeting.

“Il ruolo delle Università italiane, tra cui Unife, che con l’Istituto Nazionale di Fisica Nazionale hanno fornito un importante contributo sia in risorse umane che finanziarie – spiega il Prof. Roberto Calabrese, Preside della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali di Unife – è stato determinante per la realizzazione di questo importante risultato.

In particolare il grande magnete che incurva la traiettoria della particelle cariche, prodotte nel cuore del rivelatore di BaBar e altre componenti fondamentali dello stesso rivelatore hanno il marchio della ricerca e dell’industria italiana, BaBar”.

“I risultati dell’esperimento – conclude Calabrese – sono stati sottolineati dai vincitori del Premio Nobel per la Fisica 2008 Kobayahi e Maskawa che hanno dichiarato che non avrebbero mai ottenuto il Premio se le loro teorie non fossero state confermate dai risultati del progetto Babar”.

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