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24 maggio 2012

Archivistica e Biblioteconomia: cronaca di una morte annunciata a Lecce

Archivistica

Nel 1981 Gabriel García Márquez dava alle stampe Crónica de una muerte anunciada.

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Nel suo breve romanzo, il colombiano ha tessuto un’abile e ingegnoso intreccio tra i personaggi della vicenda e lo svolgimento delle azioni; ma un filo rosso, ben definito, traspare da quella fitta trama di eventi: nella piccola cittadina di Manure, tutti sapevano che Santiago Nasar quello stesso giorno sarebbe morto.

Si è scritto che Márquez, per la sua opera, si sia ispirato ad un fatto di cronaca realmente accaduto; di dubbi ne restano ben pochi: quotidianamente si consumano, silenziosi o clamorosi, episodi di morte annunciata. È questo ciò che è accaduto recentemente nell’Ateneo leccese: il C.d.L. Magistrale in Archivistica e Biblioteconomia, della fu Facoltà di Beni Culturali, è stato chiuso il 2 Maggio 2012 in sede di Cosiglio Didattico e approvato dal Consiglio di Facoltà.

Della prevedibile fine, tutti ne erano a conoscenza: in primis noi studenti.

La chiusura sembrerebbe una scelta dovuta. Un piano di studi che nel corso del tempo ha subito drastiche riduzioni e ripetuti tagli di scure, mutilazioni da noi assolutamente non condivise; giungendo negli ultimi due anni alla completa debellazione delle discipline di ambito bibliotecario. Secondo gli obiettivi specifici formativi, riportati nel sito di Facoltà, i laureati nel corso in Archivistica e Biblioteconomia «devono rivelare conoscenze e competenze teoriche e metodologiche nei settori dell’Archivistica e della Biblioteconomia» e acquisire «abilità avanzate nella formazione, gestione, organizzazione, conservazione e valorizzazione del patrimonio archivistico e librario»; ma come fare se il piano di studi del nostro C.d.L. è totalmente carente di insegnamenti inerenti la gestione, la valorizzazione e l’organizzazione del patrimonio librario?

Salvo alcune eccezioni, dei pochi laureati nella vecchia triennale di Scienze dei Beni Archivistici e Librari, le nostre conoscenze tecniche e teoriche nel campo bibliotecario sono ad alto rischio di deficit formativo; in soldoni: vorrà dire che una volta laureati, saremmo costretti, a nostre spese, ad iscriverci a corsi privati per completare la preparazione specialistica.

Nel tentativo di colmare tali lacune didattiche, dal Novembre 2011, noi studenti di Archivistica e Biblioteconomia del I e II anno decidemmo di costituirci nel Comitato Studentesco Promotore dell’Insegnamento di Bibliologia, per chiedere in Presidenza, con l’invio di due lettere ufficiali, la riattivazione straordinaria delle discipline caratterizzanti eluse. Ma ormai la sorte di Santiago Nasar era già scritta.

È colpa dei tagli alle Università? Della necessità di non superare un certo numero di assunzioni a costo zero? Del blocco delle assunzioni? Dell’impossibilità di cambiare il sistema? Dell’incapacità, da parte delle istituzioni, di comprendere l’importanza della conservazione della memoria? O della mancata volontà, riscontrata su più fronti, di tenere il corso aperto.

I nostri professori, venuti incontro alle nostre esigenze, hanno organizzato visite guidate, approfondendo le diverse tematiche sulla gestione del patrimonio librario nel tentativo di colmare le nostre lacune. Tali sforzi, purtroppo, non saranno sfruttabili sulla carta curriculare.

La tragica morte annunciata di Archivistica e Biblioteconomia comporterà il rallentamento del lavoro scientifico del polo Umanistico, che in questi ultimi anni ha operato capillarmente in molteplici istituzioni pubbliche, private ed ecclesiastiche della Puglia e Basilicata; uno sviluppo che si è concretizzato nel riordino e valorizzazione di numerosi fondi archivistici e di antiche collezioni librarie salentine. Rinunciare ad Archivistica e Biblioteconomia significa perdere un punto di riferimento per il nostro aggiornamento e la nostra competitività professionale in un settore lavorativo non ancora saturo e ricco di sorprese. Situazione che lascia un’allarmante stato di indifferenza generale nella Terra d’Otranto. Requiescat in Pace Santiago Nasar.

Ecco perché, come qualcuno si chiederà, siamo rimasti a Lecce: per la sincera fiducia che nutriamo, nonostante tutto, per l’Ateneo leccese; per l’amore e l’attaccamento filiale al nostro Territorio e alla sua Storia, sentimenti trasmessi e coltivati dalla qualità professionale del nostro corpo Docenti della fu Facoltà di Beni Culturali; per la propensione di noi studenti meridionali nell’inghiottire in silenzio bocconi sempre più amari, con la speranza e l’ottimismo che tanto più buia sarà la notte, tanto più fulgente sarà il Mezzogiorno del domani.

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