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18 Maggio 2012

Borse di studio, Genova taglia le matricole. De Nicola (Arssu): “Perdiamo studenti”

Borse di studio, anno zero.

Zero come gli assegni che lUuniversità di Genova, da quest’anno, ha deciso di stanziare per le matricole.

La situazione, da questo punto di vista, è drammatica in tutta Italia; i tagli non risparmiano nessuno, e l’insofferenza monta da tempo. In Piemonte da mesi imperversano le proteste degli studenti, che di questo passo faranno proseliti. ovunque

L’ateneo ligure non elargirà un soldo ai “nuovi acquisti”, esentati da qualsiasi tipo di rimborso. E la faccenda ha subito fatto baccano; a cominciare dalla denuncia di Francesco De Nicola, presidente Arssu (l’azienda regionale per il diritto allo studio universitario).

In una lettera indirizzata al presidente di Regione Carlo Burlando, De Nicola ha richiesto un tavolo di trattativa (con la partecipazione di Regione, Università e fondazioni bancarie) dove discutere di una questione in via di peggioramento: UniGe, al pari dell’ateneo di Torino, si impegnava a coprire il totale dei rimborsi sino a due anni or sono.

Poi la debacle: nel solo 2010 la percentuale subì un crollo del 40%, ma la picchiata proseguì sino ad interessare l’anno accademico successivo; il risultato è che allo stato attuale non è possibile erogare più del 41% dei rimborsi.

Ed è solo l’inizio. De Nicola ha segnalato pesanti ripercussioni, tra cui l’esodo di circa 500 studenti dall’ateneo di Genova nell’ultimo biennio. Un fenomeno che “subirà un ulteriore aumento, con sicuro danno non solo per l’Università, ma per l’intera regione, se l’attuale politica di fortissime riduzioni del finanziamento al diritto allo studio proseguisse anche per il prossimo anno accademico.

L’ipotesi paventata (e temuta) è quella di un’università per ricchi, che costringa le famiglie meno abbienti a cambiare aria o, in alternativa, a sopportare sacrifici immani pur di far studiare i figli. Ma il problema è anche un altro: gli atenei più vicini, come quelli di Pisa e Parma, offrono servizi migliori: salvo esigenze territoriali, perché dunque iscriversi a Genova?

La polemica coinvolge anche il Consiglio regionale. Dalla lista Biasotti, Lorenzo Pellerano critica duramente la condotta di UniGe: “Siamo alle solite: alla fine a rimetterci sono coloro che, essendo più disagiati economicamente e non potendo più usufruire delle borse di studio, sono costretti a iscriversi in altre Università, o peggio, ad abbandonare gli studi.

A chi addossare la colpa di questa situazione? Tagli a parte, Pellerano punta il dito contro una presunta gestione scellerata da parte delle Facoltà: “Nel 2011 le percentuali di studenti che hanno usufruito delle borse andavano dal 12,44 % di Medicina, al 10,84 % di Scienze della formazione, fino al 6,42 % di Lingue e il 6,72 % di Ingegneria.

Ma il consigliere ne ha per tutti e non risparmia la stessa Arssu: l’ente regionale si sarebbe fatto gabbare da dichiarazioni dei redditi fasulle; naturale, sostiene, che poi i conti siano saltati: “Solo nel 2011 Arssu ha stipulato una convenzione con l’Agenzia delle Entrate per effettuare controlli sulla regolarità delle dichiarazioni Isee. Da questa indagine comparata, purtroppo, è emerso che circa il 42% delle dichiarazioni non corrispondeva ai redditi realmente percepiti dalle famiglie.

Pellerano ricorda che già un anno fa lui stesso aveva “sollevato queste problematiche presentando due ordini del giorno: con il primo chiedevo alla Giunta di predisporre criteri più equi per la distribuzione delle borse alle varie facoltà, con il secondo chiedevo alla Regione di effettuare controlli più severi su tutti coloro che usufruivano delle borse di studio. Entrambi gli ordini del giorno erano stati approvati all’unanimità: evidentemente all’impegno preso non sono seguiti i fatti, visto l’Arssu è stata costretta ad azzerare le borse di studio per le matricole.

Paradossalmente, come scrive Daniela Altimani sul Secolo XIX, sarebbe stata proprio la ferrea politica “anti furbetti e anti-evasori” dell’Arssu a creare ulteriori difficoltà; avrebbe infatti “ritardato il pagamento degli assegni ai 1.756 borsisti iscritti agli anni successivi al primo”.

L’assessore al bilancio e alla formazione Pippo Rossetti ha assicurato che la questione sarà affrontata con senso di responsabilità. E d’altronde le Regioni non potranno a lungo far finta di nulla: sembra sia in arrivo un decreto che impone loro l’obbligo di incrementare del 40% i fondi statali per il diritto allo studio.

Se tutto ciò cambierà o meno qualcosa lo sapremo a breve. Intanto, è opportuno solidarizzare con De Nicola quando afferma che stanziare un mucchio di soldi per il finanziamento dei vari master e dottorati di ricerca non basta.

Dopotutto a cosa serve apparecchiare la specializzazione a questi giovani se neppure riescono a tirare avanti abbastanza per laurearsi?

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