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29 Maggio 2012

Contratti di lavoro. “A Roma funziona così”

Di questi tempi di sente parlare di contratti di lavoro. Diverse sono le tipologie di assunzioni: stage, tirocini retribuiti e non, corsi di formazione e chi ne ha più ne metta. La legge a riguardo è chiara e vale per tutto il territorio nazionale, che sia al Nord, che sia al Sud o al Centro.
Ebbene, pare che a Roma ci sia un modo di fare, anzi, piuttosto ci sia un atteggiamento che rientra nella “norma”. Ovvero molti datori di lavoro, che siano dottori di qualsiasi di natura, o titolari di attività commerciali, in modo particolare, affermano – “A Roma funziona così” riferendosi ai contratti non registrati, ma stipulati sulla fiducia reciproca e soprattutto a voce. Quindi il famigerato dipendente, dipendente non lo è, almeno non sulla carta. Perché? Perché, appunto a Roma funziona così, cioè le persone che hanno un rapporto di lavoro e che dipendono da un superiore, non vengono realmente assunte.

Non si parla certamente di tutti, ma di molti. È questo una sorta di giustificazione da parte dei datori di lavoro di spiegare, ad esempio, un “licenziamento” senza preavviso. Nella fattispecie, ho raccolto la testimonianza di Claudia alla quale gli è stato riferito, appunto, che “A Roma funziona così”.
Claudia, ragazza laureata, era in cerca di un’occupazione. Non trovando esattamente ciò che era più incline ai suoi studi, ha accettato di lavorare come addetta alla vendita presso un negozio di sanitaria, poco fuori dal centro della città eterna. Si era stabilito che Claudia avrebbe lavorato 40 ore a settimana per 800 euro nette mensili.

Tuttavia si sono presentate diverse irregolarità. Prima fra tutte la non registrazione del contratto di apprendistato, molto importante di questi tempi, visti i controlli a tappeto da parte della finanza. Contratto, per giunta, promesso alla ragazza – “sto parlando con il mio commercialista per vedere quale sia più adatto” gli ha detto il titolare. E nel lasso di tempo, gli è stato chiesto, nell’eventualità di un controllo da parte della finanza, di dichiarare di essere la ragazza del gestore dell’attività.

Seconda irregolarità che fa riflettere: gli è stato detto palesemente di non emettere troppi scontrini – “sai perché facciamo parte del regime dei minimi”. Così, al commercialista si mostrava un registro di corrispettivi non del tutto veritiero; infatti il vero registro di entrate (ed uscite) era costantemente aggiornato dalla ragazza, dove segnava i prodotti venduti scontrinati e non.

Terza irregolarità, senza ombra di dubbio, la più subdola: gli hanno detratto i soldi dei giorni festivi, ossia, le vacanze pasquali, il 25 aprile e l’1 maggio (festa dei lavoratori, per intenderci).

Altra irregolarità, infima quanto le altre: la retribuzione non era quasi mai puntuale. Si era stabilito che 800 euro venivano suddivisi in 200 euro ogni venerdì, così – “non ci pesa tanto la tua paga”. Tuttavia, spesso è capitato che la ragazza si prendesse solo 1/3 della retribuzione settimanale, il restante lo recuperava mediante la vendita dei prodotti all’interno del negozio stesso.

Ultimissima carognata da parte di questi titolari, è stata quella di avvertire la ragazza, circa una settimana prima dalla fine del mese, che l’attività sarebbe stata ceduta ad un altro titolare, dichiarando a Claudia, chiaramente scossa in quanto aveva programmato di lavorare presso quest’attività fino ad agosto – “non è nostra intenzione lasciare nessuno in mezzo ad una strada”.

Ora, sperando che questa notizia sia di monito per i ragazzi che, ancora freschi di toga e alloro, si apprestano a cercare un lavoro, seguite un consiglio: fatevi fare un contratto, che sia registrato, che sia a norma di legge, in modo che dopo in ci siano sorprese (spiacevoli).

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