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27 Maggio 2012

Da Uniba al Kenya: un ponte per le popolazioni del Meru

Un ponte, per salvare la vita di centinaia di persone. E’ ciò che ha realizzato l’Università di Bari, in collaborazione con la Diocesi Cattolica di Meru (Kenya) e la Regione Puglia, grazie al progetto “Realizzazione di un attraversamento pedonale sul fiume Kitheno” in favore della Cooperativa agricola “Meru Herbs”.

Il programma, coordinato dal prof. Giacomo Scarascia Mugnozza, direttore del Dipartimento di Scienze Agro-Ambientali e Territoriali dell’Università di Bari, prevedeva la costruzione di un ponte in acciaio per consentire l’attraversamento pedonale della popolazione Kenyana del Meru, altrimenti costretta all’isolamento o a rischiare la vita su di un pericolante ponte in legno.

Costruito ed andato distrutto più volte, a causa dei violenti diluvi che si abbattono frequentemente sulla regione, il ponte ha da sempre rivestito un’importanza vitale per il territorio, in particolare per la cooperativa agricola “Meru Herbs”, per la quale rappresenta l’unica via per trasportare i prodotti verso i mercati locali.

“Meru Herbs” è una associazione di produttori di erbe officinali che opera sulla sponda destra e sinistra del fiume Kitheno, assicurando lavoro per oltre 100 unità: una struttura solida che consenta un attraversamento in sicurezza del corso d’acqua, è necessaria per la sua sopravvivenza. Non solo: è indispensabile per l’intera popolazione del Meru.

Risale al 1984, il primo tragico incidente: il ponte sprofondò nel fiume al passaggio di un camion carico di rifornimenti, in seguito ad una grave siccità, causando la morte di numerose persone.

Per dieci lunghi anni, le popolazioni locali, private del ponte, furono costrette all’isolamento. La situazione restò immutata anche quando, nel 1994, si costruì il nuovo attraversamento: ne fu imposto l’esclusivo uso privato. Nonostante l’evidente necessità di una passerella pedonale, si dovette attendere sino all’anno 2000 per la realizzazione di due ulteriori ponti pubblici. Soltanto tre anni dopo, una violenta esondazione, non ne risparmiò nessuno dei tre.

Ancora morte, per una regione che già faticava al sostentamento: ricostruiti dopo un anno, nel 2007, una notte d’aprile, crollarono nuovamente.

Da allora, il passaggio fu reso possibile attraverso una pericolosa struttura di legno e cordame, costata la vita a decine di persone. Al suo posto, oggi, un solido ponte in acciaio, a due campate, sorretto da pilastri che non cederanno alle violente ondate: è così che un progetto di cooperazione diventa prova di solidarietà oltre le semplici parole.

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