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26 Maggio 2012

Gli archeologi dell’Università di Udine alla scoperta dell’antica capitale assira Ninive

Gli archeologi del Dipartimento di storia e tutela dei beni culturali (Dibe) dell’Università di Udine apriranno nel nord della Mesopotamia, nel Kurdistan Iracheno, una estesa campagna archeologica regionale decennale senza precedenti, patrocinata dal governo curdo e iracheno. Obiettivo, ricostruire la storia, dalla preistoria al periodo islamico, dell’insediamento e dell’uso del territorio della regione di Dohuk, a circa 60 chilometri a nord di Mosul e dell’antica capitale assira di Ninive, attraverso un approccio interdisciplinare che tenga in considerazione tutti gli aspetti – culturali, sociali, economici e ambientali – dell’occupazione antica dell’area.

L’ateneo friulano affonderà, dunque, le mani nel cuore dell’antico impero assiro, per svelarne i meccanismi di formazione, l’organizzazione, il sistema delle infrastrutture, l’ambiente. La prima campagna sarà avviata il 15 luglio prossimo e durerà fino agli inizi di ottobre.

Il progetto, denominato “Progetto archeologico regionale Terra di Ninive – PARTeN”, «presenta nel suo complesso – ha detto il direttore del progetto, Daniele Morandi Bonacossi, docente di archeologia e storia dell’arte del Vicino Oriente antico dell’ateneo di Udine – un potenziale archeologico dirompente e straordinario: per la prima volta studieremo sistematicamente quella parte dell’Iraq in cui è nata e si è sviluppata la civiltà occidentale».

La licenza di scavo decennale è stata rilasciata all’Università di Udine lo scorso novembre dal Ministero delle Municipalità e del Turismo e dal direttore generale delle Antichità del Kurdistan Iracheno, oltre che dallo State Board of Antiquities and Heritage di Baghdad. «Il nuovo progetto udinese – aggiunge Morandi Bonacossi – rappresenta la più estesa missione archeologica straniera attiva oggi in Iraq».

L’Unesco, inoltre, ha incaricato l’Ateneo friulano di elaborare un programma di valorizzazione globale del paesaggio culturale della zona ai fini del possibile inserimento della regione nella World Heritage List. In particolare, l’alto patronato Unesco dovrebbe riguardare il progetto di documentazione, conservazione e valorizzazione del complesso “propagandistico” monumentale a cielo aperto, scolpito sulle pareti rocciose a compendio del titanico sistema di irrigazione regionale voluto e realizzato dal re assiro Sennacherib (705-681 a.C.).

Grande la soddisfazione del rettore dell’ateneo di Udine, Cristiana Compagno, «per l’eccellenza riconosciuta a livello internazionale dell’Università di Udine nelle discipline archeologiche, con un primato nella ricerca archeologica orientale. Un’eccellenza che rappresenta anche una straordinaria opportunità sia per i docenti, italiani e stranieri, che per gli studenti, e che investe l’ateneo friulano, nei confronti del territorio regionale, anche del ruolo di volano di importanti rapporti internazionali.

Per questo è grande il riconoscimento alla Regione Friuli Venezia Giulia, nella persona del governatore Tondo e dell’assessore De Anna, attraverso Informest, che ha mostrato di credere profondamente nel ruolo di questo progetto, sia nella sua dimensione scientifica che in quella apripista di nuove partnership internazionali.

Senza questo significativo contributo, insieme a quello della Provincia di Udine, grazie alla sensibilità del presidente Fontanini e dell’assessore Lizzi, il Progetto Terra di Ninive non sarebbe in grado di attuare il proprio programma scientifico».

Il rettore ha annunciato che «l’Università di Udine realizzerà anche un vasto progetto di formazione di personale locale specializzato nello studio, conservazione e valorizzazione del patrimonio archeologico del Kurdistan, grazie al finanziamento, attualmente in corso di finalizzazione, da parte del ministero degli Affari esteri attraverso la Task Force Iraq della Direzione generale per la Cooperazione e lo sviluppo. Per questo importante finanziamento, che è anche il riconoscimento alla competenze e professionalità raggiunte dal nostro Ateneo, ringrazio il direttore della Task Force Iraq, Massimo Bellelli, l’ambasciatore d’Italia a Baghdad, Gerardo Carante, e il console italiano a Erbil, Simone De Santi».

Il “Progetto archeologico regionale Terra di Ninive” è stato presentato oggi nella sala del Tiepolo di palazzo Caiselli dell’Università di Udine, alla presenza di Saywan Barzani, ambasciatore della Repubblica dell’Iraq, che, auspicano che «l’Italia possa diventare il primo Paese partner dell’Iraq anche in un progetto di crescita culturale e di formazione», ha sottolineato come «L’Università di Udine sia un polo di eccellenza capace di fornire una collaborazione perfetta al Kurdistan, regione in fortissimo sviluppo anche dal punto di vista culturale». Elio De Anna, assessore regionale alla Cultura e Relazioni internazionali e comunitarie, ha sottolineato come «la cultura non sia un centro di spesa, bensì una grande opportunità di investimento; sosteniamo in modo convinto questo progetto, che consente di avviare u rapporto che spero quanto prima venga consolidato».

Elena Lizzi, assessore provinciale all’Istruzione e Cultura ha rimarcato «il valore di questa immane iniziativa dell’Università di Udine, cui la Provincia tutta porge i complimenti e l’ammirazione».

Nell’occasione è stato firmato il protocollo d’intesa tra l’Ateneo friulano e Informest – Agenzia per lo sviluppo e per la cooperazione economica internazionale, tra i principali enti finanziatori del progetto. La presidente di Informest, Silvia Acerbi, ha sottolineato che «questa giornata è tanto più significativa quanto più penso al dovere, in questo momento di crisi, di definire nuovi scenari per lo sviluppo economico. L’accordo sottoscritto oggi con l’Università di Udine e il supporto operativo al progetto “Ninive” in Kurdistan rafforzano la nostra presenza sul territorio regionale, come punto di riferimento per lo sviluppo economico tout court: soltanto ampliando gli orizzonti, anche in contesti inediti come la cultura e la salvaguardia dei patrimoni artistici, la cooperazione economica potrà diventare fondamentale strumento di ripresa».

Sono intervenuti, quindi, Abubakir Osman Zaineddin, direttore generale delle Antichità del Kurdistan iracheno, Neil Antony Harris, direttore del Dipartimento di storia e tutela dei beni culturali dell’Università di Udine, Hassan Ahmed Qasim, direttore delle Antichità di Dohuk, Kurdistan iracheno, Fabio Crosilla e Domenico Visintini, del Centro interdipartimentale CARTESIO dell’Ateneo di Udine.

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