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5 Maggio 2012

I disturbi del comportamento alimentare

A San Benedetto Del Tronto, presso l’Università di Camerino,al centro del Convegno di Psiconutrizione,grande partecipazione ha riscosso il dibattito sul tema “I disturbi del comportamento alimentare nello sport,la psicologia e il ruolo del nutrizionista”.

Moderatore dell’incontro il biologo e nutrizionista ,Dottor Luca Belli,ospiti:il dietista Dottor Massimo Negro Professore in Scienze Motorie presso l’Università di Pavia,il Dottor Alessandro Bonuccelli, e il Dottor Nicola Sponsiello dell’Università di Camerino.

Non è facile immaginare un atleta,uno sportivo che abbia problemi con il cibo, in quanto siamo abituati a vedere gli atleti come l’immagine perfetta di una persona in salute,che ha costruito, non senza fatica e sacrificio,l’equilibrio perfetto tra corpo e mente,la cura di sé, l’armonia fisica e il benessere mentale.

Ma, come è emerso dal dibattito,molti atleti o comunque persone che praticano sport anche a livello non agonistico,devono misurarsi con la paura e l’ansia di ingrassare,di perdere i benefici di anni di allenamento,il tono muscolare. Tutto questo porta ad aumentare il tempo dedicato all’allenamento e a diminuire il consumo calorico,con il rischio di andare in sovrallenamento. Vedi http://www.controcampus.it/2012/04/sport-e-dipendenza/.Questo disturbo ha un nome ben preciso:anoressia atletica o sportiva, e ne sono soggette soprattutto le donne.

Negli ultimi trent’ anni, sempre più spesso sono giunte all’osservazione degli specialisti atlete che presentavano disturbi psico-fisici specificamente associati all’attività sportiva. I disturbi solitamente insorgono in modo insidioso, e possono decorrere inosservati per lungo tempo, non di rado con attribuzione del disagio da essi causato ad un generico “stress da competizione”.

Sintomo di esordio è l’amenorrea, che si accompagna nel tempo a osteoporosi, causa talora di fratture ossee improvvise ed impreviste, erroneamente attribuite a sforzo o ad errori di allenamento.

Un’ accurata anamnesi riconosce la presenza di condotte alimentari anomale, che pur non corrispondendo pienamente ad una delle sindromi cliniche maggiori dei disturbi del comportamento alimentare, tuttavia sono da situarsi correttamente nel continuum dello spettro sindromico di questi disturbi.

Questo disturbo sarebbe indotto primariamente da un elevato coinvolgimento nell’attività sportiva. La spinta al dimagrimento, e soprattutto la pressione a ridurre la quota di grassi nella composizione della massa corporea, faciliterebbe in soggetti vulnerabili lo sviluppo di pratiche volte modificare l’apporto calorico, risultandone abitudini alimentari profondamente alterate.

Anomalie del ciclo mestruale sino all‘amenorrea, e un aumentato rischio di osteoporosi e fratture ossee ad esso conseguenti. Per le sue caratteristiche, il disturbo può decorrere non riconosciuto per lungo tempo. Lo sviluppo di pratiche alimentari anomale, può passare inosservato, ed in taluni casi essere anche incoraggiato dalla rete sociale dell’atleta.

La sottovalutazione di queste anomalie cliniche è particolarmente insidiosa nella popolazione giovanile, quando il conseguimento di positivi risultati nello sport può far tralasciare l’impatto che alterazioni dell’equilibrio psico-fisico possono avere su di un corpo il cui sviluppo non è ancora completato.

Per questo è fondamentale il ruolo dello psicologo sportivo, il quale ha il compito di ottimizzare nell’atleta il rapporto tra attività fisica e mentale,aiutandoli ad avere maggiore fiducia in loro stessi,riducendo l’ansia,e a controllare nella maniera giusta il dolore,l’attenzione e la concentrazione.

L’attività sportiva infatti è una pratica che può essere devastante per la mente dell’ atleta, basta solo pensare alla gioia provata per un successo o alla delusione dopo una sconfitta.

Sono tutte situazioni che possono essere distruttivi per il morale di un atleta e se lo psicologo non lo prepara ad affrontarle nella giusta dimensione è facile che l’atleta cada in una profonda depressione che gli impedirà di raggiungere gli obiettivi prefissati.

A questo proposito ci sono programmi molto validi come L’ACT HACTINGIN SPORTche favorisce la flessibilità psicologica dell’atleta durante l’allenamento, questo metodo permette all’ atleta senza altri condizionamenti, di svolgere l’attività in maniera semplice e spontanea aumentando l’efficienza.

E’ un corso che tratta vari argomenti con sessioni della durata di circa 2 ore, in esse si informa su una serie di argomenti cosi schematizzati:

Far comprendere i termini del problema;

• Rapporti tra mente e corpo;

• Come il corpo può bloccare la mente;

• Tu non sei il corpo tu non sei la mente.

Il lavoro dello psicologo è necessario completarlo abbinandolo a quello del nutrizionista,il quale deve essere capace di valutare la composizione corporea nei suoi sottoinsiemi fondamentali e le tecniche di valutazione dei singoli distretti; il metabolismo corporeo, il dispendio energetico, le tecniche ed i metodi di misura.

Il nutrizionista deve quindi fornire una vera e propria educazione alimentare, bastano a volte pochi consigli per riequilibrare delle errate abitudini alimentari.

Troppo spesso,infatti, si intraprende una nuova attività fisica senza prendere in considerazione l’aspetto nutrizionale e si rimane delusi dai risultati che tardano ad arrivare.

In conclusione tutti i partecipanti al convegno sono concordi nell’affermare che è doveroso permettere a tutti di vivere lo sport in maniera positiva . Le organizzazioni sportive che si occupano di attività giovanile trascurano spesso l’aspetto psicologico dell’allenamento, della gara, dell’integrazione tra compagni di squadra e delle problematiche relative all’integrazione sociale.

La consulenza dello psicologo dello sport per formare e aggiornare i loro tecnici sportivi favorisce la realizzazione di programmi adeguati alle esigenze di sviluppo dell’autostima e delle capacità cognitive dei giovani atleti.

Oggi la figura dell’allenatore è molto diversa da quella del passato; prima ancora di essere un preparatore atletico, esso, deve assumere un ruolo educativo.

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