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Autolesionismo nei bambini piccoli e nell’infanzia: cause e rimedi

Flavia de Durante 9 Giugno 2021
F. d. D.
16/06/2021

Dalle cause di autolesionismo nei bambini piccoli e nell'infanzia ai rimedi per sapere come uscirne e cosa fare per i piccoli che si fanno male da soli.

Quella dell’autolesionismo nell’infanzia è una problematica estremamente allarmante: crisi isteriche, bambini che si picchiano da soli, che si graffiano il viso.

I comportamenti tipici di questo fenomeno sono molteplici. Ad esempio, sbattere la testa al muro o per terra, tirarsi i capelli. Darsi pugni, picchiarsi, cadere intenzionalmente. O mordersi le labbra e le mani.

Queste crisi, solitamente, si verificano quando il piccolo è in uno stato di ansia, nervosismo o rabbia. Ma può anche capitare che questi violenti comportamenti vengano messi in pratica senza apparente motivo.

Spesso, quando i bambini si fanno del male da soli, scegliendo di autoinfliggersi sofferenza e dolore, gli episodi non sono isolati. Ma si ripetono pericolosamente nel corso del tempo. Proprio per questo, bisogna che gli adulti intervengano tempestivamente e nel modo più adatto.

A parlarci di cause e rimedi dell’autolesionismo nei bambini e nell’infanzia, quindi dei i piccoli che si fanno del male da soli, la pediatra dottoressa Tiziana Romano.

Tipi autolesionismo nei bambini piccoli e nell’infanzia: crisi isteriche, graffi e pugni in testa…

Le cause dell’autolesionismo nei bambini piccoli e nell’infanzia sono diverse e possono manifestarsi in diverse forme che prevedono atteggiamenti violenti verso se stessi, dunque bambini che si fanno male, si picchiano da soli durante vere e proprie crisi isteriche.

Atteggiamenti tipici di autogestione nell’infanzia sono:

  • Provocarsi dolore fisico autonomamente. Con atti quali battere la testa al muro o per terra o su superfici molto dure. Picchiarsi da soli (calci, schiaffi, pugni, morsi). Cadere intenzionalmente o lanciarsi per terra. Tirarsi capelli e unghie. Graffiarsi fino a far uscire il sangue.
  • Provocarsi dolore fisico per mano di altri. Ad esempio, ci sono anche bambini che cercano intenzionalmente di essere picchiati dai genitori.

E‘ frequente che i piccoli si provochino, a causa di queste violenze, lividi, contusioni e fratture. Nei casi più gravi ed incontrollati, addirittura mutilazioni. Generalmente questo aggredire se stessi è accompagnato da uno stato di notevole sofferenza interiore. Spesso associato a sentimenti di rabbia o di risposta ad un trauma.

“Il trauma è stato definito come un evento che va -oltre la portata dell’esperienza normale umana- (DSM-IV,1994). Per poter essere definito traumatico, un evento deve essere percepito dal soggetto come minaccioso per la propria vita o salute. Come evento latore di insicurezza profonda, impotenza o paura. Gli eventi traumatici possono essere di vario tipo. E, al di là della definizione del DSM-IV, possono essere anche esperienze della vita comune. Percepite da un soggetto in via di accrescimento come traumatiche.”– Principia la pediatra Tiziana Romano.-

“In età evolutiva abbiamo due caratteristiche obiettivabili anche alla semplice osservazione in ambulatorio pediatrico. Da un parte la ben nota resilienza, ovvero una capacità adattativa dei soggetti in via di sviluppo. Probabilmente da imputare al loro confrontarsi con se stessi sempre diversi, più grandi, ogni giorno. Ma dall’altra parte questo continuo cambiamento condizione un sentimento di vulnerabilità. Che in determinate condizioni, genera una sensibilità patologica.”– Spiega la pediatra.-

“La risposta al trauma, in qualsiasi età, può essere varia. Si possono innescare reazioni di evitamento, di contenimento del sentimento ansioso o depressivo. E reazioni di scarico della frustrazione. In tale ottica si inserisce l’autolesionismo.”

Perché i bambini si picchiano da soli: cause

I comportamenti di autolesionismo vengono messi in pratica dai bambini nel periodo dell’infanzia per varie cause e motivi che spingono i piccoli a farsi male da soli, da drammatiche crisi isteriche a bimbi che si picchiano da soli.

Da uno studio statunitense in merito, condotto dall’Università di Denver, arrivano dati allarmanti. Infatti, si stima che già a sette anni i bambini si autoprocurano del dolore fisico.

Solitamente, le violenze contro se stessi sono legate ad uno stato di disagio e sofferenza interiore. E si verificano in condizioni pressanti dal punto di vista psicologico e che il piccolo non riesce a gestire. Per il bambino queste sensazioni di frustrazione e dolore sembrano impossibili da contenere. E, dunque, cerca di liberarsi di quel malessere attraverso il dolore fisico. 

“I pazienti possono mettere in atto dinamiche violente di questo tipo per punire se stessi. O allontanare, mediante il dolore auto-inferto, il pensiero dell’evento traumatico.”– Ci spiega la pediatra Tiziana Romano.-

Generalmente, gli episodi di autolesionismo nei bambini e nell’infanzia si verificano per diverse cause, come:

  • quando non riescono a gestire la frustrazione di un “NO”. O quando gli si impedisce di fare qualcosa. O, anche, se non riescono in qualcosa.
  • problemi familiari, a scuola o con gli amici. Questi possono contribuire notevolmente al malessere interiore del piccolo.
  • per richiamare l’attenzione degli adulti. O auto-stimolazione in un contesto di isolamento.
  • desiderio di punizione per tacitare dei sensi di colpa.
  • piacere masochistico nel provare delle sensazioni dolorose.
  • Bisogno incontrollabile di manifestare il proprio malessere dovuto ad un evento traumatico.

“Alcuni eventi traumatici possono avere una portata oggettivamente importante. Pensiamo ad un incidente stradale. O all’abbandono da parte di un genitore, o alla separazione della coppia genitoriale. O alla perdita dei nonni. Ma in altri casi, in ragione di una maggiore reattività agli stimoli o ad un periodo di oggettivo stress, possono essere percepiti come traumatici eventi che diversamente non avrebbero acquisito tale dignità.”– Commenta la dottoressa facendoci capire che è molto importante la qualità del tempo passata con i propri figli.-

Rimedi per l’autolesionismo nei bambini piccoli e nell’infanzia e cure

Comprese le differenti tipologie di autolesionismo nei bambini e le cause alla base dei casi di piccoli che si fanno male, che si picchiano da soli vivendo frequenti crisi isteriche, è importante sapere come intervenire, terapie e rimedi.

Specialmente i genitori devono prendere subito in mano la situazione, sin dal primo episodio campanello d’allarme. Per quanto sia frustrante assistere a questi momenti di grande panico del proprio figlio, le mamme e i papà devono farsi forza. E affrontare rapidamente il problema. Eventualmente, anche ricorrendo all’aiuto di professionisti.

“E’ difficile dare indicazioni precise del quando la situazione stia per precipitare. Certamente l’autolesionismo, anche in condizioni di periodicità non allarmante, rappresenta un campanello d’allarme. Che poco ha a che fare con le richieste di attenzione volontarie o involontarie. Pertanto va affrontato dai genitori immediatamente.“- Sottolinea la pediatra.-

E’ fondamentale parlare con i propri figli. Ed è altrettanto fondamentale ascoltare i bambini ed i ragazzi. Bisogna innanzitutto cercare di individuare insieme il problema. Per comprendere se l’evento traumatico è in atto o è un ricordo. In secondo luogo bisogna mettere in atto condotte tali da evitare gli episodi senza demonizzare l’accaduto. Con gentile autorevolezza.”- Consiglia il medico.-

“Chiaramente, spesso, queste situazioni necessitano di un supporto psicoterapeutico. Ma è fondamentale che le famiglie prendano coscienza che gli episodi di autolesionismo nei bambini vanno immediatamente affrontati. Quando non isolati ad un solo episodio apparentemente casuale. Ed affrontati in maniera concorde dalla coppia genitoriale. E dagli eventuali altri curatori. Sia in termini di approccio, che di eventuali condotte di appagamento del minore.” – Conclude la pediatra Tiziana Romano.-

© Riproduzione Riservata
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Flavia de Durante Studentessa di Lettere Moderne all'Università degli studi di Salerno. Profondamente ecologista e ambientalista, mi occupo di volontariato animalista. Mi interessa esplorare il mondo circostante in tutte le sue sfumature ed in particolare l'animo umano e i rapporti interpersonali. Amo da sempre la lettura e mi diletto a scrivere sin dalla prima adolescenza. I temi che maggiormente mi interessano sono quelli legati alla cultura, alla storia, al costume, all'ambiente, all'attualità. Vedo nel settore del giornalismo non solo la possibilità di trasmettere dati ed informazioni, ma anche una grande opportunità di acquisire nuove e varie conoscenze. La curiosità e la voglia di sapere sono i motori principali che mi hanno spinto a intraprendere questo percorso. Leggi tutto