Differenza di genere e Violenza sulle donne: la situazione nel 2012

Redazione Controcampus 16 Dicembre 2012

Da anni i problemi circa della violenza sulle donne e la differenza di genere sono due degli argomenti più scottanti e, al contempo, più irrisolti, a cavallo tra il 20esimo e il 21esimo secoloSe ne parla tanto, si fanno congetture, ipotesi, piani di azione ma, tra lotta e omertà, in una società ancora profondamente sessista, questi problemi sembrano lontani dal trovare una soluzione.

Da sempre la donna è stata assoggettata all’uomo che non l’ha mai ritenuta sua pari. Ora, nonostante molti tendano a negare la questione e altri a strumentalizzarla a proprio favore, è assodato e sacrosanto che ci siano delle differenze di genere del tutto naturali e irreversibili e questo non dev’essere deleterio o discriminante, al contrario deve definire l’uomo e la donna in tutta la loro essenza. Negare le differenze è a dir poco contro natura e strumentalizzarle per negare dei diritti a qualcun altro è assolutamente disumano. Simili comportamenti, nel 21esimo secolo, sono ridicoli e rischiano di rovinare quel che di buono c’è nell’essere un uomo e una donna, nell’essere così diversi ma complementari e nell’essere comunque tutti esseri umani che hanno ragione di esprimere le loro differenze senza, per questo, vedersi negati dei diritti.

Nonostante sia passato più di mezzo secolo da quando è iniziata la rivoluzione femminista, in molti ancora faticano a convivere con la realtà che essa ha cambiato i rapporti e la società, e invece di impegnarsi a catalizzare questo cambiamento, andando ad arginarne i lati negativi e favorirne quelli positivi, ci si è persi un conflitto assurdo. In tal modo, le donne stanno perdendo la loro essenza, mettendo in dubbio la loro identità e non riescono ad avere una posizione equilibrata nella società: o spaventano l’uomo, che le accusa di essersi “maschilizzate”, andando così a perdere le caratteristiche proprie del genere femminile e minare un’istituzione importante come la famiglia; oppure, anche se dispiace dirlo all’alba del 2013, esso le reputa ancora inferiori e continua a discriminarle. Dal canto suo, l’uomo non si riesce a evolvere e continua a rimanere schiavo di un sistema che lo vede come il cattivo, andando a vanificare, così, il lavoro e le speranze di molti.

Questo problema scatena contraddizioni, aberrazioni, psicosi, omertà, orgoglio di genere, razzismo e tutta una serie di comportamenti che rendono i rapporti uomo/donna e donna/società davvero complessi e che, molto spesso, sfocia in indignitosi casi di violenza.
La situazione circa le violenza desta non poche preoccupazioni e, per capirla più a fondo, abbiamo intervistato Nadia Somma, dell’associazione D.i. Re – Donne in rete contro la violenza, che da anni si batte per i diritti e la salvaguardia delle donne:

Perché, nel 2012, ancora si riscontrano casi di violenza sulle donne?

La violenza sulle donne non è un’emergenza, ma è strutturale ad una cultura che investe gli uomini e le donne di ruoli che li pongono in relazione con disparità di potere.  La società e le politiche poi riflettono e reiterano queste disparità con la tendenza a mantenerle sia all’interno delle relazioni di intimità ma anche nella società e nel mondo del lavoro. La violenza sulle donne è sempre stata uno strumento per mantenere questa disparità: una “estrema misura” adoperata quando le donne si sottraevano e/o si sottraggono a ruoli imposti o ad aspettative sul loro ruolo. Una “estrema misura” che è stata “garantita” nel suo perpetuarsi dall’invisibilità. La violenza maschile sulle donne (quando non era addirittura codificata e ammessa) è sempre stata rimossa o nascosta dal silenzio delle vittime e da una omertà che sosteneva chi la esercitava. Le donne che rivelavano le violenze andavano incontro a colpevolizzazione o stigmatizzazione sociale.  Ancora oggi, purtroppo, molte donne non raccontano le violenze per paura di non essere credute o di essere colpevolizzate. Talvolta denunciano ma la violenza non viene riconosciuta e vanno incontro a quella che viene definita vittimizzazione secondaria. Il lavoro ventennale dei centri antiviolenza ha contribuito a svelare e a destrutturare quel muro di silenzio che con pregiudizi, stereotipi, giustificazioni continuava a celare la violenza. Non avendo dati riferiti agli anni precedenti all’esistenza dei centri antiviolenza, è difficile dire se la violenza  sia aumentata oppure no.  Un dato certo è che oggi finalmente se ne parla e cominciamo ad avere dati.

Come è cambiata la situazione rispetto al secolo scorso?

Per quanto riguarda la violenza ed il maltrattamento familiare la percezione della violenza era differente. Mancavano strumenti importanti come la legge sull’ordine di allontanamento, la legge sullo stalking. La violenza sessuale era, fino al 1997, un reato contro la morale e non contro la persona. Più in generale, nei secoli scorsi la violenza sulle donne non era solo ammessa, ma addirittura codificata. Esistevano poi discriminazioni che oggi reputeremmo inaccettabili nei confronti delle donne. Le donne non potevano votare, studiare, lavorare, intraprendere alcune professioni e vivevano sotto la tutela del padre prima e del marito poi, condannate ad un destino biologico: maternità, cura della famiglia. Il Novecento seguiva i secoli delle libertà femminili negate ed è stato il secolo delle grandi conquiste delle donne. Ne cito alcune: nel 1946 le donne italiane votano per la prima volta, ma non tutte. Ad esempio le prostitute non possono votare…e su questo aspetto si potrebbe aprire una riflessione a parte su quanto il cammino dell’universalità dei diritti sia sempre lenta e faticosa.  Nel 1960 viene sancita la parità salariale delle donne. Nel 1975 viene approvato il nuovo diritto di famiglia; nel 1978 la 194, purtroppo oggi minata dall’obiezione di coscienza, sottrae le donne alla morte per aborto clandestino e sancisce il diritto all’autodeterminazione delle donne nella scelta della maternità; nel 1981 viene finalmente abolito il delitto d’onore;  solo dal 1997 la violenza sessuale non è più un reato contro la morale ma contro la persona. Il diritto talvolta precede, talvolta segue i cambiamenti sociali e culturali. Nel secolo scorso le leggi hanno stabilito principi e norme che sono state fondamentali per un cambiamento del ruolo delle donne. Paradossalmente, all’inizio del nuovo secolo, con un patriarcato ormai destrutturato ed in crisi irreversibile, ci sono tendenze nella società italiana a portare l’orologio indietro nel tempo ma il movimento delle donne, che si pensava tramontato, è quanto mai attivo e sta prendendo parola e iniziative politiche perché questa pericolosa involuzione  non avvenga.

Qual è la situazione che vive l’Italia, nello specifico, circa questo delicato tema?

L’Italia, come sempre, si pone in una situazione arretrata rispetto alle politiche ed alle iniziative istituzionali per affrontare il problema. Lo scorso inverno, Rashida Manjoo, accademica e avvocata, special rapporteur sulla violenza di genere per l’Onu, inviata in Italia per la verifica dell’applicazione delle direttive della Convezione Cedaw, ha richiamato l’Italia a fare di più. I centri antiviolenza non hanno finanziamenti diretti e adeguati che consentano loro di attuare e  progettare gli interventi a sostegno delle donne. I posti letto previsti secondo le direttive europee per dare ospitalità alle donne vittime di violenza, dovrebbero essere 5700 nel nostro Paese: invece sono solo 500. Il piano nazionale antiviolenza non è stato ancora attuato, e non esiste ancora un osservatorio nazionale sulla violenza alle donne che raccolga i dati annualmente e in maniera capillare sul territorio italiano. Dati che dovrebbero essere reperiti presso tutte quelle agenzie che possono entrare in contatto con donne vittime di violenza o maltrattamento: forze dell’ordine, servizi socio-sanitari, tribunali e procure, centri antiviolenza ecc.

Fare una descrizione precisa è difficile vista la vastissima gamma di casi e personaggi di cui si compongo situazioni del genere, ma immagino che ci siano dei caratteri peculiari tra tutti coloro che perpetrano la violenza e tra tutte coloro che la subiscono. In questo senso, ci può fare un identikit psicologico di chi violenta e chi viene violentata?

Quando i centri antiviolenza parlano di violenza si riferiscono a tutte le forme di violenza. La violenza sessuale viene attuata nella stragrande maggioranza dei casi  all’interno delle relazioni di intimità, dove ci sono relazioni di maltrattamento. Così lo stupro viene attuato in larga percentuale tra le mura di casa, anche se a livello sociale è la violenza sessuale da parte di sconosciuti che viene stigmatizzata. La percezione dello stupro cambia se si tratta di stupratori stranieri. E’ interessante vedere come l’opinione pubblica, purtroppo talvolta orientata dai mass media o strumentalizzata da politici privi di scrupoli a fini di propaganda elettorale, muti atteggiamento se lo stupratore o l’autore di maltrattamenti sulle donne è uno straniero. Allora il fenomeno della violenza sulle donne viene deformato e raccontato come un problema di sicurezza o di immigrazione. Come se fosse il portato di culture estranee alla nostra e che non ci riguarda. Ma ci riguarda eccome.  Comunque la violenza sessuale da parte di sconosciuti rappresenta una minima percentuale anche se viene urlato sulle pagine dei giornali quando avviene.  Un identikit di vittima ed autore di violenza è difficile farlo. Per quanto riguarda le donne: la violenza sessuale ed il maltrattamento possono incontrarlo tutte. La differenza, caso per caso, la fanno le risorse psicologiche, culturali, affettive con le quali una donna affronta una violenza subìta. Ma non esiste una vittima “predestinata”: poi naturalmente come lei ha affermato nella domanda, le situazioni specifiche sono estremamente diversificate tra loro. Per quanto riguarda invece gli uomini che hanno commesso violenze, maltrattamenti o stupri,  qualcosa di maggiormente specifico possono dire gli operatori dei Cam (Centro ascolto uomini maltrattanti) che da qualche anno operano in Italia.

Cosa si può fare per arginare questo fenomeno?

Oggi l’Italia deve assolutamente impegnarsi sia finanziando i centri antiviolenza che istituendo un osservatorio nazionale che raccolga dati sul fenomeno, ma anche attuando il Piano nazionale antiviolenza. E’ necessario formare in maniera adeguata il personale delle forze dell’ordine, quello socio sanitario ed i servizi sociali. Va implementato, quando non addirittura creato là dove non esiste, un lavoro di rete tra i soggetti e le agenzie che possono entrare in contatto con donne vittime di violenza. E si deve operare perché le vittime siano adeguatamente tutelate.

Crede che un giorno si potranno sconfiggere definitivamente queste insensate e avvilenti violenze?

Si, siamo convinte che se si agirà in maniera efficace, politicamente e socialmente, le vittime troveranno maggiori e migliori risposte. I maltrattamenti potranno essere bloccati e prevenuti con interventi mirati e competenti a tutela delle vittime.  In quest’ottica è fondamentale il lavoro sugli uomini che agiscono maltrattamenti e i luoghi dove oggi possono chiedere di essere aiutati a gestire rabbia e frustrazione, i Cam, sono ancora troppo pochi in Italia. Da questo punto di vista il contributo degli uomini per lavorare su un cambiamento culturale è importante. Ci sono gruppi di uomini che da tempo, in Italia, lavorano sulla costruzione dell’identità di genere maschile: associazioni come Maschile Plurale e altre. Ma ognuno deve assumersi delle responsabilità e fare la sua parte. Anche i mass media che troppo spesso contribuiscono ad amplificare messaggi sessisti e pregiudizi. Il cambiamento comincia sensibilizzando i giornalisti facendoli riflettere sul linguaggio dei mass media nel raccontare la violenza sulle donne. Il maltrattamento familiare ed il femminicidio ancora oggi sono spesso giustificati  come “raptus”, “delitti passionali”; inoltre si devono invitare alla riflessione le agenzie di pubblicità e la televisione a non rappresentare le donne come corpi “sezionabili” in base ad un uso sessuale. Ma soprattutto impegnarsi contro le discriminazione sulle donne nel mondo del lavoro, e nella società. Da questo punto di vista, molti di questi interventi sono indicati dalla Convenzione Del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne, la violenza domestica, comunemente conosciuta come Convenzione di Istanbul. La ministra Elsa Fornero l’ha firmata il 27 settembre scorso e adesso auspichiamo la ratifica, nel nostro ordinamento, in tempi brevi. Richiesta fatta, tra altre richieste, anche nella Convenzione No More, promossa da D.i.Re, Udi, Casa Internazionale delle donne, Giulia, Piattaforma Cedaw. 

Siamo all’alba del 2013 e non più tollerabile che si verifichino simili violenze. Un cambiamento c’è stato, cha piaccia o meno, e i cambiamenti non sono mai privi di lati negativi. Questo è un problema delicato, che va affrontato con coscienza e fermezza al fine di assicurare alle donne diritti e doveri, senza discriminazioni o favori, e risolvere il rapporto/conflitto di genere che, troppo spesso, vede le donne come le vittime e gli uomini come i carnefici, e che non può di certo trovare risposta in violenze che offendono l’intelligenza che dovrebbe distinguerci come esseri umani

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avatar Redazione Controcampus Controcampus è Il magazine più letto dai giovani su: Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro.Controcampus nasce nell’ottobre 2001 con la missione di affiancare con la notizia e l’informazione, il mondo dell’istruzione e dell’università. Il suo cuore pulsante sono i giovani, menti libere e non compromesse da nessun interesse di parte.Il progetto è ambizioso e Controcampus cresce e si evolve arricchendo il proprio staff con nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. 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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto