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18 Maggio 2012

I reati della Casta: truffa e appropriazione indebita

E’ notizia di questi ultimi giorni l’iscrizione nel registro degli indagati di Umberto Bossi, leader dimissionario della Lega Nord e dei suoi figli.

La Procura di Milano, nell’inchiesta sull’uso dei rimborsi elettorali da parte del partito padano, sta perseguendo il senatur e i due rampolli rispettivamente per truffa ai danni dello Stato e appropriazione indebita.

Più in particolare secondo l’accusa, il movimento politico avrebbe ottenuto ben diciotto milioni di euro quali rimborsi elettorali in base ad di un rendiconto ritenuto non veritiero: attraverso un’alterazione delle voci sia di entrata che e uscita del bilancio sarebbe stato possibile l’assegnazione del denaro pubblico. Ai figli, invece, la contestata appropriazione indebita si riferirebbe ai conti personali che, secondo i magistrati, sarebbero stati pagati attraverso il denaro del partito.

Entrambi i delitti in esame sono perpetrati a danno del patrimonio. Relativamente al primo reato, a mezzo dell’art. 640 del Codice Penale, il legislatore punisce  con la reclusione da sei mesi a tre anni chiunque con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno è punito. Al secondo comma è prevista un’ aggravante sul piano sanzionatorio (reclusione da uno a cinque anni) qualora la truffa sia stata consumata ai danni dello stato.

Va osservato che contrariamente ad una posizione tradizionale che richiedeva per il perfezionamento del reato il compimento di una condotta “positiva”, la Cassazione ha ritenuto che l’artifizio o il raggiro richiesti possono consistere anche nel semplice silenzio, maliziosamente serbato su alcune circostanze da chi abbia il dovere di farle conoscere, poiché il comportamento dell’agente in tal caso non può essere considerato  passivo ma artificiosamente predeterminato a perpetrare l’inganno. (Cass. sent. 9194 /1991).

E’ sufficiente , quindi, che venga allestita una “subdola messa in scena”, bastando qualsiasi simulazione o dissimulazione posta in essere per indurre in errore (Cass. sent. n. 163707/83).

Per quel che concerne, invece, l’appropriazione indebita, l’art. 646 c.p. punisce con la reclusione fino a tre anni (e con la multa fino a euro 1032), chiunque, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, si appropria il denaro o la cosa mobile altrui di cui abbia, a qualsiasi titolo, il possesso.

Il delitto in questione si perfeziona nel momento e nel luogo in cui l’agente adotta in piena consapevolezza una condotta che sotto il profilo oggettivo oltrepassi l’ambito delle possibilità comprese nel titolo del suo possesso ed incompatibile con il diritto del proprietario, realizzandosi una palese trasformazione del puro possesso in dominio.

In tal modo l’agente esercita del tutto illegittimamente un potere autonomo sulla cosa, al di fuori dei poteri di vigilanza e di custodia che spettano giuridicamente al proprietario.

Si è, quindi, in presenza di reati di estremo biasimo sociale, sebbene non trovino un’adeguata riprovazione sanzionatoria attese le pene irrogate, piuttosto lievi, peraltro suscettibili di maggiori sconti grazie alla normativa di favor rei.

Di certo, delitti già di per sé così infamanti, incoraggiano nella collettività maggiore sdegno qualora si accerti  che a consumarli siano state persone investite di altissime funzioni pubbliche. Ma non solo. In un Paese impantanato in una gravissima crisi economica, stritolato dall’alta tassazione su imprese e famiglie, immobilizzato dalla disoccupazione, soprattutto giovanile, notizie del genere non possono che esasperare il malcontento sociale e la disaffezione popolare verso le Istituzioni e la politica.

A perderci, in tutti i sensi, è la democrazia.

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