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19 maggio 2012

“Il collegio della mitezza”: riapre la casa di Norberto Bobbio

L’appartamento di Norberto Bobbio al quinto piano dello stabile al numero civico 66 di via Sacchi a Torino, diventerà una foresteria per studenti.

Si chiamerà “Il collegio della mitezza”, in ricordo dell’atteggiamento con cui Norberto Bobbio ha saputo proporre la sua riflessione sui temi più fondanti e controversi del dibattito politico di fine Novecento.

La mitezza è una qualità troppo spesso sottovalutata o fraintesa ai nostri tempi, si tende a confonderla con la paura di schierarsi, si cerca di rivendicare alla sfrontatezza il ruolo di virtù per gli uomini migliori; si pensa sia questo l’ atteggiamento giusto per affermare le proprie opinioni: occorre alzare la voce.

La voce di Norberto Bobbio è stata invece ferma ma calma. La ragione e la cultura ne hanno saputo mitigare il tono senza però affievolire la forza dei suoi contenuti, l’hanno resa autorevole e per questo capace di arrivare a molti.

L’illustre inquilino ha vissuto in questi duecento metri quadrati, con vista sulle colline piemontesi, per gran parte della sua vita, dal 1934 al 2004. Trent’anni ricchi di filosofia, politica e diritto, come testimonia la grande libreria di legno nel soggiorno-studio che ospita centinaia di testi, e che sarà a disposizione dei giovani ospiti.

Da otto anni la casa è chiusa e disabitata, e i familiari, che non intendono venderla né affittarla, hanno pensato di trasformarla in un ostello per ricercatori, rifiutando tutte le proposte che volevano rendere l’abitazione un museo.

I lavori di ristrutturazione dell’appartamento saranno finanziati e gestiti a distanza dall’ “Instituto Norberto Bobbio. Cultura, Democracia, e Direitos Humanos” di São Paolo in Brasile, centro che raccoglie molti giovani intellettuali latinoamericani.

L’ostello, con più camere e una cucina in comune, sarà aperto a studenti provenienti da ogni parte del mondo, e alla cittadinanza per incontri e lezioni a numero chiuso che potrebbero svolgersi in occasione di alcune manifestazioni della città come “Biennale democrazia”. L’iniziativa parte dal desiderio di Marco Bobbio, uno dei figli del filosofo, sostenuto dall’impegno attivo dei nipoti Emanuele, Simone e Federico.

L’intenzione di questo progetto, spiega il figlio, è far vivere insieme a questa abitazione il pensiero di suo padre. Il filosofo, infatti, non avrebbe voluto che la sua abitazione fosse trasformata in un museo, e rifiutava l’idea che dopo la morte gli fosse dedicato un centro studi o una fondazione. Trasformarla nel “Collegio della mitezza“, continua il figlio, “è sicuramente il miglior modo per assecondare il suo spirito”.

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