Le banche secondo Capgemini, EFMA e gli studenti universitari!

Redazione Controcampus 7 Maggio 2012

Negli ultimi giorni, la multinazionale  IT Capgemini e l’associazione no-profit EFMA (organizzazione specializzata nel marketing per gli operatori finanziari retail) hanno presentato i risultati dell’indagine “World Retail Banking Report 2012”, giunta ormai alla sua 9ª edizione.

Anche quest’anno, l’analisi del mercato bancario, ha dettagliatamente indagato il comportamento del “consumatore” del prodotto/servizio bancario, attraverso lo studio della customer satisfacion, della customer experience rispetto al proprio istituto bancario e/o in riferimento alla fruizione di banking products in generale. Dall’analisi emergerebbero dati confortanti, oserei dire, a tratti. I dati raccontano, infatti, di una custormer experience positiva aumentata del 7% su scala globale (anno 2011) per i fruitori di servizi bancari, ma, in concomitanza, però, gran parte degli utenti oggetto di indagine, avrebbe dichiarato, o meglio avrebbe manifestato incertezza rispetto all’ipotesi di “confermare” il rapporto con il proprio istituto di credito nel lungo periodo. L’indagine metterebbe in evidenza, dunque, un chiaro problema di retention in una ipotesi di lungo termine.

L’analisi delle due società, effettuata su circa 18 mila clienti e in ben 35 nazioni, evidenzia, infatti, che ben 9% dei clienti bancari sarebbe, in sostanza, propenso a lasciare il proprio istituto di rifermento nei prossimi 6 mesi, mentre, circa il 40% del panel addirittura dichiarerebbe di non sapere se proseguire la relazione negli anni.  La stessa indagine, sottolineerebbe l’opportunità, però, per le banche di un’azione semplice e repentina per recuperare in tempo questo gap rilevato:  con poche abili mosse, le banche potrebbero secondo gli analisti, infatti, riuscire a ridurre, se non proprio ad eliminare, la percezione negativa maturata dai propri clienti (soprattutto negli ultimi anni di crisi economica), attraverso un’oculata azione di marketing volta a offrire servizi che possano avere un impatto positivo sulla stessa fedeltà dei clienti (servizi qualitativamente più alti, più sicurezza, sistemi più user friendly per gli utenti, ovviamente tassi di interesse più allettanti). L’indagine ha rilevato, inoltre, una customer satisfacion diversa geograficamente. Per quel che concerne l’Europa occidentale, solo il 66% dei clienti di banche si dichiarerebbe soddisfatto, posizionandosi al penultimo posto come area, prima dell’Estremo Oriente.

Raramente indagini afferenti al mercato bancario e del credito in generale, tendono a coinvolgere nei loro panel studenti universitari o comunque persone estremamente giovani, in quanto chiaramente fuori dal mercato del lavoro o perché spesso non dedite a investimenti, a depositi o a operazioni bancarie in generale. E’ risaputo, che lo status da studenti universitari è “geneticamente” indicativo di uno stato economico personale, sicuramente non di vantaggio. Lo studente medio è sempre un giovane regolarmente “in bolletta” e che combatte, day by day, con un mercato dell’editoria universitaria sempre meno competitiva, con locatari che vogliono “strappare” affitti in nero a prezzi esorbitanti o con società di trasporto che ritengono, il più delle volte, che i clienti universitari siano solo numeri, piuttosto che “cassa pura”! Essere studenti universitari, dunque, significa , in sintesi, aggirarsi in prevalenza nei meandri più sconosciuti di quel mondo economico riconducibile al concetto più ampio e generico di “economia/consumo low cost”. Ma studenti e banche, in fondo, non sono poi così tanto lontani. Seppur l’Italia non detenga certamente la leadership nel riconoscere a studenti prestiti ad honorem per proseguire gli studi (contrariamente agli USA), questa opportunità, comunque esiste, grazie ad alcuni istituti bancari (es. Unicredit, Monte dei Paschi di Siena, ecc.). Molti studenti, inoltre, sono correntisti presso svariate banche con agevolazioni “anagrafiche” rispetto ai costi di gestioni degli stessi conti correnti. Infine, e non meno importante, gli studenti, cosa che spesso viene trascurata, diverranno nel tempo fruitori a 360° di servizi bancari. Dunque, nel loro piccolo, anche gli studenti universitari, sarebbero forse in grado di maturare delle idee e soprattutto, seppur spesso in forma forse minimale,  sono in grado di formulare, in base alle loro piccole esperienze bancarie, dei pareri, delle opinioni, dei giudizi sul mondo degli istituti di credito. Ma quanto effettivamente i giovani e gli studenti conoscono questo settore da loro, in fondo, non così lontano?

Ineditamente Controcampus oggi, infatti,  desidera dar voce a  questi giovani studenti universitari italiani, attraverso una raccolta, oserei dire, “qualitativa e genuina” di alcuni punti di vista sul tema “banche”, andando “controcorrente” rispetto ai generici sondaggi d’opinione sul tema, ove, il loro parere, raramente è compreso. In particolare, posto all’attenzione degli studenti intervistati, il tema della loro possibile relazione con una banca, del prestito ad honorem,  e i possibili “to do” bancari per gli studenti. In sintesi, i punti più salienti.

Daniela; classe ’80 (Economia e legislazione per l’impresa; Sardegna):  “…il problema per lo studente universitario non è trovare condizioni favorevoli a livello creditizio, il problema sta a monte: l’istruzione accademica non dovrebbe essere un bene di lusso per cui indebitarci. E’ uno dei settori in cui investire per permettere la crescita del nostro paese. Bisognerebbe revocare i tagli aumentando gli stanziamenti in borse di studio e agevolazioni varie e contemporaneamente aumentare anche la qualità dei servizi universitari in sé. C’è tanto da tagliare ma non sull’istruzione, sanità e pensioni. A mio parere non bisogna avvallare questa cosa del prestito d’onore perché è un segnale negativo su come affrontare la carriera universitaria in barba a quello che dovrebbe essere un diritto. Ok, non gratuito, ma, fornito sottocosto perché rappresenta l’investimento sui giovani che saranno il futuro del paese, e non con un finanziamento da quindici anni…

Dora; classe ’87  (Teoria dei linguaggi e della comunicazione audiovisiva; Campania): “… sono d’accordo con il prestito ad honorem, ma fino ad un certo punto. 1. La valutazione: 100/110 non è una votazione inarrivabile ma alcuni, nonostante la buona volontà, non c’arrivano; 2. Modalità pagamento prestiti. Ipotizziamo che dopo la laura si riesca a trovare velocemente un lavoro. Bene! Ma devi saldare  un conto di 25mila euro (compresi interessi) alla banca. Immaginiamo che guadagni 1000 euro al mese (per i più fortunati): riuscirai a saldare il debito in 2 anni e mezzo se non di più! Consideriamo il caso che ti sei laureato a 25 anni e hai trovato subito lavoro e guadagni anche bene: in 3 anni sei libero dal debito. Salderai il debito a 28 anni, quindi! Nel frattempo magari vorrai costruirti una famiglia, ma mentre racimoli il denaro necessario per il matrimonio, per la casa, per i mobili ecc.. passeranno ancora 2-3 anni (sempre per i più fortunati) e prima dei 30 anni non riuscirai mai a vedere il sogno di una famiglia realizzarsi. Questa è la visione ottimistica e la pessimistica? Mettiamo caso che dopo la laurea il nostro amico trovi un lavoro ed inizi a pagare il prestito, ma, dopo alcuni mesi l’azienda lo fa fuori a causa della crisi. Come lo paghi il prestito? Non dimentichiamoci che attualmente il tasso di suicidi dei giovani a causa della mancanza di lavoro e non solo sta aumentando a dismisura, figuriamoci quando su questi giovani graverà il peso di restituire soldi ad una banca.  A questo punto l’unica cosa ipotizzabile, sarebbe studiare e provvedere alle esigenze economiche con un lavoretto estivo che contribuisca a mantenersi gli studi e provare fare domanda di borsa di studio (anche se non verrà concessa, rientrare nelle graduatorie consente comunque di non pagare le tasse)…

Fabio; classe ’83 (Ingegneria delle telecomunicazioni, Campania): “Diciamo che in questo periodo, politicamente e socialmente affranto, le banche giocano un ruolo cardine, e non sono ben viste dalla maggior parte della popolazione. Purtroppo per accedere ai servizi creditizi viene richiesto troppo spesso il soddisfacimento di parametri non sempre facilmente raggiungibili: questo taglia un pò le gambe a chi pure essendo in gamba e intraprendente non riesce a coprire le tante spese… ecco, diciamo che le banche sono viste come degli “AmmazzaSogni” che nel momento di prendere, prendono, ma nel momento di dare…col cavolo! Inoltre molto spesso approfittano della scarsa informazione dei propri clienti per proporre servizi non realmente interessanti, ma comunque a pagamento, che ovviamente possono funzionare sulla prima, ma alla lunga il cliente si sente comunque preso in giro. Per farla breve direi che la bassa retention, sia dovuta principalmente alla percezione che in generale il cliente medio ha della classe bancaria (ovviamente a ragione)“.

Davide; classe ‘82 (Editoria e Giornalismo;  Puglia): “1. Le banche non hanno nessun interesse ad avere uno studente come cliente a meno che il papà del suddetto studente non sia un politico, un industriale o un mafioso (le 3 cose possono coincidere) quindi non ci sono vere offerte per loro; 2.I piccoli correntisti e quindi lo studente medio, sono soggetti a spese mensili e trimestrali e pagano per tutte le opzioni aggiuntive (per esempio vedere il proprio conto da internet o non avere limitazioni di accesso al bancomat che generalmente sono fissate a 2 al mese e così via…). Quindi conto stabile (senza accrediti lavorativi) e senza “crescita” VS spese bancarie e tasse fisse = bancoposta. 3. Se sei costretto a prelevare da una banca che non è la tua si possono avere brutte sorprese sul conto e poi le poste e quindi i loro bancomat, sono più numerosi. 3.Gli studenti medi preferiscono quindi affidarsi ai conti posta perché considerati più free e utili x i piccoli conti, piccoli acquisti e per comprare su internet.

Francesco, classe ‘85 (Scienze della comunicazione; Emilia Romagna): “Credo che i clienti bancari abbiano dubbi se proseguire il loro rapporto con la banca prima di tutto per il clima di incertezza che si è creato intorno al mondo bancario stesso. Parliamoci chiaro: noi siamo un popolo da “soldi sotto il materasso”, il cittadino comune ricercano prima di tutto sicurezze, che le banche, al momento, non possono dare. Quindi, fino a quando ci sarà da depositare cifre relativamente basse il problema non si pone ma per cifre più alte bisogna pensare seriamente se conviene depositarle in banca e se proprio in quella banca. Inoltre, un’ulteriore “botta” alla credibilità bancaria lo ha dato il trading “selvaggio”: con che spirito pensiamo oggi di comprare pacchetti di azioni proposte da broker/consulenti finanziari che con i loro suggerimenti hanno immesso sul mercato italiano titoli tossici come Parmalat e Cirio (per citare i più noti)? È chiaro che alla luce di queste cose un cliente bancario, ad oggi, ricerca solo un modo economico per: aprire e chiudere il conto a zero spesedepositare soldi, ritirarli quando vuole, strusciare la carta di credito/bancomat senza spese di transazione. Ecco, quindi, cliente perde quel rapporto di, falsa, fiducia che si instaurava con la banca e suo direttore. È chiaro che in questo modo diventa molto più facile cambiare banca per un’altra“.

Matteo, classe ’87  (Teoria dei linguaggi e della comunicazione audiovisiva; Campania): “Queste lauree costano sempre più e valgono sempre meno! Per come è messo il nostro mercato del lavoro rischiamo di fare solo il gioco delle banche. A me, per dirla francamente, tutta questa situazione sembra una specie di ragnatela, dove più ti dibatti e più resti impigliato. Uno perché in Italia un ottimo curriculum di studio non è quasi mai anticamera di un posto di lavoro accettabile, magari anche adeguatamente retribuito. Anzi i dati sulla precarietà la dicono lunga sulle quelle che sono le prospettive di questo paese. E anche se fosse, cominciare una carriera, anche promettente per carità, con la spada di Damocle di un debito, sempre sulla testa e che ti può tranciare in due al minimo ritardo, non dev’essere il massimo della vita. Per non parlare dei vari tassi e clausole che fanno schizzare il debito anche oltre il 20, 25 % della cifra richiesta. Questo sempre se hai un conto aperto presso questo o quell’istituto bancario. Due perché le banche vogliono garanzie che i nostri atenei, alla luce delle drammatiche condizioni in cui versa l’università pubblica, non sono capaci di dare. Non ci sono fondi o almeno non ce ne sono abbastanza perché si possa iniziare una politica di prestito sostenibile. I periodi di rientro dei prestiti poi rischiano di diventare un labirinto senza uscita. Anche un solo ritardo può essere fatale. Questo perché i tassi continuano a salire, per cui spesso chi pre-ammortizza finisce per pagare rate addirittura più alte. Pre-ammortare insomma è una sola. Non lo fate!

Si ringraziano i tantissimi studenti che simpaticamente hanno partecipato a questa raccolta di opinioni e hanno espresso il proprio parere sul tema affrontato.

Fonte dati www.capgemini.com

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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto