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4 maggio 2012

Lotta all’Alzheimer: scoperta proteina tossica

 

L’ Alzheimer è una forma di demenza senile caratterizzata da un deterioramento cognitivo cronico. In Italia ne soffrono circa 600.000 persone.

Il morbo si manifesta con lievi disturbi alla memoria per poi svilupparsi attraverso una progressiva perdita delle funzioni cognitive che impedisce nello stadio più avanzato della demenza di compiere indipendentemente le attività quotidiane più semplici.

Sebbene siano centinaia gli studi clinici non è stata individuata alcuna terapia efficace in grado almeno di ritardarne il decorso. Lo studio pubblicato su “Nature” dal titolo “Prion-like behaviour and tau-dependent cytotoxicity of pyroglutamylated amyloid-β” sembra, quindi, aprire nuove possibilità per la cura farmacologica di questa grave malattia.

Gli scienziati partendo dal confronto con il meccanismo che causa malattie come l’Encefalopatia spongiforme bovina (“malattia della mucca pazza”) in bovini e la malattia di Creutzfeldt-Jakob negli esseri umani secondo il quale alcune proteine (prioni) infettano altre hanno isolato la beta-amiloide, chiamata beta-amiloide piroglutamilata (o piroglu) che trasforma altre proteine beta-amiloidi in una forma che è quasi 100 volte più tossica.

L’ indagine si inserisce all’ interno di una più vasta ricerca a livello cellulare secondo cui in pazienti affetti da Alzheimer è riscontrabile un accumulo extracellulare di beta-amiloide causa delle placche senili (dette anche placche amiloidi) e degli ammassi neurofibrillari a livello cerebrale. Attraverso lo studio di questi processi cellulari potrebbe essere spiegata la degenerazione diffusa e la morte dei neuroni alla base di questa forma di demenza.

Una terapia farmacologica costituirebbe una svolta importante per la cura di una malattia dai forti impatti sociali, psicologici ed economici non solo per il paziente. A fronte di una ricerca sottofinanziata e di un sistema sanitario nazionale non in grado di gestire le necessità assistenziali continue dei malati gli oneri non solo economici restano per lo più a carico dei familiari.

 

La ricerca è consultabile sul sito web: http://www.nature.com/

 

 


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