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18 Maggio 2012

Omosessualità animale, quando la natura “contraddice” se stessa

 Nel mondo accademico se ne parla molto poco, spesso viene minimizzato come fenomeno di nicchia. Si tratta dell’omosessualità nel mondo animale, sebbene molti studiosi tendano a precisare che l’uso del termine è tutt’ora molto controverso. Dato il forte sostrato culturale proprio delle società occidentali,  un corretto uso della parola omosessuale implica un’ esibizione evidente in un animale di un comportamento teso ad approcci sessuali con simili dello stesso sesso. Negli ultimi quindici anni sono stati documentate pratiche omosessuali in circa 1.500 specie, sia in cattività che in ambiente naturale. Secondo più recenti ricerche, questo fenomeno è largamente riscontrato tra gli uccelli e i mammiferi, in particolare tra i primati e i mammiferi marini.

Sempre più scienziati confermano l’esistenza dell’omosessualità permanente in specie che formano legami affettivi duraturi come i pinguini, ma anche in specie poligame come le pecore. È stato dimostrato che “approssimativamente l’8% degli arieti mostra (anche se posti di fronte ad una scelta) preferenze sessuali per membri dello stesso sesso”. L’omosessualità ha un significato evolutivo preciso e, in alcuni casi, può rivelarsi una tattica vincente per il gruppo animale che la pratica. Ad esempio le femmine dell’albatro di Laysan (Phoebastria immutabilis), facendo coppia, costruiscono il nido e allevano la prole insieme. Tale saffismo potrebbe rappresentare una strategia riproduttiva alternativa nei periodi in cui i maschi scarseggiano. Ancora, i delfini dal naso a bottiglia (Tursiops truncatus) hanno interazioni tra individui dello stesso sesso per facilitare la coalizione del branco.  Analisi più approfondite e ambiziose suggeriscono che gli stessi comportamenti sessuali potrebbero agire come forza selettiva. Come forza selettiva si intende un cambiamento improvviso o graduale che condiziona il successo riproduttivo di individui o animali.

Come molti comportamenti che non sono finalizzati alla riproduzione, l’omosessualità nel microcosmo animale ha conseguenze sul piano evolutivo ancora da chiarire. Gli studi procedono ora su una possibile incisione del patrimonio genetico, che potrebbe aiutare a scoprire come questo fenomeno si evolverà e come agirà sull’evoluzione di tutte le specie. Lo scienziato Peter Bøckman è più esplicito a riguardo.  Alla presentazione della mostra Against Nature, della quale era il consulente scientifico, affermò che “il comportamento omosessuale esiste in tutte le specie, eccetto quelle che non hanno rapporti sessuali come l’echinoidea e gli anfidi”. La presenza di pratiche e comportamenti diversi dall’eterosessualità tra animali confutano la tesi secondo la quale l’omosessualità sarebbe innaturale o persino lesiva.

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