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21 gennaio 2013

Vaccino anti papilloma virus: Stupro Sanitario o Equivoco Mediatico?

Vaccino anti papilloma virus: Stupro Sanitario, Truffa Criminale e Piano Diabolico”.

Sono questi i cruenti epiteti usati da alcune correnti di pensiero per etichettare il vaccino anti papilloma virus. I fautori della teoria del Complotto, gli esegeti della ragion pura della medicina tradizionale ed ufficiale, i persecutori dell’imperialismo delle multinazionali farmaceutiche, non hanno perso un solo istante per  accanirsi, a torto o a ragione, contro l’unico vaccino della storia in grado di proteggere da un tumore, quello alla cervice uterina. Al di là del bene e del male, però, sono tanti, forse troppi, i dubbi paventati dal vaccino anti HPV.

Qualcuno l’ha etichettato come stupro sanitario. Qualche altro, invece, insospettito dalla sobillante campagna pandemica ventilata dalle case farmaceutiche, ne ha evidenziato persino afflati d’impronta diabolica. Ma chi più di ogni altro ha odiato il vaccino anti HPV, è stata, senza ombra di dubbio, la madre di quella dodicenne che dopo essersi sottoposta all’iniezione intramuscolare è stata colpita da una grave forma neurologica.

In Italia, la campagna di promozione del vaccino anti papilloma virus è iniziata nel 2008. Da allora, le Asl italiane non hanno mai smesso di inviare brochure e volantini sia alle scuole, sia alle famiglie, evocando una vaccinazione di massa. Al di là della cospicua sponsorizzazione, però, il vaccino anti papilloma virus continua a rappresentare un’incognita, specie per le madri delle giovanissime italiane, destinatarie della propaganda farmaceutica, e sempre meno propense ad esporre le proprie bambine ad inutili rischi.

Ma è davvero così? Il Vaccino anti papilloma virus è davvero in grado di esporre le pazienti a gravi rischi per la salute? Oppure ci troviamo dinanzi ad un equivoco mediatico?  

Uno studio condotto dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna evidenzia le ragioni per le quali il vaccino anti papilloma virus, in Italia, stenta a decollare: il 56% dei genitori con figlie di età compresa tra gli 11 e i 18 anni, ha dichiarato di avere molti dubbi sulla sicurezza del vaccino, dovuti prevalentemente all’assenza di un’adeguata campagna di sensibilizzazione.

Per l’Harward Woman’s Health Watch i benefici ed i rischi relativi all’impiego del vaccino anti-papilloma virus non sono ancora del tutto noti. Ad ogni modo, la comunità scientifica internazionale sostiene che, al di là del deleterio alone d’incertezza, sia verosimile ipotizzare, quantomeno, l’efficacia e l’utilità del più noto dei vaccini, il Gardasil. Recenti studi, infatti, hanno dimostrato che questo vaccino sia in grado di proteggere contro quattro tipologie di virus altamente nefasti. Secondo molti ricercatori, tali virus, se non estirpati o debellati, possono concitare tumori del collo dell’utero e condilomi genitali. Al di là di questo dato positivo, però, non esistono studi scientifici che siano in grado di dimostrare l’efficacia protettiva di tale vaccino contro altre forme di virus associate alle neoplasie. Dunque, il vaccino anti papilloma è, sicuramente, importante, ma non protegge totalmente dai virus ed, al contempo, non presenta funzioni terapeutiche: in altre parole non appare idoneo a proteggere le donne che hanno già contratto il virus. Alla luce di tali incertezze, gli esperti sostengono che le donne debbano continuare a sottoporsi al Pap Test, anche dopo essersi vaccinate, e soprattutto a prendere precauzioni significative che possano annichilire le altre infezioni sessuali.

L’obiettivo nevralgico della vaccinazione anti papilloma virus è la prevenzione del tumore al collo dell’utero. Dal 2008 al 2011, in Italia sono state vaccinate 1.238 mila 290 adolescenti di età compresa tra gli 11 e i 12 anni. Si tratta di un vaccino non obbligatorio, ma consigliato e propagandato non solo dalle case farmaceutiche. Molti esperti, infatti, sostengono che questo sia il primo vaccino anticancro della storia. Un vaccino nato per debellare un virus che nel 90% dei casi tende a scomparire da solo. Del resto, alcuni dati dimostrano che il rischio di morte correlato al tumore della cervice sia in costante diminuzione: il Pap Test ed altre norme precauzionali, infatti, hanno contribuito ad alleviare le sofferenze derivanti dall’imprudenza sessuale o da predisposizioni genetiche. Ad ogni modo, gli esperti consigliano l’adozione contemporanea delle tre principali forme di prevenzione: Pap Test, utilizzo del condom e vaccino anti papilloma virus. Per quel che concerne i condom, alcuni studi hanno dimostrato che essi non siano in grado di proteggere, totalmente, dal papilloma. Al fin di comprendere al meglio l’utilità e la sicurezza del vaccino anti HPV, abbiamo deciso di contattare la Dott.ssa Dora De Maio, ginecologa in servizio presso la Asl di Mercato San Severino (SA).

Dott.ssa De Maio, il vaccino antipapilloma è davvero utile oppure può produrre effetti collaterali?

“Il vaccino anti papilloma virus è nato in Svezia, dove i rapporti sessuali sono davvero molto precoci (iniziano intorno ai 13anni). In Italia la situazione è del tutto diversa e i rapporti sessuali, di norma, iniziano dai 16 anni in poi. Ad ogni modo, sono favorevole a questa tipologia di vaccino e credo che andrebbe somministrato intorno ai 15 anni. Tuttavia, esistono degli ostacoli. Il vaccino anti papilloma virus non è facilmente accettato sia dai medici di famiglia, sia dalle mamme. Al di là di una considerazione non del tutto unanime e positiva, diversi studi scientifici hanno dimostrato l’utilità e la validità del vaccino, evidenziandone il suo sintomatico valore preventivo. Il vaccino, infatti, se somministrato al di sotto dei 16 anni, cioè prima dell’inizio dei rapporti sessuali, può preservare le giovani pazienti dal cancro al collo dell’utero. Per quel che concerne i rischi, invece, ad oggi, in Italia non è stato registrato alcun effetto collaterale. Il Vaccino antipapilloma virus non è nocivo e preserva le pazienti dal cancro al collo dell’utero”.  

Il Papilloma Virus rappresenta una delle principali cause di infezione a trasmissione sessuale. Un’infezione che colpisce circa il 75% delle persone almeno una volta nella vita. Alcune forme di HPV risultano in grado di generare lacerazioni capaci di trasformarsi in tumori del collo dell’utero. Molti studi scientifici hanno dimostrato che l’infezione da HPV, di norma, viene contratta subito dopo l’inizio dell’attività sessuale. Si stima che circa il 51% delle donne con normale attività sessuale acquisisca l’infezione nei tre anni successivi ai primi rapporti.

Il vaccino anti papilloma virus, quindi, ha una funzione a dir poco rilevante: previene il tumore al collo dell’utero provocato dal virus. A rivelare i retroscena deleteri ed infausti dell’HPV è stata anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la quale ha avuto modo di dichiarare pubblicamente che “il carcinoma della cervice uterina sia la prima forma tumorale direttamente riconducibile ad un’infezione: quella generata dal papilloma virus”. Per tali ragioni, molti esperti consigliano il vaccino anti – HPV.

Di recente, la vaccinazione anti HPV è stata abilitata anche per i soggetti di sesso maschile di età compresa tra gli 11 e i 25 anni.

Perché conviene vaccinarsi. Secondo diverse correnti di pensiero scientifiche, il vaccino gode di un’elevata efficacia. Il livello di protezione relativo alle infezioni da ceppi 16 e 18 ed alla generazione di lesioni di alto grado nelle adolescenti è, addirittura, del 99%. Tuttavia, la soglia di protezione tende a ridursi drasticamente, se le pazienti siano affette da ceppi non coperti dal vaccino; in tal caso, il vaccino ha un’efficacia del 28%. Infine, se le giovani pazienti scelgono di vaccinarsi dopo l’inizio dell’attività sessuale, l’efficacia del vaccino scende al 19%. Sulla scorta di tale ultimo dato, la comunità scientifica tende a consigliare una vaccinazione a dir poco preventiva, al fin di annichilire, realmente e tempestivamente, la probabile esposizione al virus.

Vaccinazione delle pre-adolescenti di 11 e 12 anni. La comunità scientifica internazionale considera la vaccinazione pre-adolescenziale tutt’altro che deleteria e, a dir poco, vantaggiosa, perché in grado di attuare una prevenzione reale ed efficace. Del resto, una simile tipologia di vaccinazione avrebbe il pregio di precedere non solo il contatto con il papilloma, ma anche l’inizio dell’attività sessuale, croce e delizia dell’esistenza umana. Ad ogni modo, il vaccino non è in grado di sostituire lo screening periodico per il tumore della cervice uterina. Il Pap Test, dunque, resta una forma di prevenzione fondamentale, anche per le pazienti vaccinate. E poi, non bisogna dimenticare che l’attuale vaccino anti papilloma virus è in grado di proteggere soltanto dalle lacerazioni concitate dai ceppi 6, 11, 16 e 18 e, pertanto, deve essere integrato con altre tipologie di prevenzione.Incertezze relative al vaccino. I principali dubbi riguardano l’impatto globale della vaccinazione in merito alla prevenzione del rischio di mortalità relativo all’HPV e la durata dell’immunità.

I Vaccini anti papilloma virus. Esistono due tipologie di vaccini: il Gardasil, per i ceppi 6/11 e 16/18 ed il Cervarix per i ceppi 16/18. Il Gardasil è un vaccino quadrivalente impiegato per la prevenzione del carcinoma della cervice uterina, delle lesioni displastiche di alto grado della vulva e genitali esterne e della displasia di alto grado del collo dell’utero concitate dai ceppi 6, 11, 16 e 18 del virus HPV. I ceppi 6 e 11 sono in grado di provocare il 91% dei casi di condilomi genitali. I ceppi 16 e 18, invece, sono responsabili di circa il 73% delle displasie del collo dell’utero. Alcuni studi scientifici hanno dimostrato che il Gardasil sia in grado di concitare effetti collaterali indesiderati nello 0,1% dei casi analizzati. Il rischio di mortalità correlato a tale vaccino è molto basso. Le statistiche relative agli studi condotti sugli effetti del Gardasil dimostrano che su 21.464 partecipanti, soltanto 17 pazienti sono morte, e per cause non riconducibili all’impiego del vaccino.

Il Vaccino anti HPV non ha alcuna efficacia terapeutica, in altre parole non è in grado di estirpare il virus nelle pazienti che abbiano già contratto l’infezione.

Effetti collaterali. Le principali segnalazioni relative alla somministrazione del vaccino anti HPV concernono reazioni locali nella sede di iniezione, svenimenti e Sindrome di Guillan Barrè. Gli effetti indesiderati locali appaiono piuttosto frequenti. Si stima che circa il 72% delle pazienti vaccinate avverte lievi dolori nella zona dell’iniezione, e soltanto il 6%, invece, lamenta dolori lancinanti. Ai dolori, vanno affiancati anche altri effetti collaterali, registrati, però, in soli 5 casi su 11.640 pazienti: si va dalla gastroenterite al broncospasmo e dall’ipertensione all’emorragia vaginale. Al di là di questi dati, tuttavia, bisogna porre l’accento su di un altro fattore: la maggior parte delle analisi e degli studi condotti sugli effetti del vaccino, è stata finanziata e gestita dalle società farmaceutiche che producono e commercializzano il vaccino. Questo fattore dimostra un potenziale deficit d’obiettività nell’anamnesi degli effetti e della sicurezza del vaccino anti papilloma virus.

Esistono circa 100 ceppi di papilloma virus e il Gardasil è in grado di annichilirne soltanto 4. Recenti studi dimostrano che questo virus sia, al pari di comuni batteri, presente nell’83% di uomini e donne. Si tratta di un virus parzialmente innocuo, la cui trasmissione può avvenire non solo tramite i rapporti sessuali. Infatti, l’infezione è un fattore di rischio e non una malattia, tout court. Il vaccino Gardasil è caratterizzato dalla presenza del papilloma virus geneticamente modificato ed ha una copertura, tra l’altro non garantita, di circa 5 anni.

Secondo gli esperti, i decessi registrati in seguito alle vaccinazioni non sarebbero una conseguenza di queste, ma deriverebbero da altre patologie preesistenti. In sintesi, gli effetti collaterali appaiono più deleteri soprattutto nei pazienti caratterizzati da sistemi immunitari precari.

Al di là dei dubbi e delle certezze, della precarietà delle campagne d’informazione e degli effetti collaterali, però, vi è un dato matematico non del tutto insignificante: ad oggi, circa 7 studi scientifici relativi a più di 45mila donne vaccinate hanno constatato, in barba agli epiteti dei visionari del complotto, una percentuale di rischio a dir poco irrisoria. Ad ogni modo, il vaccino non è l’unica soluzione. Esso protegge, seppur temporaneamente, dalle infezioni HPV, ma non è in grado di evitare la trasmissione di altre patologie sessualmente trasmissibili.

L’impiego del contraccettivo, dunque, risulta essere sempre una scelta saggia, specialmente per quel che concerne i rapporti sessuali occasionali ed a rischio. Del resto, il vaccino anti papilloma virus non può sostituirsi neanche alle normali programmazioni di screening attuate tramite il Pap Test.

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