• Google+
  • Commenta
31 maggio 2012

Pisa: dopo il sisma chiuso Palazzo della Sapienza

Crepe e criticità hanno convinto il sindaco di Pisa a chiudere la storica sede universitaria. Ne parliamo con due studenti. 287 km. Questa la distanza in linea d’aria tra Pisa e Finale Emilia, un luogo diventato tristemente famoso per gli ultimi terremoti che hanno rivelato un’Italia debole, indifesa, ferita.

287 kmnon sono bastati per prevenire Pisa dalla potenza del sisma, che ha invece intaccato il cuore della città: l’università. Il palazzo della Sapienza, storica sede del prestigioso ateneo e della sua ricca biblioteca, è stato provvisoriamente chiuso su ordinanza del sindaco Marco Filippeschi. I pareri degli studenti sono increduli, e non privi di una certa rabbia per lo sciatto atteggiamento da parte delle autorità competenti in materie importanti come la sicurezza. E pensare che sembrava essere una giornata come un’altra, nel cuore della Toscana.

Ero a casa, al primo piano di una palazzina. Il mio coinquilino ha dovuto farmi notare i lampadari che si muovevano, ma escluso quello, non ci siamo accorti di niente. Forse qualcuno l’ha sentito…A Pisa è stata una giornata normalissima, qualcuno ne parlava, ma solo commenti e niente più afferma Paolo, studente di Ingegneria.

Un piccolo campanello d’allarme, quasi impercettibile, che però ha portato le istituzioni ad interrogarsi sullo stato dei propri edifici più rappresentativi.

Non ho potuto constatare di persona ma pare che ci siano crepe. Amici che studiano lì hanno dichiarato: “Ci voleva un terremoto per far dichiarare quella catapecchia inagibile!”

Il palazzo verrà chiuso per almeno due anni, per risolvere le criticità. I numerosissimi libri della biblioteca situata al piano superiore, in caso di sisma, potrebbero portare a conseguenze devastanti per edificio e utenti. Il rettore Massimo Augello ha deciso di convocare una conferenza dei servizi aperta alle istituzioni locali e regionali, oltre che ai rappresentanti dei ministeri predisposti.

Una decisione tardiva?

Simone, altro studente di Ingegneria, getta acqua sul fuoco: Comunque sia, non crollano edifici recenti. Zone come quelle colpite dal terremoto sono diventate a rischio sismico di recente. Non ci si può fermare e aspettare che accada qualcosa di imprevedibile.

Ma Paolo fa un’analisi impietosa della situazione sismica italiana: Bisognava pensarci prima di costruire con materiali di seconda scelta per risparmiare. Il mio professore di Scienza della costruzioni, che si occupa proprio di stabilità di strutture, ha letteralmente inveito contro la consistenza dei capannoni crollati in Emilia, dicendo che erano costruiti con materiale pessimo, sicuramente economico ma poco resistente a questo genere di sollecitazione.

Google+
© Riproduzione Riservata