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26 maggio 2012

Svelato il mistero di Phineas Gage

Phineas Gage, nato a San Francisco nel 1823, semplice addetto alla costruzione delle ferrovie, è passato alla storia per essere sopravvissuto inaspettatamente a un incidente sul suo luogo di lavoro. Gage, dal giorno in cui una enorme lancia gli trafisse il cervello lasciandolo in vita, diventò uno dei casi di studio più famosi della neurologia.

Il 13 settembre 1848, l’operaio venticinquenne stava armeggiando con un punteruolo di ferro per inserire una carica di esplosivo sotto una roccia, quando un’esplosione accidentale gli scagliò l’arnese addosso. Il ferro di pigiatura che Gage stava usando gli trafisse il cranio da parte a parte, provocandogli un forte trauma, ma lasciandolo incredibilmente in vita.

Nella documentazione dell’epoca sull’incidente, viene riportato che Gage dopo pochi minuti aveva ripreso conoscenza ed era in grado di parlare. Il fatto venne considerato quasi un miracolo, viste le dimensioni della lancia metallica, lunga un metro e spessa tre centimetri, e considerato che l’attrezzo venne ritrovato dopo l’esplosione a parecchi metri di distanza, imbrattato di sangue e con parti di materia grigia ancora attaccata.

Già all’epoca i medici si diedero da fare per indagare le cause del mancato decesso, ma soprattutto per collegare l’incidente al singolare mutamento avvenuto in Phineas. Dal suddetto giorno, infatti, il ragazzo iniziò a manifestare dei profondi cambiamenti nel suo modo di comportarsi che si acuirono con il passare degli anni.

Gage, prima dell’incidente, veniva descritto dai suoi conoscenti come una persona tranquilla e moderata, ma da quel giorno si trasformò gradualmente in un soggetto irascibile e senza freni inibitori, con una spiccata incapacità di prevedere gli esiti delle sue azioni, e quindi di valutarne rischi e benefici. Nonostante ciò, il giovane riuscì a condurre una vita ordinaria e a riprendere una normale vita lavorativa per altri dodici anni.

Gli studi sul suo caso hanno portato alla localizzazione di alcune funzioni cerebrali, fornendo anche le basi per gli esperimenti, all’inizio del XX secolo, di lobotomia su soggetti con disturbi emotivi e comportamentali. In tempi recenti alcuni studiosi e ricercatori hanno rinnovato l’interesse per questa vicenda: la sua storia si è infatti guadagnata un ampio spazio in un articolo, pubblicato sulla rivista Plos One da parte di un gruppo di ricercatori dell’UclaUniversity of California, Los Angeles.

Nel 2001 era stata già fatta una simulazione dell’incidente in base alle lesioni riportate sulla scatola cranica del manovale, attualmente conservata al museo dell’Harvard Medical School. Il cranio di Gage ha ormai 189 anni ed e’ fragile, dunque non e’ possibile sottoporlo a esami di imaging. Gli esperti sono sono quindi basati sulla simulazione del 2001 e su sul ritrovamento dell’ultima tomografia eseguita, che risale al 2001, ma che si credeva persa al Brigham and Women’s Hospital.

Il gruppo di ricercatori è riuscito dunque a costruire un modellino del teschio di Gage attraverso il quale studiare la traiettoria della lancia per individuare le parti lese del cervello. Con un metodo computazionale sono state confrontate le informazioni disponibili con le immagini del cervello di un uomo con le stesse caratteristiche e dimensioni di Phineas Gage.

I neurologi dell’Ucla, guidati dal dottor Jack Van Horn, hanno stabilito che più del 10% della materia cerebrale dell’operaio è stata danneggiata dal passaggio dell’utensile di ferro, e quasi la metà di questa percentuale è stata letteralmente trafitta e asportata. La parte di materia bianca – sostanza che unisce l’encefalo e il midollo spinale – fra la corteccia frontale sinistra, temporale sinistra, frontale destra e la struttura limbica sinistra del cervello, risulta la parte più danneggiata.

I motivi del suo cambiamento di personalità risiedono, secondo gli esperti, proprio nel fatto che la materia bianca danneggiata è proprio quella parte del cervello che connette tra loro i neuroni e permette di ragionare e soprattutto di ricordare. Il fatto che non tutte le sue capacità cerebrali furono danneggiate è la chiave del giallo che molti neurologi hanno tentato di risolvere: il danno provocato dall’incidente ha reso Gage incapace di fare previsioni sulle sue azioni, ma non ha danneggiato le funzioni vitali e necessarie.

L’interesse per un caso che risale a quasi duecento anni fa si spiega con il nesso che lo collega agli studi sui traumi cranici e sulle malattie neurodegenerative. «L’estesa perdita di connettività nella materia bianca in entrambi gli emisferi è simile a quella di cui soffrono i pazienti con lesioni da trauma cranico», osserva il dottor Van Horn – fonte Adnkronos salute – «e ci sono analogie anche con alcune malattie degenerative come l’Alzheimer in cui le connessioni neurali si degradano nei lobi frontali e questo si collega a profondi cambiamenti comportamentali».

 

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