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30 dicembre 2012

Rita Levi Montalcini è morta, premio nobel e senatore a vita, aveva 103 anni

In un paese in cui da tempo ormai sono sfiorite le illusioni rivoluzionarie, rimane oggi il ricordo di quei fasci di luce che hanno illuminato l’Italia, come diamanti in un campo di grano inaridito.

Rita Levi Montalcini è morta, premio nobel e senatore a vita, aveva 103 anni, nella sua abitazione a Roma, nei pressi di Villa Torlonia.

Dove va a finire quello che si perde? A volte la morte non è perdita, è una semplice interruzione, un corto circuito dovuto alla finitezza del corpo e non della mente. Ecco, rimane davanti a noi, impresso negli occhi, rimane nei libri di scienze, nelle enciclopedie, rimane in tutti i laboratori e negli ospedali, rimane l’esempio di una vita straordinaria, così concreto che sembra di poterlo toccare.

Questo non è un addio.  È un inno di gratitudine.

Il coraggio. La vita di Rita Levi Montalcini è stata sempre illuminata da una forza particolare, quella che porta a credere in se stessi, seguendo la propria strada, senza arrendersi mai. L’istruzione a tutti i costi, la temerarietà che la spinse ad iscriversi alla facoltà di Medicina nonostante l’opposizione del padre. “La mancanza di complessi, una notevole tenacia nel perseguire la strada che ritenevo giusta e la noncuranza per le difficoltà che avrei incontrato nella realizzazione dei miei progetti, lati del carattere che ritengo di aver ereditato da mio padre, mi hanno enormemente aiutato a far fronte agli anni difficili della vita”, scrisse nel suo libro “Elogio dell’imperfezione”.

La conoscenza. Scoprire, ricercare, arrivare ad una verità, come fa un intellettuale, per poterla poi restituire al mondo intero. Durante la seconda guerra mondiale, Rita, ebrea sefardita, dovette fuggire dall’Italia diverse volte a causa delle leggi razziali. Il razzismo non fu un ostacolo, tanto che la scienziata arrivò ad allestire un laboratorio domestico nella sua camera da letto a Torino. Un piccolo aneddoto per ricordare come la volontà umana non conosce limiti.

Essere Donna. “L’umanità è fatta di uomini e donne e deve essere rappresentata da entrambi i sessi”. Sembra banale parlarne oggi, eppure non lo è per nulla. È più che mai attuale ricordare come Rita Levi Montalcini abbia incarnato quell’essere donna libera, senza vincoli, senza pregiudizi. Donna come cultura, come ricerca, come mente. Non donna semplicemente come corpo.

Rita Levi Montalcini è morta ma questo non è un addio.  È un inno di orgoglio.

L’Italia ha accolto nel suo ventre un premio Nobel per la medicina. Oggi, dove la ricerca cammina in slow motion, alla domanda se partire o restare Rita Levi Montalcini forse avrebbe risposto a tutti i giovani laureati di andare via, per poi ritornare. Proprio come fece lei, con alle spalle trent’anni di studio e lavoro negli Stati Uniti.

Senatrice a vita, cinque lauree honoris causa, dall’Università di Uppsala, dal Weizmann Institute di Israele, dalla Saint Mary University e dalla Constantinian University, dalla Università Bocconi di Milano, dal Politecnico di Torino. E ancora premi e riconoscimenti soprattutto per i suoi studi in campo neurologico, che la portarono all’identificazione del NGF, il fattore di accrescimento della fibra nervosa.

 Rita Levi Montalcini è morta è questo non è un addio. È il ricordo che dobbiamo conservare come un dono prezioso della nostra terra. È l’esempio che deve concretizzarsi nelle nostre vite giorno dopo giorno.

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