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22 Maggio 2012

Terremoto in Emilia: la ricostruzione dei centri storici

Terremoto in Emilia
Terremoto in Emilia

Terremoto in Emilia

A pochi giorni dal terremoto in Emilia è sconcertante l’elenco degli edifici storici distrutti, semicrollati o danneggiati.

A Finale Emilia, uno dei paesi più colpiti dal sisma, nulla rimane della torre dei Modenesi e del mastio della rocca estense edificata all’inizio del XV secolo.

A Ferrara per il terremoto in Emilia sono chiusi l’archivio, il Museo Archeologico e la Pinacoteca e sono stati fortemente danneggiati dalle scosse la torre dei Leoni del Castello Estense, il museo Boldini, le chiese di San Carlo e San Domenico, la basilica di Santa Maria in Vado e altri monumenti. Altrettanto gravi sono i danni in altri centri: distrutte la torre dell’orologio a Poggio Renatico e la facciata della chiesa di San Paolo a Mirabello, mentre a San Felice sul Panaro sono parzialmente crollate numerose chiese, le torri e il teatro. E l’elenco non finisce qui.

Davanti a un panorama così sconcertante si sono sollevate immediatamente e da più parti richieste di interventi cospicui e tempestivi per salvare ciò che non è ancora dato perduto e scongiurare l’abbandono di monumenti e centri urbani. Il caso irrisolto del centro storico de L’Aquila, ancora abbandonato a tre anni dal terremoto, mostra che le preoccupazioni sull’effettiva capacità di risposta delle istituzioni, in termini economici e burocratici, non sono infondate.

La ricostruzione dei centri storici in Italia, purtroppo, non sempre è stata data per scontata. Se ciò è avvenuto con i terremoti in Friuli (1976) e in Umbria (1997), al contrario, dopo i sismi dell’Abruzzo nel 2009 e del Belice nel 1968 interi paesi sono stati abbandonati e riedificati a decine di chilometri di distanza. Mentre a L’Aquila la ricostruzione è ancora possibile, esemplari rimangono i casi dei paesi della valle del Belice: le rovine di Poggioreale sopravvivono dopo quarant’anni come scheletri intatti e inquietanti del recente passato, mentre a Gibellina il vecchio centro abbandonato e la nuova città sono stati l’occasione per attirare artisti di fama internazionale, intervenuti sul territorio con scelte talvolta discusse e non sempre efficaci ma in alcuni casi di straordinario impatto come il Cretto di Burri.

Negli ultimi quarant’anni sono state date risposte diverse alle distruzioni provocate dai terremoti che hanno attraversato la penisola. In tutti i casi però una parte del patrimonio è sopravvissuta ed è da lì che occorre ripartire per salvare non solo i monumenti ma l’identità stessa del paese. Nel 1908 il terremoto di Messina distrusse il 90% del tessuto urbano. La città barocca ammirata dai viaggiatori stranieri per i suoi edifici ispirati alle architetture romane perse migliaia di abitanti e gran parte del suo patrimonio storico. Uno dei pochi edifici sopravvissuti fu la piccola chiesa della SS. Annunziata dei Catalani, un gioiello siculo-normanno con una forte componente araba e preziosi inserti bizantini, ancora oggi preziosa testimonianza dell’arte e della storia della nostra nazione.

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