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4 maggio 2012

Torino, striscioni e mutande: studenti ancora in piazza per il diritto allo studio

All’università di Torino, le polemiche sulle borse di studio sono tutt’altro che superate.

L’ateneo, unico in Italia ad aver garantito il totale della copertura per lungo tempo, ha dovuto forzatamente adeguarsi agli standard nazionali, e questo non sta bene a un nugolo di studenti che non ha mai smesso di protestare.

Quest’anno, a causa dei tagli della giunta Cota ai fondi per l’Ente Regionale per il diritto allo studio (Edisu) – recita una nota di “studenti indipendenti”, i promotori dell’ultima manifestazione – , su 12.000 studenti idonei, più di 8.000 non hanno ricevuto la borsa di studio.

Il nuovo casus belli concerne le prossime normative sull’assegnazione delle borse di studio, che a detta dei diretti interessati porteranno una restrizione dei criteri di idoneità rispetto al passato.

“La Regione Piemonte e il Presidente dell’ EDiSU Trabucco – prosegue la nota – hanno scelto la via più semplice: ridurre i servizi erogati dall’Ente per il Diritto allo Studio e restringere i criteri di ammissione per il prossimo bando. In questo modo a parità di finanziamenti, la Regione potrà affermare di coprire percentuali alte degli aventi diritto, ma con un 25-30% in meno di possibili studenti idonei. Un diritto allo Studio assai risicato che però permetterebbe alla Regione di mettersi al riparo da chi in questi mesi sta gridando “Il Re è nudo!”

E così ieri, giovedì 4 maggio, i giovani torinesi si sono nuovamente dati appuntamento per manifestare il proprio dissenso: è stato organizzato per le ore 14 un meeting in Piazza Castello presso il CoReCo (Comitato Regionale di Coordinamento delle Università del Piemonte), in procinto di riunirsi per discutere appunto dei criteri di assegnazione.

Il presidio avrebbe dovuto essere l’occasione giusta per affrontare il problema insieme alle alte sfere ed avanzare alcune proposte alternative. Sfortuna vuole che la giunta regionale abbia deciso a sorpresa di rinviare la seduta.

Ufficialmente, sarebbe stata concessa la priorità “al referendum sulla caccia, che la Regione sta tentando di svuotare del suo significato, restringendo al massimo il campo della consultazione democratica”.

I ragazzi non si sono arresi: al fine di sensibilizzare la popolazione, hanno sfruttato il presidio per informare i passanti sulla delicata questione del diritto allo studio. Microfono alla mano, hanno affrontato gli argomenti più scottanti, dalle tasse al prestito d’onore, fino ad arrivare alla possibile abolizione del valore legale della laurea.

Mentre i colleghi esponevano le motivazioni del presidio, alcuni studenti hanno tirato fuori uno striscione ed hanno pensato bene di agganciarlo ad una catena di mutande e reggiseni sospesa fra due lampioni . La scritta parla da sè: “Ci state togliendo anche l’ultimo sostegno, diamo una mano al diritto allo studio.

A quel punto i ragazzi, anziché levare le tende, hanno proseguito la manifestazione nel pomeriggio; a cambiare, semmai, è stata la location.

L’occasione, d’altronde, era imperdibile: proprio ieri pomeriggio, nel Rettorato dell’università si stavano assegnando alcune lauree honoris causa. Ecco che allora gli studenti hanno bloccato il traffico in via Po ed occupato il cortile dell’edificio, portando fin lì le loro rimostranze (oltre allo striscione di cui sopra).

Il Rettore Ezio Pelizzetti ha stemperato la tensione offrendo il microfono agli studenti, di modo che alcuni di loro illustrassero nuovamente le ragioni che li spingevano a manifestare. Dopo un po’, la cerimonia è ripresa senza intoppi.

Il corteo ha infine fatto rotta su Palazzo Nuovo: sulle gradinate, i manifestanti hanno simbolicamente appeso lo striscione con tutto l’ambaradan di biancheria intima, a beneficio di curiosi e fotografi.

Qualcuno farà orecchie da mercante, ma il messaggio è fin troppo chiaro: gli studenti di Torino sono alquanto stufi di calarsi le braghe.

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