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20 giugno 2012

Alla Sala Rosa i viaggi onirici di Daniele Sasson

L’ex chiesa di S. Mustiola o della Rosa, sede della Sala Rosa dell’Università di Siena, è lo scenario d’elezione della mostra di Daniele Sasson. L’esposizione si inscrive nel ciclo espositivo “7 sull’altare” nato  due anni fa con l’obiettivo di promuovere in ambito cittadino la produzione artistica contemporanea. Tra gli eventi socio-culturali organizzati da Agorà Sala Rosa vi sono, infatti, anche periodiche mostre di pittura e scultura contemporanee.

La chiesa sconsacrata che ospita oggi la biblioteca senese è una cornice perfetta per i voli pindarici di Sasson, un artista eclettico capace di spaziare dalla pittura, alla fotografia, agli allestimenti scenici, fino ad approdare ad una personalissima e mai banale ricerca espressiva. Percorsi geniali che muovendo da una salda conoscenza di strumenti e processi alchemici, conducono Sasson a risultati sorprendenti. Nelle sue opere il quotidiano si dissolve tra luci e bagliori, per lasciare spazio a mondi nuovi, dove le tracce ancora visibili della realtà sono il pretesto per innescare spietate riflessioni sull’uso dei materiali , come nella particolare serie in cui l’artista mette in scena auto accatastate e televisori da discarica.

L’attività di Daniel Sasson prende avvio negli anni ’60. Dopo il diploma in Architettura all’Istituto d’Arte di Siena,  l’artista fonda nella città toscana il centro culturale “IL PRISMAmultimedia” che dall’anno successivo si caratterizzerà per un’intensa attività espositiva. Dalla fotografia Sasson muove verso esperienze di Copy-art e Mail-art, che lo conducono ad importanti traguardi. Nel 1986 è tra i dieci autori del gruppo italiano alla I Biennale internationale pour la Photografie d’Art et de Recherche organizzata dal Germs a Parigi e nel 1988 la sua opera “Sindone Elettrografica viene inserita nella 2Bienal Internacional Electrografia y Copy Art di Valencia.

Abbandonata la pittura alla fine degli anni ’70, l’artista si dedica alla fotografia, avviando una ricerca personale che lo porta a sperimentare particolari tecniche di stampa e viraggi cromatici del tutto lontani dalla più comune tradizione fotografica. L’oggetto privilegiato delle sue opere diventa, dunque, il sogno che stravolge la realtà e frantuma la materia per ricomporla in visioni luminose cariche di energia ed emotività.

 

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