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28 giugno 2012

Avaaz: fra dissidenti ed attivisti digitali

Pro e contro di una vita dinanzi ad uno schermo. Viviamo in un epoca di dissidenti digitali. Agire solo davanti ai monitor, potrà davvero cambiare il destino delle nostre vite?Avaaz, non significa solo “voce” in molte lingue europee, mediorientali ed asiatiche, ma è anche il nome di un’associazione no-profit americana, con sede New York, attiva on-line dal 2007, e che conta circa 9 milioni di membri in ogni nazione del mondo.

L’ex Primo ministro della Gran Bretagna Gordon Brown in riferimento ad Avaaz ha dichiarato : “Avete portato avanti l’idealismo nel mondo… Non sottostimate il vostro impatto sui leader“. L’Economist ha scritto che Avaaz ha “la padronanza necessaria per rivolgere ai leader mondiali un assordante campanello d’allarme“. Al Gore ha dichiarato che “Avaaz è entusiasmante e ha già fatto la differenza“.

Ma cos’è Avaaz?

Sul sito web Avvaz.org, è possibile firmare petizioni, finanziare campagne pubblicitarie, aderire con un click alle maggiori questioni d’attualità, come ad esempio, temi che riguardano la povertà nel mondo, la crisi in Medio Oriente, i cambiamenti climatici. Dalle pagine dell’associazione, è possibile agire contro provvedimenti restrittivi d’internet, in favore della libertà di parola e d’espressione, e molte altre iniziative.

Le petizioni possono essere firmate da chiunque. Tutti possono contribuire. Il team Avaaz, traduce le petizioni e le iniziative in ben 16 lingue, per una copertura globale . Iscrivendosi al sito, è possibile inviare email comunitarie destinate ai capi di governo di tutto il mondo, ai politici, ai protagonisti della nostra vita polita, italiana ed
internazionale.

Ci sono professionisti,volontari , studenti, uomini e donne da 6 continenti , basta registrarsi con nome, cognome ed email. In questo modo si ha accesso alla newsletter del sito, che girerà le iniziative da firmare in maniera capillare a tutti gli utenti. Il team di Avaaz offrendo una copertura globale delle petizioni, ottiene una risonanza mediatica capace di far girare le iniziative promosse nell’intero globo, sfruttando l’illimitato potenziale del web.

Avvaz si fa promotrice di iniziative in grado di sensibilizzare sia l’opinione pubblica (nel maggior parte dei casi apatica e priva d’ogni slancio democratico, quanto più che mai anestetizzata dal consumismo di massa -nda-), sia i diretti mandatari di provvedimenti a dir poco osceni ed incredibilmente anacronistici, o quantomeno paradossali, cui siamo ci troviamo costretti a riportare.

Esempio eclatante la SOPA. Il provvedimento permetterebbe ad una qualsisia multinazionale, azienda, ente privato, di tracciare il traffico internet relativo ad un proprio sito. In questo modo le stesse aziende, potrebbero potenzialmente ledere la privacy di milioni di utenti, “legalmente perseguitati” dalle corporation, “spiati” nella loro sacrosanta intimità.

Attenzione ai messia: pro e contro del “mobilitarsi comodamente davanti allo schermo“. Forse è a questo che l’epoca attuale, il mondo consumistico-post capitalista voleva ridurci? A dei semplici operatori posti di fronte ad uno schermo, con la destra l’interruttore acceso-spento, ed a sinistra il clickettio “mi piace-non mi piace”? A dei semplici manichini intontiti in cerca di una propria identità?. Che sappiano solo fare click sul mouse davanti al monitor del computer. Muoversi a piccoli passi, non arrivando mai al fulcro, al nocciolo della dei problemi. Guai ad incidere realmente per cambiare, migliorare, modificare a vantaggio della democrazia, il corso degli eventi. Questo sembra essere lo slogan di questa subdola parata denominata “attivismo sulla rete”.

E se i problemi del mondo, i temi scottanti della nostra epoca, non si potessero risolvere solo con il mouse o con la raccolta firme?. Eppure,milioni di cittadini, di utenti, ed altrettante miliardi di dita s’arrovellano, si allenano sulla tastiera, spietatamente, giorni dopo giorno, aumentando in questo modo il traffico della rete.

Si mobilitano anche solo con un click, che da solo ovvio, non basterebbe a cambiare le cose, almeno però, alcuni direbbero: “da qui si potrebbe iniziare!” Muoversi, agire, e soprattutto partire, cominciare ad essere partecipe e rivolgere maggiore attenzione al mondo circostante, senza dimenticare chi proprio non vuol sapere null’altro se non del suo piccolo nido!

E’ ovvio , non si deve generalizzare. Basti pensare ad internet, al valore intrinseco che hanno rappresentato e rappresentano social-net come Facebook ed affini, nella storia, ad esempio per i giovani di piazza Tahrir e per il movimento intero della primavera araba. Ma c’è una bella differenza con il mondo “occidentale”?

Social Net = un modo per organizzare proteste in strada. Un modo come un altro ( solo mille volte più potente di qualsiasi altro canale comunicativo) per fare luce sui principali avvenimenti della nostra epoca; un occasione per assicurare che il punto di vista e i valori dei cittadini in tutto il mondo, siano presi in considerazioni nelle decisioni che riguardano tutti
noi.

 

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