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22 giugno 2012

Compiti per le vacanze: sono proprio necessari?

Un altro anno scolastico è ormai tramontato. È tempo per gli studenti di concedersi piccoli piaceri, un po’ di tranquillità e riposo dalle fatiche sostenute.

Compiti

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Tuttavia molti porteranno con loro “amici” indesiderati meglio noti come “compiti per le vacanze”.

Tra insegnati che esagerano e altri che, invece, si fingono dalla parte degli alunni, resta il fatto che allenare la mente non è mai uno sforzo inutile.

Il cervello ha bisogno di essere continuamente stimolato.

Molti ragazzi, invece, preferiscono mandarlo in vacanza e smettono di utilizzarlo, con la convinzione che giovi ad entrambi un po’ di relax.

Ma come si può smettere di pensare, di ragionare, di riflettere sulla realtà che ci circonda? Tutto intorno a noi dovrebbe essere di continuo stimolo e proporci nuove domande, quesiti a cui non abbiamo ancora risposto.

È davvero necessario che qualcuno con piccoli stratagemmi ci obblighi a fare degli esercizi o a leggere un libro che magari non avremmo mai comprato?

Non esiste un tempo per imparare e uno per riposare. La conoscenza è infinità, il tempo limitato.

Forse può capitare che i compiti assegnati per l’estate siano una sorta di ripicca da parte di alcuni professori, una sottospecie di vendetta; ma è pur vero che alle volte sono i migliori nemici i nostri più affidabili insegnanti.

L’utilità dei compiti delle vacanze non è da sottovalutare: spingono a ricordare, a rielaborare, mantengono allenato il cervello.

In fondo, siamo il risultato di piccoli passi, scelte più o meno difficili che ci spingono a cambiare, a diventare non migliori, ma semplicemente diversi.

Se oggi “siamo”, non è scontato che domani “saremo”.

J. W. von Goethe, infatti, ha detto: “Agli stupidi non capita mai di pensare che il merito e la buona sorte sono strettamente correlati”.

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