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2 giugno 2012

Drogati dalla rete?

Il computer ha davvero cambiato il mondo, internet poi ne ha creato uno parallelo: quello virtuale.

Gli studenti trascorrono sempre più tempo davanti ad uno schermo luminoso che sebbene sia una finestra sul mondo, concretamente li separa dalla vita reale.

Internet distorce il concetto di tempo e spazio, arriva in alcuni casi ad impadronirsi delle loro vite, li rende schiavi di un gioco senza fine.

Spesso troppo impegnati a curare la loro identità virtuale, in balia dei social network e delle chat, gli studenti si raccontano nel web, si confrontano, cercano soluzioni, pongono domande, costruiscono un surrogato dell’io.

Diversi ricercatori stanno valutando l’inclusione della dipendenza da Internet all’interno del DSM-V. Nonostante, infatti, la rete sia una delle più grandi fonti di informazioni, al suo interno si nascondono insidie e pericoli quali il gioco d’azzardo online, il trading patologico, lo shopping compulsivo online, la pornografia.

Un abuso di internet può portare i ragazzi all’isolamento sociale, ad un netto distacco dalla realtà, a dipendenze patologiche. Gli educatori dovrebbero stare più vicino ai giovani e guidarli nella navigazione. Sedere comodamente a casa davanti al proprio computer connesso non significa essere al sicuro.

Viviamo nell’era dell’Information Technology, un’era in cui i rapporti umani si riducono ad essere relazioni virtuali. È la fine del dialogo, della comunicazione verbale.

Internet è la maschera che preferiamo indossare nel relazionarci con gli altri. Siamo ormai talmente presi dalla velocità che abbiamo perso la pazienza di aspettare, poiché pensiamo che tutto debba avvenire nei tempi rapidi dei download.

Dimentichiamo forse che le persone sono esseri complicati fatti di sensazioni, emozioni, sentimenti, che dunque mai potranno rispondere immediatamente a gesti meccanici come quello di un semplice click.

Gli studenti ancora nel pieno della loro fase formativa, sono i soggetti più vulnerabili alle minacce che provengono dalla rete,  facilmente influenzabili dalle regole del cyberspazio, si lasciano drogare fino al punto di diventare schiavi dipendenti dal web.

Alberto Manguel ha detto:Il Web è quasi istantaneo; non occupa alcun tempo se non l’incubo di un costante presente. Tutta superficie e niente volume, tutto presente e niente passato”.

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