• Google+
  • Commenta
5 giugno 2012

Il principio della laicità nella Costituzione Italiana

La presenza del Vaticano sul territorio italiano ha da sempre posto svariati problemi nelle relazioni politiche tra le due organizzazioni statali.

Differentemente dalla Costituzione francese del 1958 nella quale solennemente è prescritto che la Francia è una “Repubblica democratica, laica e sociale”, la nostra Carta Costituzionale non contiene un esplicito riferimento al principio di laicità.Questo dato di fatto, in realtà, esprime il contesto storico in cui si è svolta la vita sociale del Paese prima dell’avvento della costituzione repubblicana. Nel periodo fascista, infatti, la legislazione in tema religiosa aveva introdotto una serie di discriminazioni e posizioni di privilegi.

Nell’Italia democratica, invece, il legislatore si pose l’obiettivo di garantire il riconoscimento sia formale che sostanziale dei diritti dei cittadini in materia ecclesiastica e religiosa: l’eguaglianza dei cittadini indipendentemente dal culto professato (art. 3 cost.), il principio di separazione fra l’ordine civile e l’ordine religioso (art. 7, comma 1, cost.), l’eguale libertà di tutte le confessioni religiose (art. 8), il diritto di riunione (art. 17) e di associazione (art. 18) per fini religiosi, la libertà di pensiero, di stampa e di propaganda religiosa, la garanzia di professare liberamente la propria fede in forma individuale e associata e di esercitare il culto (artt. 19 e 21), il divieto di limitazioni legislative per il fine di religione o di culto dì una qualsiasi istituzione (art. 20).

In tal modo è stato possibile introdurre permanentemente nel nostro ordinamento costituzionale i valori più importanti con riguardo al fenomeno religioso, reso possibile da un accordo di natura compromissoria tra le maggiori forze politiche presenti nell’assemblea costituente,  Democrazia cristiana e il Partito comunista italiano.

Esempio di tale compromesso politico è rappresentato dall’Art. 7 : da una parte  il riconoscimento delle rispettive sovranità dello Stato e della Chiesa cattolica (ciascuno nel proprio ordine) e dall’altra la “costituzionalizzazione” dei Patti stipulati nel 1929.

Deve rammentarsi, tuttavia, che dopo l’entrata in vigore della Costituzione, vi furono seri ostacoli, anche frapposti dalla Chiesa Cattolica, all’intervento del legislatore italiano per l’eliminazione di norme i principi propri dell’ordinamento totalitario fascista.

Un esempio per tutti: la sentenza n. 1 del 1956 attraverso la quale la Corte Costituzionale dichiarò incostituzionale l’art. 113 della legge di pubblica sicurezza n. 731/1931 – che prescriveva la necessità di un’autorizzazione di polizia per “distribuire o mettere in circolazione in luogo pubblico o aperto al pubblico scritti o disegni” – fu aspramente criticata dal Papa Pio XII il quale prendendo lo spunto dall’affissione sui muri di Roma di manifesti considerati pornografici (nella specie locandine di un film in cui l’attrice Brigitte Bardot era ritratta in bikini) invitò i cattolici di Roma a difendere da sé “i diritti della religione e del buon costume e, in unione con altre oneste persone di ogni tendenza, ma preoccupate della immoralità del popolo” per sollevare “una energica protesta della pubblica opinione” (L’Osservatore Romano del 5-6 marzo 1957).

Solo in seguito, con l’evoluzione culturale del Paese, la Corte Costituzionale è riuscita ad intervenire più agevolmente sulla legislazione nazionale introducendo, nel contempo, principi di significativa importanza: nella ben nota sentenza n. 203 del 1989 si è affermato che i valori costituzionali in materia religiosa concorrono “a strutturare il principio supremo della laicità dello Stato, che è uno dei profili della forma di Stato delineata nella Carta costituzionale della Repubblica” (Corte Cost. sent. n. 203/1989).

Il dibattito, tuttavia, non è lungi dal trovare una definitiva risoluzione. Nonostante norme e sentenze il principio di laicità dello Stato sembra dover con fatica conservare la sua stessa esistenza nei rapporti tra lo Stato Italiano e il Vaticano.

E’ innegabile  l’operatività di un certo potere di ingerenza ecclesiastica nella politica legislativa (soprattutto per tematiche sensibili quali la famiglia e la natalità), nella pratica referendaria e nella legislazione tributaria (si pensi al pagamento dell’IMU in capo alle istituzioni ecclesiastiche).

Deve riaffermarsi con forza il principio della laicità dello Stato. In fin dei conti fu lo stesso Gesù a sostenerlo con forza oltre duemila anni fa : “date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” (Vangelo Matteo 22, 21).

Google+
© Riproduzione Riservata